Paura
Iniziano a sbracciare a metri di distanza. Poi, come vedono l'auto avvicinarsi, gesticolano segnali ben precisi: decidono loro dove devi parcheggiare. E se ci si rifiuta di assecondarli o di «consegnare» un euro di «mancia», ecco: iniziano i guai.
Succede nel parcheggio di via Volturno, proprio davanti all'ospedale, dove agli operatori dell'Auser si «affiancano» da tempo due energumeni senza pettorina, senza alcun tesserino di riconoscimento. Insomma, parcheggiatori del tutto abusivi. Si aggirano in due, dividendosi le zone e «aiutando» chi arriva a trovare un posto per l'auto. Non senza chiedere nulla in cambio: «Un euro per il caffè?» è la prima richiesta appena si scende dalla macchina. E se ci rifiuta di consegnare qualche spicciolo, le reazioni non sono sempre le migliori. Come è successo a un cittadino, qualche giorno fa, che si è visto prendere a manate la propria auto e inveire contro, comprese diverse minacce.
«Mi sono rifiutato di consegnargli qualche moneta, ma il soggetto è diventato insistente - racconta l'uomo che fa la segnalazione -. Così, ho risposto bruscamente, in maniera categorica». Da lì, da quella reazione, tutto è degenerato: «Il “parcheggiatore” mi ha seguito e, mentre ero in macchina, si è avvicinato. Ha sferrato qualche pugno sul parabrezza, ha urlato, poi sono andato via». Ma non è la prima volta che succede: «Devo andare spesso in ospedale per alcune visite - spiega l'uomo -. E già altre volte ho visto scene simili». E altrettante volte «ho informato i carabinieri - fa sapere -: arrivano le pattuglie, i parcheggiatori abusivi scappano via e dopo poco ritornano». E poi, spiega l'uomo, «anche quando dico davanti a loro: “Adesso chiamo le forze dell'ordine”, non hanno paura». Tutto accade alla luce del sole, anche quando gli operatori dell'Auser, ormai rassegnati a queste presenze, sono in turno, mentre vanno e vengono dal loro gabbiotto di legno per dare indicazioni agli automobilisti. «Sono innocui» spiega un operatore, anche se «in passato erano in tre e due di loro davano sempre problemi, erano aggressivi».
Innocui. Non proprio. Non lo sono stati ieri mattina quando il fotografo della Gazzetta di Parma, con la reflex in mano per documentare il servizio dedicato al parcheggio dell'ospedale (un luogo pubblico e all'aperto), è stato rincorso e minacciato verbalmente da uno di loro: «Cancella tutte le foto» è stata la prima intimidazione. Poi l'escalation di aggressività, il tono della voce che aumenta: «Te lo ripeto, cancella tutto o...». O? In pochi secondi afferra dalle mani del fotografo la macchina. Inizia una lunga serie di strattonamenti: il fotografo, per mettere al sicuro la sua camera, si è piegato per fare da scudo con il proprio corpo. Ma niente da fare, l'energumeno ha continuato a strattonare la fotocamera, per toglierla dalle mani del professionista.
La scena è proseguita per qualche minuto, fino a quando un giovane è sceso dalla macchina. L'unico ad intervenire - dopo qualche minuto è arrivato anche il volontario Auser - in tutto il parcheggio è stato lui, che si è messo in mezzo difendendo la vittima dall'aggressore. Solo dopo questo aiuto, il reporter è riuscito a salire in macchina insieme al cronista, sul posto per documentare il lavoro abusivo all'interno del parcheggio.
Inizia, dunque, la «corsa» verso l'uscita. Il parcheggiatore non si arrende e per qualche metro corre dietro alla macchina. Una volta scampato il pericolo, la chiamata ai carabinieri, che trasmettono la telefonata alla polizia. Dopo aver chiesto cosa fosse successo, le forze dell'ordine hanno promesso di mandare una pattuglia all'interno del parcheggio.
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