COMUNE
O il Comune diminuirà la qualità e la quantità dei servizi garantiti ai cittadini, oppure sarà costretto ad aumentare, e di molto, le tariffe. Marco Bosi, assessore con delega al Bilancio, è molto netto: «Le finanze degli enti locali, tra cui quelle di questo Comune, vivono una situazione molto preoccupante da quando, con questo Governo, sono ricominciati i tagli ai trasferimenti. È un dato di fatto e non una polemica politica».
Tagli che, stando ai calcoli dell'assessore, nel 2025, per Parma, supererebbero i 3,3 milioni di euro. «Il Comune, tra il 2024 e il 2029, cioè nell'arco di sei anni, avrà 10 milioni di euro in meno da spendere per i servizi ai cittadini a causa dei tagli imposti dalla Spending review», calcola l'assessore. Un modo per scongiurare lo scenario descritto da Bosi ci sarebbe: un aumento dei trasferimenti statali ai Comuni (e agli altri enti locali, come le Province). Ma su questa eventualità Bosi è scettico, «ci sono tagli anche al Fondo di solidarietà», ed è per questo che le sue previsioni sono nere. «Il bilancio di previsione 2025 è stato quello più difficile da quando sono assessore, ma il 2025 dovremmo riuscire a gestirlo grazie a partite straordinarie ed eccezionali, come una causa che dovrebbe avere risvolti positivi. È comunque una misura una tantum». Finiti questi soldi, torna l'allarme rosso per i conti dell'ente.
Anche perché a partire dal 2026 entreranno in funzione quei progetti finanziati dal Pnrr che per funzionare hanno bisogno di ulteriori risorse. «Per il 2026 e il 2027 c'è molta preoccupazione, perché entreranno in funzione i vari investimenti Pnrr, mi riferisco ad esempio ai due asili nido, agli impianti sportivi e alle palestre. Queste strutture comporteranno un aumento di spesa per la bolletta energetica e anche per il personale. Ad oggi non siamo in grado di coprire gli aumenti di spesa legati agli investimenti Pnrr».
Bosi è uno che quando deve dare una cattiva notizia non ci gira intorno: «Con questi tagli, tutti i Comuni saranno chiamati ad adottare scelte drastiche. O aumenteranno le tariffe in modo consistente o ridurranno la qualità e la quantità dei servizi erogati».
Parma andrà in questa direzione? Taglierà i servizi? Aumenterà le rette? «Il nostro obiettivo è di non tagliare e di non imporre aumenti. Ma è chiaro che se lo Stato non garantisce risorse e, anzi, continua a tagliare, non è realistico per i Comuni pensare di mantenere l'attuale livello dei servizi».
Attenzione, Bosi mette un altro problema sul tavolo: «La domanda di alcuni servizi aumenta in modo vertiginoso. Penso all'integrazione scolastica per i disabili. Ecco perché lo Stato non può non essere al fianco dei Comuni. Le famiglie, giustamente, pretendono un aiuto».
Non è finita, perché le criticità si faranno sentire già a partire da quest'anno. «Alcuni capitoli di spesa, in particolare nel settore sociale, dovranno trovare un adeguamento in corso d'anno, perché altrimenti non riusciremo a garantire la quantità e la qualità dei servizi erogati negli anni passati. Mi riferisco in particolare ai contributi sulle rette».
Come se non bastasse, l'inflazione che fa lievitare i costi e il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, «un aumento sacrosanto» sottolinea l'assessore, sono altri due aspetti che riducono la capacità di spesa del Comune.
Questo il quadro generale, che Bosi vuole spiegare nel dettaglio fornendo una serie di cifre. Andiamo con ordine. «Nel 2025 lo Stato, per effetto della Spending review, ci chiede 1.125.000 euro, ci dà 248mila euro in meno con il Fondo di solidarietà e poi ci impone di accantonare 488mila euro, impedendoci così di spenderli. Risultato, la capacità di erogazione dei servizi è ridotta di 1.861.000 euro». Quest'anno, come detto, entrerà in vigore il nuovo contratto dei dipendenti pubblici. «Questo significa che a parità di personale il Comune spenderà 1,5 milioni in più. Quindi, sommando tutto, nel 2025 avremo 3.360.000 euro in meno per i servizi».
L'assessore allarga lo sguardo e fa la somma dei tagli, derivanti dalle Spending review legate alle ultime leggi di Bilancio. «Con la Finanziaria 2024 e con quella 2025, a cui sommare gli effetti della Finanziaria 2021, in sei anni, cioè dal 2024 al 2029, avremo 9.920.000 euro in meno per i servizi».
Un'ultima precisazione. Addizionale comunale Irpef ed aliquote Imu «restano però invariate, il Comune non le ha alzate, così come non faremo cassa con le multe. Infatti, rispetto al 2024, abbiamo previsto per quest'anno una riduzione di 500mila euro, passando da 21,4 a 20,9 milioni di euro».
La Provincia
«Dalle nostre prime valutazioni - commenta Alessandro Fadda, presidente della Provincia - possiamo dire che il taglio ai trasferimenti dallo Stato al nostro ente per il 2025 è piuttosto contenuto. Le proiezioni, invece, ci portano a pensare che potrà essere molto più significativo a partire dal 2029».
Da quel momento, «in base ad una nostra prima stima - precisa - la riduzione dei trasferimenti potrebbe essere di circa 940mila euro. Si tratterebbe di una cifra rilevante che andrebbe ad incidere soprattutto sul fronte della manutenzione delle strade e sulla possibilità di programmare una parte di asfalti». «Auspichiamo - conclude - che il Governo possa rivedere queste decisioni per dare maggiore respiro ai nostri bilanci».
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