Proteste in via Lombardia
Il più recente urlo di sirene risale giusto alla mattina dell'altro ieri: «Alcuni di noi hanno notato del fumo che saliva dalle grate del parcheggio e quindi hanno chiamato i vigili del fuoco e la polizia», spiega un residente. Poco dopo, lo «sbuffo» si è placato e gli operatori del 115 e del 113 se ne sono andati mentre gli abitanti, sconcertati, si sono ritrovati a guardarsi negli occhi. «Se il parcheggio sotterraneo è chiuso e sigillato come è possibile che si accendano fuochi? E, soprattutto, noi che abitiamo qui sopra cosa rischiamo?».
Due domande semplici e di assoluto buon senso se non fosse che, e qui sta la chiave del problema, è la premessa ad essere sbagliata: il parcheggio di via Lombardia è dismesso, abbandonato. Ma tutt'altro che deserto. Qui, notte e giorno, c'è gente che dorme, bivacca, si nasconde e si sballa. E quando inizia a fare fresco un fuoco serve a tener lontano i brividi. Anche sui rischi, poi, c'è poco da scherzare: gli ammassi di immondizia, i pagliericci fatti di stracci, i cumuli di borsette rubate e scarpe vecchie ammassati sottoterra bruciano facilmente. Se ci abiti proprio sopra, senti di non poter stare troppo tranquillo.
«Questa situazione non è certo una novità», prosegue una residente che racconta di avere spedito decine di esposti, mail e pec a tutti gli interlocutori possibili. Il risultato? Nessuno.
«Le forze dell'ordine, per parte loro, fanno quello che possono: se li chiamiamo vengono, le pattuglie passano. Ma il problema è che la struttura, per quanto circondata da inferriate, attira persone di ogni genere. Che trovano sempre un modo per entrare». E allora ognuno, tra abitanti e commercianti della zona, ha un suo pezzo di storia da raccontare. Messe insieme, fanno un quadro che lascia sgomenti.
«Nel periodo del Covid qui abitava in pianta stabile una dozzina di persone», inizia a spiegare uno a cui presto fa eco un vicino: «Quando si dice vivere, si intende proprio abitare: durante l'ultimo intervento delle forze dell'ordine, venute per sgomberare il silos, abbiamo sentito questi personaggi lamentarsi con gli agenti: “Non potete mandarci via. Questa è casa nostra”».
Una casa con un tetto, certo. Ma con poco altro. Fino a poco tempo fa le ombre del parcheggio usavano l'accesso pedonale a lato di via Lombardia: le proteste dei residenti hanno fatto sì che venisse sigillato con una ragnatela di griglie di metallo. «Allora hanno ripreso a usare la rampa carraia per entrare: qui le sbarre vengono scalate e, con parecchia agilità e molti rischi, si raggiungono i piani interrati». Lo dimostrano le bottiglie vuote sparse in giro, i resti di cibo e di abiti sparpagliati, i segni sfacciati che qui si fuma e si sniffa polvere. Il resto lo fa il tanfo di urina.
«Chi sono? Senzatetto e tossici, gente raminga e senza fissa dimora, insomma disperati. Lo dimostra il fatto che qui intorno tantissimi hanno subito furti in casa e nelle cantine. E quello che sparisce sono capi di abbigliamento e roba da mangiare». Il minimo che serve per tirare avanti: il resto lo fanno le monete portate via delle auto in sosta con cui ci si compra l'ennesima dose di crack.
«Ci sono anche ragazzi molto giovani, alcuni dopo un po' finisci per conoscerli. Hanno alle spalle storie di fughe e abbandono. Fanno tenerezza», raccontano alcuni nei locali intorno. Ma c'è anche chi non si intenerisce: «In quelle condizioni cosa possono fare? Rubare e fare danni», replicano allora.
«Ecco perché chiediamo un intervento risolutivo: se non è possibile aprire il parcheggio vigilandolo e rendendolo agibile al servizio della città come dovrebbe essere, allora che lo si chiuda per sempre. Vanno murati gli accessi, bloccati tutti i passaggi. Deve essere impedito definitivamente l'ingresso con mura e coperto ogni varco. Solo così si potrà tornare a stare tranquilli».
Intanto, in attesa di decisioni sul futuro, il simbolo dell'attuale abbandono lo incarna un vistoso cartello che segnala che la «zona è videosorvegliata». «Le vede le due telecamere proprio a fianco? Sono fuori servizio da anni», conclude amara un'abitante che prima andarsene racconta che in una delle tante pec inviate al Comune, alcuni residenti hanno anche lanciato una curiosa proposta: «Abbiamo dichiarato anche di essere disposti a tassarci per contribuire alla bonifica degli spazi o, se servisse, alla loro definitiva chiusura. Perché il centro è a due passi, i palazzi sono graziosi: per noi che ci abitiamo questa sarebbe una bella zona».
Fate attenzione: non «è» ma «sarebbe». Quel verbo al condizionale racconta tutto.
Luca Pelagatti
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