Berceto
Berceto Intensa domenica di sport a Berceto: nel paese montano sono giunti il marciatore altoatesino Alex Schwazer e il suo allenatore Sandro Donati in occasione della chiusura del campionato italiano di salto in lungo da fermo.
L’arrivo a Berceto di Schwazer è coinciso con una promessa fatta dallo stesso atleta: «Sarei dovuto venire a luglio per gareggiare ma la Fidal Emilia non ce lo ha permesso. Sono riuscito a gareggiare ad Arco di Trento, anche se con pessimi risultati a causa delle mie condizioni fisiche, e oggi sono qua a Berceto per onorare la promessa che avevo fatto e soprattutto per parlare di sport».
Alle soglie dei 40 anni, Alex Schwazer ha parlato anche del suo prossimo futuro.
«Il mio obiettivo è quello di intraprendere la carriera di allenatore ad alti livelli».
Sul fatto che il salto in lungo da fermo sia una disciplina poco conosciuta ha voluto rimarcare che «in realtà è una disciplina molto antica, praticata fin dagli inizi del ‘900 come sport olimpico».
Sandro Donati ha avuto parole di elogio per il suo atleta: «Allenare Alex è un privilegio; è talmente forte che potrebbe anche allenarsi da solo. L’atto infame compiuto contro di lui è stata una testimonianza del degrado in cui versa la giustizia sportiva».
Il riferimento è alla squalifica per doping di 8 anni inflitta a Schwazer, ritenuta dal professor Donati, una vera autorità nel campo della lotta al doping, una autentica ingiustizia nei confronti dell’atleta altoatesino.
Prima dell’inizio della gara di salto in lungo da fermo, alle 17, Schwazer e Donati sono stati protagonisti di un pubblico dibattito moderato da Luca Candoni e Andrea Benati, dirigenti della Queen Atletica e organizzatori della giornata bercetese.
Donati si è soffermato molto sulle strategie per la lotta contro il doping e sulle inadeguatezza e del sistema giudiziario sportivo, mentre Schwazer ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera, fissando come ricordo più bello «la gara di Helsinki nel 2005, per la prima volta nei campionati assoluti».
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