Lutto
Ci sono persone che rappresentano una sorta di autobiografia di un luogo. Pierino Varesi, storico falegname e mobiliere, scomparso all’età di 94 anni, è una di queste.
Fin dai primissimi anni Sessanta aveva avviato l’attività di falegname in via Montanara, la strada che dà il nome al quartiere popolare per definizione, ex Bronx della città, allora zona di contrasti e d’integrazione. Vi si mescolavano gli immigrati delle campagne parmensi e gli immigrati che venivano da molto più lontano, dal sud dell’Italia, in una transumanza verso il capoluogo che si arrestava ai margini del centro storico, in quel confine senza dogane al di là del ponte Dattaro.
Quando Varesi apre il suo laboratorio, quella che ora costituisce una felice e ambita ex banlieu, non esisteva. Non esisteva il Cinghio, non esisteva la tangenziale e abitare a Gaione o Antognano era essere fuori città, in paesi ancora isolati nella campagna coi loro campanili aguzzi. Ma la formidabile espansione demografica ed edilizia aveva fame di bravi artigiani come Varesi. Il lavoro abbondava spinto dall’urbanizzazione forsennata del boom economico. Si lavorava anche di notte per rispettare i tempi di consegna ed evitare le penali.
L’amico e concorrente Romano Musiari, anche lui falegname in via Montanara, confessava di sbirciare spesso dalla finestra alle ore piccole verso la bottega di Pierino. «Se la luce era ancora accesa da lui, continuavo a lavorare anch’io».
Gran parte degli infissi delle nuove case popolari del quartiere sono usciti dai loro laboratori. Il Montanara s’ingrandiva e formava la sua ossatura fatta di falegnami, imbianchini, muratori, elettricisti, camionisti, idraulici. Tutti eredi della manualità degli ex contadini come Varesi, nato a Lupazzano di Neviano Arduini e sceso a valle lasciando la terra avara dell’Appennino.
È a questa generazione nata tra le due guerre, temprata dalla miseria e dagli orrori, che si deve il «grande balzo» dell’Italia industriale. A Pierino, qualcosa di questo sforzo era stato riconosciuto. Quando si formò l’associazione «Montanara insieme», fu premiato come imprenditore pioniere del neonato rione dove ancora negli anni Settanta pesava il senso di marginalità e si diceva «andiamo in centro» prendendo l’autobus numero due.
Varesi, padre di quattro figli, proprio in quegli anni aveva intrapreso un secondo lavoro per poter disporre della mutua per i familiari. Fu assunto alla Bormioli Rocco per il turno di notte, tre giorni di fila e uno di riposo. Falegname di giorno e operaio di notte, il sonno quando si può. Ma sul finire degli anni Settanta, crisi petrolifera e ristagno economico frenano la domanda di infissi, così Pierino decide di riconvertirsi a mobiliere.
Diventa rivenditore ufficiale delle cucine «Germal», nate da una costola della Salvarani. Prodotti di qualità che espone nei locali della ex falegnameria. Dalle vetrine sulla via Montanara non spiccano più pialle e bindelli, ma luccicano mobili che trasudano modernità.
La bottega subisce la metamorfosi e diventa stand. Contemporaneamente, Varesi costruisce un capannone-magazzino lungo il torrente Baganza e partecipa a numerose edizioni della Fiera del mobile di Parma nella vecchia sede al parco Ducale. Nel nuovo spazio diversifica l’offerta tra cucine più economiche e le più lussuose «Germal», allora sponsor della celebre squadra di baseball, riservando un terzo settore ai complementi d’arredo.
L’esposizione di via Montanara diventa un riferimento per il quartiere e il mobilificio si lancia anche in una campagna pubblicitaria nel circuito dei cinema parmensi.
Negli anni Novanta, Pierino divide la responsabilità dell’azienda coi figli e si dedica alla ristrutturazione della casa di famiglia in località «Mendero» di Lupazzano. Sarà il suo buen retiro estivo. Lì dove tutto era cominciato coi genitori e i sei tra fratelli e sorelle.
r.c.
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