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Gazza Ladra

Mauro Coruzzi: «Estate, la tivù delle repliche aspettando l'autunno e i miracoli di Maria (De Filippi)»

Mauro Coruzzi: «Estate, la tivù delle repliche aspettando l'autunno e i miracoli di Maria (De Filippi)»

18 Agosto 2024, 03:01

Se c’è qualcosa di veramente urtante è «la tivù dell’estate». Va beh, niente di nuovo, forse, ma non ha importanza il lamento, conta lo sdegno e la vergogna o al contrario, la noia e il nulla che fanno parte in egual misura dell’offerta televisiva di queste settimane. Nella totale mancanza d’idee e rispetto per chi guarda, anche in quest’estate balorda le pratiche sembrano essere sempre le stesse: repliche di film, serie o programmi che abbiamo già visto, con la Rai che ripropone ad esempio «Boomerissima» della Marcuzzi che non andò poi tanto bene in onda neanche qualche mese fa e che rivisto è andato pure peggio, o «Michelle Impossible» di Mediaset sfarzoso quanto noioso one woman show con una Hunziker alla quale bisognerà dire prima o poi che non si può essere “bravissime” in tutto, ovunque e comunque. Poi c’è la parte «in diretta», mattina e pomeriggio, con conduttori incerti e pericolanti, scafati o meno poco importa, alle prese con la versione estiva dei programmi d’informazione, in cui galleggiano malamente cronaca nera, nerissima, morti ammazzati o vittime di un destino crudele, sulle quali i “garbati opinionisti” dicono la loro, quasi sempre con l’incipit «secondo me…», tiritere su donne vittime e forse non così pie come parevano (a casa mia si chiamano illazioni, punto !) o, girata pagina, ci facciamo due risate su questo e quest’altra che si sono lasciati ma si amano ancora o «com’era bella l’estate degli anni…» e via che partono tormentoni e protagonisti dello scorso millennio, che stenti a riconoscere (ok tutti dobbiamo lavorare, ma anche sopravvivere…) e che all’ennesima hit da juke box hai pure la sensazione che siamo ancora là, cristallizzati nel tempo… I tg ci danno i rendiconto quotidiano con una cronaca puntuale e oltremodo necessaria, fino a quando non parte il servizio «alla spiaggia col cibo da casa», in cui appaiono teglie immense di pasta al forno, poi, sa, c’è anche l’anguria e tu ti senti male, perché poi, nei talk, ci sono i “sapienti” che sentenziano che questa è l’Italia vera, quella popolar familiare, semplice, reale, come se quella digitale, smartphonata , assente dai rituali collettivi, non fosse altrettanto concreta, persa nel proprio mondo fatto di continue chat, di messaggi, di like da dare sperando di riceverne, con genitori e figli lontani come orbite ma accumunati dalla stesa smania di digitare su quella virtuale che vale quanto il reale. Poi ogni tanto, qualcuno se ne va e la cronaca fa quasi fatica a dirti chi era e quanto abbia contato: era tarda primavera quando morì Louiselle, cantante di breve popolarità ma con successi memorabili come «Andiamo a mietere il grano» o «Il tordo», due parole secche dette anche con poca convinzione, ma come? Ho capito che tocca a tutti, prima o poi, ma insomma, costruisci intorno un servizietto, un omaggio, fai una carezza al nostro passato anche se non ti farà decollare gli ascolti, ma la memoria è un valore e il contesto in cui restituirla all’oggi è un dovere di civiltà. Poi, il 14 di agosto, muore Gena Rowlands, 94 anni, icona del cinema, un Oscar alla carriera nel 2016 e una vita nello spettacolo, per meritarsi poi due minuti di news... Mandare in onda un suo film no, vero? Meglio una replica di quarta o quinta categoria, tanto chi se ne importa di trattare con rispetto il mite telespettatore in penombra che non protesta e attende solo il ritorno di Maria De Filippi? Lei, almeno lei, i miracoli in tivù, li fa… Buona domenica.

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