Lutto
Sarà una messa cantata, quella per l'ultimo saluto a Gabriele Campanini, in quella chiesa dell'Annunziata che lui adorava, già contesto per l'ultimo suo spettacolo dedicato a Padre Lino.
Erede di una terra che è riuscita a seminare note al di là dei confini, dal Po al Mississippi e oltre lo swing, è stato un indiscusso testimone anche di quel Maestro che lui ha saputo onorare nella contemporaneità. Con uno spirito di innovazione, coltivato nello studio e nella ricerca. Soprattutto con quella passione che trascende e vola fino al trasporto dello spettatore; e con la forza dell'entusiasmo per una piccola grande storia da musicare o per uno spartito ritrovato per un nuovo spettacolo a teatro.
Migliaia le messe in scena e così i successi. E ora Parma e il mondo della musica sono in lutto: Gabriele Campanini è morto a 65 anni e tanti sono i messaggi d'affetto da parte dei colleghi delle più importanti orchestre sinfoniche e tanti i messaggi di chi ha applaudito i suoi concerti.
Nato a Fubine Monferrato, per un breve trasferimento della famiglia, Campanini è cresciuto in via Montanara e ha dedicato la vita alla musica e a una tradizione ben radicata, tant'è che suonare e scrivere testi non era un semplice lavoro, ma una missione. Diplomato in clarinetto al Conservatorio Boito, insieme al fratello Gianluca ha sempre svolto la professione di musicista sui palchi di tutt'Italia con la musica folk, nella storica formazione dell'«Orchestra Campanini», fondata dal padre Orlando, fisarmonicista, nel 1977. Ma Gabriele Campanini non si è mai fermato, con quella curiosità buona che lo ha costantemente arricchito: nel suo percorso, le big band e le Dixieland band. Un musicista eclettico: «Ci piace fare le cose che sentiamo belle - aveva dichiarato Campanini in una delle tante interviste alla Gazzetta di Parma -, dettate dall'amore per la musica al di là delle etichette, spaziando tra più generi».
E sempre con l'inseparabile fratello Gianluca: «Sì, abbiamo fatto tante cose belle insieme - conferma il fratello -: 21 spettacoli teatrali, più tutti i concerti e altri testi che stavamo scrivendo. Ultimamente volevamo fare uno spettacolo su Ennio Morricone dal libro scritto dal figlio Marco. Gabriele è sempre stato molto interessato al fenomeno della migrazione, verso l'America e verso l'Argentina, sulla cultura del tango. Ma anche sulla cultura lirica: così è nata "Operaswing" o "Diamoci delle arie" con costumi del Settecento e altri spettacoli con cui abbiamo affrontato le pagine più importanti della storia della musica. Per i 160 anni del Teatro Magnani abbiamo messo in scena "Il Magnani incanta" con arie d'opera di Verdi insieme ai Solisti delle Terre Verdiane. E ancora "Venti di pace" con i brani più significativi dei grandi cantautori: da Bob Dylan a Fabrizio De André. Non solo: Gabriele era molto interessato alle storie vere, che appartengono al nostro passato, da qui a "I martiri di Vizzola" sull'eccidio di Fornovo, nel quale abbiamo affrontato anche un problema sociale». Capace di lavorare in ensemble e al tempo stesso un solista molto virtuoso: prima allievo di Pietro Reverberi al Conservatorio Boito, Gabriele Campanini si è poi perfezionato con Henghel Gualdi: «Mio fratello non ha mai messo di studiare - continua Gianluca -. Anche prima della malattia studiava almeno cinque ore al giorno. Aveva molta cura dello strumento e del suono. Tra le sue peculiarità, la grande interazione con la platea: riusciva sempre a coinvolgere il pubblico, che rimaneva dall'inizio alla fine concentrato sullo spettacolo». Un professionista di grande sensibilità, particolarmente premuroso verso la moglie Katia, giornalista della «Gazzetta di Parma», e verso la famiglia d'origine. Una sensibilità che lo ha portato ad avere una grande empatia anche nei confronti dei personaggi che metteva in scena. In occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Padre Lino Maupas, a settembre aveva portato al Teatro al Parco il musical «Il Ladro di Dio», una produzione dell’associazione «Vivi l’Arte» e sostenuto dall’associazione «Amici di Padre Lino». Un lavoro teatrale sempre scritto e diretto insieme al fratello Gianluca con una trentina di artisti e con i testi della moglie Katia Salvini: «Con Gabriele Campanini era nata un'attiva collaborazione culturale e religiosa - sottolinea Emore Valdessalici, presidente degli «Amici di Padre Lino» -: prima con la breve messa di aprile e nel contempo abbiamo realizzato il musical, uno spettacolo molto interessante e ben fatto, che racconta della vita del frate, del momento storico e della società. Stimavo molto Gabriele Campanini sia dal punto di vista umano che dal punto di vista artistico. Ci lascia un grande vuoto».
Ne «Il Ladro di Dio» è ancora la ricerca a fare la differenza, la stessa che ha contraddistinto altri spettacoli come appunto «Operaswing». Una ricerca di anni. E Campanini era un perfezionista, che non trascurava nulla della regia: è sempre riuscito a individuare il cantante giusto per il brano scelto e lo strumentista ideale per la musica in scaletta. Tant'é che gli spettacoli come i concerti sono ricordati per quell'atmosfera avvolgente, che accompagnava le persone in un viaggio condiviso. Come a Trapani, per una performance sulla spiaggia per salvare il mare dall'inciviltà e dalla plastica. Un «regista» e uno sceneggiatore attento ai giovani, ai quali lasciava spazi di espressione, apprezzandone lo slancio che potevano mettere a teatro. Generoso nella professione e nei gesti di tutti i giorni, Campanini ha lasciato che i suoi organi vengano donati a chi ne avrà bisogno. Un artista di valore, con quel rispetto e quella gentilezza che si riconoscevano nelle parole educate e nel sorriso. Così entrava in palcoscenico, sempre in punta di piedi e con l'inchino. E così ne esce per l'ultima volta, in questo sipario che chiude lo spettacolo della vita.
I funerali di Gabriele Campanini si terranno domani alle 12,45 partendo dalla camera ardente dell'ospedale Maggiore per la chiesa dell'Annunziata, dove nella stessa chiesa si terrà questa sera il rosario alle ore 20.
Mara Varoli
Alla nostra collega Katia Salvini l'abbraccio affettuoso da parte di tutta la famiglia della Gazzetta.
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