IL GIALLO
Un anno senza Alessandra Ollari. Ma la sua vita era finita dietro le quinte già prima, da un tempo che pare infinito. Quasi nessuno ricorda il suo volto, la sua figura smagrita fuori dalla casa rifugio di via Marzabotto in cui abitava con il compagno Ermete Piroli. Svanita ancora prima di diventare ufficialmente una persona scomparsa, il 29 giugno 2023, quando era uscita dall'appartamento per andare a fare la spesa e non era più tornata. Era stato il suo convivente a fare la denuncia, il giorno dopo. Poi, il nulla. Nessuna segnalazione. Fino al ritrovamento, il 2 febbraio scorso, del suo corpo ridotto a un povero scheletro a un paio di chilometri da casa, nell'area verde tra via Sidoli e via Zoni. Ma non ci sono risposte al perché Alessandra, 53 anni, è morta: l'autopsia non ha potuto stabilire le cause, date le condizioni del corpo, pur escludendo lesioni violente quanto meno alle ossa. «C'è tanta amarezza, perché Alessandra sembra un vuoto a perdere», dice Nicodemo Gentile, presidente di Penelope, associazione nazionale per le famiglie delle persone scomparse, e difensore di Franca e Rossella Ollari, cugine della donna. «C'è amarezza - ribadisce - per la poca attenzione nei confronti di questa donna, perché non vorremmo che la sua fosse stata trattata come una scomparsa di serie B».
Una sensazione di abbandono. Di naufragio. Il timore dei parenti è di non avere più riscontri dopo un'autopsia che sembra lasciare pochissimi margini di approfondimento. «La denuncia di scomparsa è del 30 giugno 2023, ma le indagini si sono attivate solo ad ottobre - spiega Gentile - dopo essere state fortemente stimolate da parte delle cugine e dell'associazione Penelope, perché prima il fascicolo era per allontanamento volontario (poi l'ipotesi è diventata omicidio volontario a carico di ignoti, ndr). Più che critici, siamo amareggiati perché, a fronte di una relazione medico-legale che ha dato pochissime informazioni, non c'è allo stato nemmeno la possibilità di dare una degna sepoltura ad Alessandra».
L'autopsia è stata depositata a metà maggio, tuttavia finora non è arrivato il nulla osta per i funerali. E questo è l'altro aspetto doloroso per i parenti. «Crediamo che Alessandra meriti più attenzione umana», insiste il difensore.
Ma è il buio che ancora circonda la sua scomparsa e la sua morte che inquieta le cugine. Vogliono capire se e cosa sia accaduto prima che svanisse, perché sia finita in quell'area verde circondata dai condomini o chi eventualmente l'abbia accompagnata o indotta ad andare lì. «Questa vicenda deve essere chiusa: Alessandra era una donna che ormai da tempo non aveva più alcun tipo di relazione sociale, si era ridotta a un fantasma, eppure - annota Gentile - ancora non si hanno risposte, nonostante non ci fosse appunto una moltitudine di contatti da esplorare. E proprio perché la medicina legale poco o nulla ha potuto dirci, dobbiamo affidarci a un'indagine tradizionale che parta ovviamente dalle persone che hanno rappresentato dei punti di riferimento per lei».
Una donna benestante, Alessandra. Originaria di Calestano, figlia unica, aveva perso i genitori da tempo, e da allora si era sempre più chiusa in un guscio di solitudine. Era stata anche una brillante studentessa, superando alcuni esami alla facoltà di Economia, poi era diventata sempre più fragile e aveva abbandonato l'università. Accanto a lei, da una quindicina d'anni, Ermete. Lui che l'aveva vista per l'ultima volta il 29 giugno 2023. «Alessandra però sembra non aver dato più notizie di sé da ben prima - aggiunge Gentile -: era stata cercata varie volte dalla parrucchiera affittuaria del suo negozio già nel maggio 2022 e nei mesi successivi anche dal sindaco di Calestano, ma nessuno dei due ha avuto risposte».
Anche sull'epoca della morte, la forbice temporale indicata dal medico legale è piuttosto ampia: tra 6 e 12 mesi, quindi compatibile con la denuncia di scomparsa ma anche con un periodo ben precedente. «Per questo speriamo ci sia anche un approfondimento di natura entomologica», spiega Gentile.
Le cugine non lanciano accuse. Non ci sono colpevoli da additare. Ma continuano a non credere al suicidio. «Tra l'altro, come avrebbe potuto farlo in un'area sotto a dei condomini? Certo, si può valutare l'ipotesi del malore. Ma ciò che è importante evidenziare - sottolinea il difensore delle cugine - è che se la medicina legale non dà risposte, si va a vedere se vi sono altri elementi indiziari forti. Basterebbe ricordare i casi di Roberta Ragusa o di Guerrina Piscaglia, dove non sono mai stati trovati i corpi e mancava del tutto la scena criminis, eppure si è arrivati alla condanna del marito nel primo caso e di padre Gratien nel secondo. Insomma, noi riteniamo che l'indagine sulla morte di Alessandra debba avere un'accelerazione perché noi vogliamo delle risposte».
E sul fronte di chi deve indagare, poche parole ma una rassicurazione: «Il procedimento è alla nostra attenzione - dice il procuratore Alfonso D'Avino -. Si va avanti».
Un cono di luce. Su una vita e una morte in penombra.
Georgia Azzali
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