L'OMICIDIO DI VICOFERTILE
Ha ucciso il rivale, poco più che un ragazzino come lui. Trentatré coltellate di rabbia e vendetta a Daniele Tanzi, 18 anni, nella notte tra il 4 e il 5 maggio 2021, perché aveva preso il suo posto accanto a Maria Teresa Dromì. Ma Patrick Mallardo ha voluto punire anche lei, la ragazza della sua adolescenza con cui aveva sempre avuto un rapporto fatto di litigi, addii, riconciliazioni improvvise e con cui ogni tanto ancora si vedeva, anche dopo l'arrivo di Daniele. E in quella notte, nell'ex fabbrica di Vicofertile, ha ucciso «in preda alla gelosia», sottolineano i giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza che il 19 ottobre scorso ha confermato l'ergastolo. Non accettava la fine della relazione, ma anche il fatto che Maria Teresa continuasse ad avere rapporti saltuari con lui , perché «è evidente - spiegano i magistrati - che l'imputato viveva la donna come cosa propria (ancorché soprattutto egli in passato l'avesse più volte tradita) e non accettava la sua autonomia e il suo modo di atteggiarsi, e quindi si è vendicato uccidendo il rivale».
Nessun dubbio, poi, secondo i giudici, sulla capacità di intendere e volere di Mallardo, nonostante la difesa abbia chiesto costantemente la perizia psichiatrica. Ma anche la Cassazione, non rilevando vizi logici e giuridici nell'iter motivazionale (gli unici che la Corte avrebbe potuto censurare), ha ritenuto non ci fossero elementi per dubitare dello stato mentale del ragazzo. Richiamando le motivazioni della Corte d'appello, i giudici mettono in evidenza come Mallardo avesse ben presente «il movente passionale da cui è stato mosso allorquando parla con la mamma o nell'immediatezza del fatto con la Dromì», così come «piena e corretta percezione delle circostanze di fatto e chiarezza del proprio intento si evincono dalla lucidità del comportamento tenuto nel momento dell'azione omicida e comunque subito dopo il fatto». Anche l'uso di droga, poi, avrebbe inciso minimamente sulla capacità di intendere e volere: cannabis, peraltro, non sostanze pesanti, «e al momento del fatto non presentava alcun sintomo di ebbrezza alcolica o di altro, emergendo dalla visita medica del 5 maggio 2021- si legge nella sentenza - l'assenza di segni e sintomi astinenziali o di intossicazione e comunque non risultando accertata una situazione di cronica intossicazione (unica a poter avere rilievo giuridico ai fini dell'imputazione)».
Consapevole e spinto dalla gelosia, Mallardo, quando quella sera aveva inforcato la bicicletta e aveva pedalato per alcuni chilometri, da casa sua alla struttura abbandonata di via Martiri della Liberazione. Si era tolto le scarpe prima di entrare nella stanza, che conosceva bene, in cui dormivano, sdraiati su un vecchio materasso, Daniele e Maria Teresa. Con sé aveva anche qualche indumento di ricambio e dopo l'omicidio aveva gettato la felpa sporca di sangue e il coltello nel canale che scorre a lato dell'ex fabbrica. Ha ammazzato per gelosia, un movente che rientra perfettamente nei motivi futili e abbietti, ossia nell'aggravante che di per sé significa ergastolo, benché la difesa avesse chiesto di farla cadere.
Ma a Mallardo non è stata concessa nemmeno un'attenuante, nonostante la giovane età e il fatto che fosse incensurato. Nessuno sconto, perché i giudici hanno fatto una valutazione complessiva sul suo comportamento subito dopo il delitto, nel momento in cui aveva minacciato Maria Teresa affinché raccontasse agli investigatori che ad uccidere era stato uno sconosciuto uomo incappucciato, e durante il processo. Quando era stato interrogato aveva detto di aver dimenticato quasi tutto, perché il carcere gli aveva cancellato la memoria. «Ha mentito - scrivono i giudici della Cassazione - nel riferire di non ricordare nulla della vicenda (mentre dalle intercettazioni risulta parlarne con i parenti)». Non solo. Aveva puntato anche il dito contro la Dromì, tentando di coinvolgerla - mette in evidenza la Cassazione - e «non mostra mai compassione per le vittime». Ma non va nemmeno dimenticata «l'intensità del dolo dimostrata dalle cruente modalità del fatto (oltre trenta coltellate inferte con energia in zona vitale)».
Tutti elementi che hanno portato i giudici in un'unica direzione: ergastolo. Un vicolo cieco. Senza lo spiraglio di un'attenuante.
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