MALTRATTAMENTI
Nemmeno davanti al bambino, nato pochi mesi prima, riusciva a placarsi. Insolente, aggressivo, a tratti anche molto violento con la moglie. Lei che ormai aveva imparato a capire cosa aspettarsi non appena lo vedeva rientrare con gli occhi lucidi e quella smorfia di insofferenza disegnata sul volto. Beveva spesso, e in quelle ore anche uno sguardo «sbagliato» lo faceva esplodere: la strattonava e la riempiva di schiaffi. Non una, ma più volte era arrivato a metterle le mani al collo e, in un'occasione, aveva tentato di strangolarla. Accusato di maltrattamenti aggravati, l'uomo - 39enne, albanese - è stato condannato a 4 anni e 2 mesi dal collegio presieduto da Alessandro Conti.
Nel palazzo si erano quasi abituati ai toni alti, a quei litigi che chiunque poteva udire anche quando ogni finestra era chiusa. Ma la sera del 30 ottobre 2023 erano urla di disperazione, richieste d'aiuto, quelle che venivano dall'appartamento. Così, verso le 10, era stato un vicino a dare l'allarme. L'uomo era visibilmente alterato, quando i carabinieri erano entrati in casa: ubriaco, ma anche pronto ad esplodere, questa la sensazione che avevano avuto immediatamente i militari. Era infastidito da quell'arrivo. E subito aveva lanciato uno sguardo minaccioso verso la moglie. Il messaggio era maledettamente chiaro: doveva tacere. Ma per essere ancora più «esplicito», aveva anche afferrato le chiavi di casa e le aveva gettate dalla finestra.
Tutti chiusi tra quelle quattro mura. Sequestrati finché, dopo aver chiamato il suo avvocato, l'uomo aveva seguito l'indicazione del legale di aprire la porta lasciando operare i carabinieri.
Nel frattempo era arrivata anche una seconda pattuglia, oltre agli operatori del 118, così i militari avevano avuto il tempo di confrontarsi un po' tranquillamente con la moglie. Che aveva cominciato il suo racconto di dolore. Una giovane donna terrorizzata, imprigionata in una quotidianità che ormai le sembrava un destino. Era riuscita a parlare di quella sera: lui che era tornato ubriaco dal bar, aveva cominciato a inveire contro di lei fino a cingerle il collo davanti al figlio. Ma si era affrettata ad aggiungere che quella non era la prima volta, anche se fino a quel momento carabinieri o polizia non erano mai intervenuti, anche perché lui la controllava costantemente e le impediva di usare il telefonino. Quella sera l'aveva anche colpita più volte sull'addome con un coltello da cucina. Eppure, circondato dai carabinieri, continuava con il suo atteggiamento minaccioso e strafottente: «Ti giuro che se esci da quella porta, non entrerai più. Te ne pentirai», le aveva urlato mentre lei seguiva gli operatori del 118, insieme al bambino, verso il Pronto soccorso. Poi, rivolgendosi ai carabinieri, aveva mimato il gesto delle manette dicendo: «Arrestatemi, altrimenti faccio il cattivo». E così era stato. Successivamente era scattato il divieto di avvicinamento alla moglie. Finché non era stato revocato. Ma la condanna, se confermata, gli aprirà le porte del carcere.
Georgia Azzali
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