L'allarme dei residenti di via Trento
«Fino a che c'è luce, in fondo, si tira avanti. Ma quando viene il buio allora iniziano i problemi. E infatti io, al massimo alle 8 di sera chiudo e me ne vado».
Il barista parla con l'aria di chi queste frasi le ha ripetute fino alla noia. Tanto che, alla fine, non crede neppure più alle soluzioni che suggerisce: «Cosa si può fare? Non lo so: prima avrei detto più controlli e divise in giro. Ora, ormai, temo che non basterebbero neppure più quelle».
Via Trento, un mezzogiorno di un giorno qualunque. Brutto dirlo: ma la rassegnazione si tocca con mano. Tanto che cambiare vetrina, spostarsi di qualche decina di metri significa solo sentire ripetere le stesse parole da voci diverse. Il cuore di San Leonardo, da tempo, vive con sempre maggiore fatica la propria quotidianità e le lamentele, gli sfoghi di commercianti e residenti finiscono per assomigliarsi sempre.
«I problemi sono i soliti: spaccio alla luce del sole e sempre più invadente, presenza di persone moleste ed arroganti, frequenti zuffe che diventano violente». E per qualcuno che ancora prova a darsi da fare, a impegnarsi, ce ne sono sempre più che si stringono nelle spalle: «L'impressione è quella di interessare sempre meno a chi deve agire e decidere». Un'amarezza che trova conferma nell'aspetto forse più rilevante, quello che tutti sentono: «Pensiamo al mercato immobiliare - spiegano pacatamente in un'agenzia. - Qui di case belle, che meritano, ce ne sono parecchie, specie nelle strade laterali. E parliamo di palazzine autonome, alcune di aspetto liberty. Bene, se questa zona venisse riqualificata si apprezzerebbero, sarebbero richieste. Ma visto che il mercato langue finiscono per non essere neppure messe sul mercato. Restano abbandonate». E in effetti basta girare un po' per il quartiere per vedere, qua e là, porte e finestre murate. Una specie di marchio quasi definitivo di scoraggiata rinuncia.
Eppure, e questo lo ammettono tutti, parecchio è stato fatto: la famigerata casa verde affacciata al civico 65 di via Trento, per anni rifugio di tossici e sbandati, è stata sgomberata e ora è oggetto di ripristino, mentre il vecchio circolo dei ferrovieri e il cinema Trento, a loro volta colonia di senzatetto e disperati, sono stati blindati da inferriate. Chi qui dormiva e si sballava deve andare altrove.
«E' vero, ma lo spaccio imperversa. Ed è sempre più evidente - spiega un'altra commerciante che, di nuovo, fa notare come non sia solo questione di decoro. Ma anche di affari. - Lo sanno tutti che questi che smerciano sostanze non aggrediscono nessuno, hanno altro da fare. Ma è altrettanto vero che i clienti non si sentono sicuri e tirano dritto. Per noi significa perderci».
Timidi segnali ci sono: un lampione inattivo da tempo dopo un incidente è stato riattivato, una nuova telecamera ora riprende il marciapiede. «Ma storici negozi cessano l'attività e ogni mattina troviamo sporcizia, vetri rotti e spesso tracce di liti violente», conclude un'altra commerciante. «Per questo motivo io alla sera la chiusura non la faccio più, qui resta mio marito». Finché c'è luce si tira avanti. Dopo, in San Leonardo chi può si allontana. Gli altri sperano.
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