Raduno nazionale
Dopo lo stop dovuto alla pandemia, le polemiche di Rimini e la pioggia torrenziale di Udine, l’Adunata nazionale degli Alpini che si è tenuta a Vicenza è tornata a essere una festa, e non solo per le tantissime penne nere arrivate da ogni angolo del mondo nella città veneta, ma per tutto il territorio.
Basta un dato per dare il senso della partecipazione a questo appuntamento: la parata di domenica è iniziata alle 9 di mattina e i vicentini, che ospitando l’evento sfilano per ultimi, hanno iniziato il percorso solo dopo le 21 sotto lo sguardo un po’ divertito dello speaker che, dopo molti minuti, ha scherzosamente chiesto se stessero rifacendo il giro.
E anche Parma in questo spettacolo ha fatto la sua parte presentandosi all’appuntamento con il vessillo scortato da tutti i gagliardetti dei gruppi della Sezione e un totale di circa 700 alpini di tutte le età.
«Non ricordo di avere mai visto una sfilata durare così a lungo - il commento entusiasta del presidente sezionale Angelo Modolo, arrivato a Vicenza già giovedì sera per partecipare agli incontri preliminari e ripartito ieri pomeriggio -. Vicenza è una città dalla lunga tradizione alpina, la Sezione ha circa 16mila iscritti, e si è notato. Ci sono stati molti momenti emozionanti, come l’Onorcaduti, l’Alzabandiera o la sfilata delle Sezioni estere, con oltre 500 alpini arrivati da tutto il mondo, ma c’è stata anche tanta festa, allegra e senza eccessi. L’accoglienza è stata calorosa con grande partecipazione delle persone del posto».
Per Modolo c’è stata anche una piccola - e piacevole - sorpresa. Mentre era in attesa del turno di sfilata, è stato riconosciuto da due ragazze che l’anno scorso avevano partecipato al campo estivo di Bedonia. «E’ stato bello vederle pronte per sfilare: segno che il campo ha lasciato in loro un bel ricordo e che siamo riusciti a trasmette ai ragazzi i nostri valori».
Ma una grande emozione, questa volta al pubblico e agli alpini delle altre sezioni, l’hanno regalata gli alpini del Gruppo di Parma, che hanno sfilato con lo striscione dedicato al Beato Carlo Gnocchi e ancora capace di ricordare a tutti quell’ «Amìs, ve raccomandi la mia baracca…» con cui alle penne nere è stato affidato il compito di portare avanti i suoi valori e la sua opera.
E senza dubbio, dopo la «carica» suonata dai vicentini, anche per gli alpini parmensi sarà più facile guardare tutti insieme nella stessa direzione.
Chiara De Carli
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