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POLIZIA LOCALE

Riva Cambrino: «Lotta alle baby gang, serve un lavoro di squadra»

Riva Cambrino: «Lotta alle baby gang, serve un lavoro di squadra»

05 Gennaio 2025, 03:01

Tra pochi giorni, per la precisione martedì, Roberto Riva Cambrino, 56 anni, sarà alla guida del comando della polizia locale. Il suo è un ritorno, perché era stato comandante dall'aprile 2019 a metà maggio 2021, quando aveva lasciato Parma per andare a Modena, sempre come comandante della polizia locale. La sicurezza, il controllo degli abusi edilizi e del commercio, la lotta all'abbandono dei rifiuti, la gestione della videosorveglianza e il servizio notturno: tanti i temi sulla scrivania del nuovo comandante.

Comandante, come vive il suo ritorno a Parma?

«Consapevole del fatto che si potrà fare sempre di più, ma di sicuro non lasceremo nulla di intentato. Tutte le competenze della polizia locale saranno messe a disposizione della città».

I temi caldi sono tanti. A partire da quello dei bulli davanti alle scuole. Come risolvere un problema che mette in allarme gli alunni e i loro genitori?

«Bisogna condividere esperienze, forze e conoscenze, perché questi fenomeni possono avere risvolti tristi, gravi e con danni anche permanenti. Penso ad esempio all'accoltellamento di un ragazzo sul bus, a Modena. L'intervento della polizia locale ha portato ad una condanna a 9 anni e 8 mesi per tentato omicidio. Quindi bisogna saper attribuire nomi e cognomi a queste persone, il cui più grosso potere è l'anonimato. Ma per riuscire a dare loro un'identità serve un grosso lavoro di squadra».

In consiglio comunale, e non solo, c'è chi invoca il pugno di ferro contro le baby gang. È d'accordo?

«Queste dinamiche vanno affrontate secondo la legge. L'importante sarà coltivare molto attentamente la formazione degli agenti. Se poi il legislatore metterà a disposizione norme particolarmente incisive, le applicheremo. Ma ripeto, occorre partire dalle competenze e dalle professionalità che già ci sono per arrivare a dare un nome a queste persone, per ricostruire le loro storie familiari e per elaborare strategie educative o, se occorre, anche penali. Non parlo solo di detenzione. La Procura dei minori di Bologna sa essere molto attenta ed accudente».

Il San Leonardo, ma anche l'Oltretorrente hanno problemi legati alla sicurezza. Sono previste azioni per le zone più a rischio?

«Sono stati aperti i presidi di quartiere della polizia locale. È in atto un recupero del presidio del territorio, soprattutto là dove sono riscontrate le situazioni più delicate. Ma i fenomeni negativi si spostano a seconda della pressione esercitata su un'area».

Verrà ampliato l'orario di apertura dei presidi di quartiere?

«Su questo aspetto bisognerà capire come organizzare e razionalizzare il personale in modo da rispondere a tutte le esigenze».

Quando sarà attivo il servizio notturno?

«Le nuove assunzioni, parliamo di una cinquantina di agenti in più, sono una precondizione indispensabile, perché senza i numeri resteremmo nell'ambito della pura accademia. Credo che un capoluogo di provincia come Parma, avendo i numeri, debba lavorare nella direzione di un servizio h24. Poi però tutti gli orari devono essere valutati complessivamente. Ad esempio, se al mattino viene chiesta una presenza massiccia di agenti davanti alle scuole, bisognerà capire quale può essere il punto di equilibrio per garantire l'attivazione del servizio notturno».

Il nucleo investigativo e quello degli agenti in bicicletta verranno riattivati?

«Tutte le proposte sono meritevoli di analisi. Ne parlerò con l'amministrazione comunale, ma tutto deve essere razionalizzato per evitare sprechi e lacune. Sarà quindi necessaria anche una condivisione con la prefettura, la questura, il comando dei carabinieri e la procura della Repubblica per capire le effettive necessità».

Verrà ampliato il progetto del vigile di quartiere?

«Tutti gli agenti devono avere un atteggiamento rivolto al dialogo e alla composizione dei conflitti. È importante che ci sia una cultura di polizia di comunità che coinvolga tutti. Anche qui bisognerà ragionare in termini di disponibilità, sia numerica che di attitudine, perché questo non può essere un impiego meramente burocratico».

È favorevole all'uso del taser?

«È un argomento che mi lascia tiepido, perché non mi pare così frequente la necessità di usare un simile strumento. Mi preoccupano anche le possibili conseguenze che possono esserci per gli agenti e la sua inefficacia in determinati casi».

Continuerete a investire nella videosorveglianza?

«Le telecamere sono uno strumento importante per ricostruire incidenti e contrastare condotte devianti. A Modena, grazie alle telecamere che leggono le targhe, siamo riusciti a sgominare una banda che rubava camion anche a Parma. Poi credo molto nell'uso delle videotrappole, perché sono un importante strumento di deterrenza. Ovvio, le telecamere non sono la panacea di tutti i mali. L'importante è capire cosa fanno i diversi dispositivi installati sul territorio».

Controllo dei negozi, in particolare quelli etnici, e lotta all'abbandono dei rifiuti: anche questi sono due temi molto attuali. Come pensate di intervenire?

«Il controllo del commercio è un'attività sempre più importante, soprattutto dopo le liberalizzazioni. Allo stesso modo, la polizia locale è spesso chiamata a gestire le situazioni di rumorosità e convivenza civile nei centri storici. E qui penso al caso di via D'Azeglio, già affrontato dagli agenti. Poi è competenza prevalente del corpo il contrasto agli abusi edilizi e all'abbandono dei rifiuti. Ci sono molte situazioni da vigilare in modo razionale e competente. Ma attenzione, viviamo in un mondo complesso, le semplificazioni sono sempre pericolose».

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