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Parla l'ostetrica

«Dalla gravidanza al post partum tenendo tutto nascosto? Tecnicamente si può fare»

«Dalla gravidanza al post partum tenendo tutto nascosto? Tecnicamente si può fare»

19 Settembre 2024, 03:01

Sembrano inesauribili le domande che la tragica vicenda di Vignale di Traversetolo porta con sé. Alcune probabilmente non avranno mai una risposta capace di acquietare testa e cuore, se non accettare di non poter comprendere tutto. Ad altre dovranno invece e doverosamente rispondere gli investigatori.

Ma se nello specifico non c'è ancora la possibilità di ricostruire lo svolgersi dei fatti degli (almeno) ultimi due anni di vita di Chiara Petrolini e di chi le sta accanto, in generale ci sono però almeno quattro cose che si possono chiarire, cose che hanno dolorosamente interrogato tante e tanti di noi.

E cioè che sì, è tecnicamente possibile che una gravidanza, un parto e un post parto restino fantasma agli occhi altrui. E che pure - tema delicatissimo - una nascita possa essere indotta senza avere accanto una figura professionale o trovarsi in un contesto sanitario.

«La natura ci offre la possibilità di una gestione del parto diversa da quella a cui siamo abituati – spiega Erica Romanini, ostetrica libera professionista -. Le tante competenze che oggi sono coinvolte, sono spesso importanti perché vada tutto bene e la salute della mamma e del bambino siano sotto controllo. Ma di per sé, dal punto di vista anatomico e fisiologico, una donna è assolutamente in grado di partorire senza nessuna persona intorno». Di più: senza farsi sentire, se è a gemiti e urla che va il nostro pensiero. Ancora di più: senza lasciare tracce, se pensiamo a sangue, liquido amniotico e placenta.

«Conta la motivazione: se si è decise a non rivelare a nessuna persona ciò che sta accadendo, si trovano le risorse fisiche, di volontà e anche di pressione ormonale per fare tutto in solitudine e senza lasciare segnali», dice Romanini, nella non facile ricerca delle parole giuste per spiegare.

Perché la potenza della motivazione le ricorda e ci ricorda anche «le donne che si sono trovate a partorire di nascosto e non avrebbero voluto. Le donne nelle guerre e nei campi di concentramento, che non si sono fatte sentire dalle compagne e dagli aguzzini per salvare la vita del neonato e la propria, o quelle che partoriscono nei campi profughi, camminando durante una fuga o un terremoto perché non possono fermarsi». O ancora le migranti che si inducono il parto prima di salire sui barconi, per non rischiare di affrontare tutto in pieno Mediterraneo.

Ma in parallelo ci sono la sofferenza e lo sgomento di ritornare nel qui e ora, a quel giardino diventato cimitero. E alla motivazione che nasconde.

Una motivazione che parte dal nascondere di essere incinta. «E può accadere che all'esterno sia difficile accorgersene se c'è accortezza nella scelta dei vestiti o nel tenere sotto controllo il peso, anche se comunque verso la fine della gravidanza la pancia aumenta». «Ma anch'io - ammette - in questi giorni mi sono chiesta, da madre, se sarei stata capace di vedere, di andare oltre le rassicurazioni ricevute»

Ci sono anche altre possibilità che l'esperienza le fa esplorare: «Ricordo sempre due storie accadute in epoche diverse: in un caso una donna ha detto di essersi accorta di essere incinta ormai al momento del parto, l'altra verso la fine della gravidanza. In entrambe si era attivata una sorta di negazione del proprio stato, per non pensare alla situazione impegnativa che stavano vivendo e che non si sentivano in grado di affrontare. Si erano raccontate altre cause per giustificare l’aumento di peso, i movimenti del bambino erano stati scambiati per problemi intestinali, le nausee attribuite a una possibile labirintite».

Tema che abbiamo già definito delicatissimo quello dell'induzione del parto nel momento voluto. Davanti c'è l'immagine delle ricerche online della mamma di Vignale, ma anche tutta quella parte di conoscenza distruttiva e non generativa che si può trovare sul web, accessibile acriticamente a chiunque. C'è il tema etico delle informazioni che possono portare il rischio dell'imitazione. Ma resta che «se cerchi qualcosa purtroppo trovi».

E poi c'è quel viaggio in America a distanza ravvicinata dalla nascita (e dalla morte) bambino, quel periodo che - ogni madre lo sa - è pieno di stanchezza, perdite, debolezza fisica. E questo quando tutto va bene.

«Se non ci sono state una emorragia post partum o un distacco della placenta o una infezione, dobbiamo concentrarci sulla grande motivazione ai non condividere nulla: le perdite in qualche modo si possono nascondere e anche le modificazioni del seno si possono mascherare. Il latte arriva a tutte le donne ma in tempi e quantitativi diversi in base al momento e alla frequenza dell'attaccamento al seno. Il mancato allattamento e delle bende strette con cui fasciarsi possono evitare che anche questo aspetto emerga. Inoltre la giovane età aiuta a riprendersi più velocemente».

A maggior ragione - ed è drammatico pensarci - se il corpo ha già vissuto quell'esperienza in tempi ravvicinati e ne ha ancora memoria. A un anno o poco più di distanza, per esempio.

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