Parma Calcio
Si sono conosciuti nel 2017 tra i banchi di Coverciano al corso speciale per allenatori «Uefa B/Uefa A» dedicato a ex calciatori professionisti con un minimo di 180 presenze e almeno sette anni in serie A.
L'ex portiere del Parma, Marco Amelia, attuale allenatore del Sondrio in D, e il neo tecnico crociato Cristian Chivu, uno a fianco all'altro per intraprendere una nuova carriera in panchina: assieme a loro, c'erano Angelo Palombo, entrato nello staff del rumeno, i campioni del mondo 2006, al pari di Amelia, Camoranesi, Toni e anche Cassetti, De Sanctis, Galante e Amantino Mancini. Un gruppo unito, che poi è rimasto in contatto, a distanza, nel corso degli anni e ora gioisce per l'approdo nel massimo campionato italiano dell'ex difensore di Roma e Inter. «Ci sentiamo spesso con tutti -spiega Amelia, vice di Buffon ai Mondiali in Germania e che militò in Emilia nella seconda parte della stagione 2003-04 alle dipendenze di Prandelli- gli ho mandato un grosso in bocca al lupo e consigliato di viversela bene, pur in una situazione non semplice. Adesso c'è l'entusiasmo di sedersi in panchina in serie A per la prima volta, dal punto di vista emotivo non so quanto possa incidere in chi è già stato un giocatore di altissimo livello però dovrà pensare, soprattutto, a fare risultato fin da subito. Parma è una piazza troppo bella: io l'ho vissuta per sei mesi e devo dire che resta una delle esperienze più belle a livello emozionale e di contatto con la città e la tifoseria. Credo che questa sia una grande opportunità per Cristian e l'augurio è quello che riesca a raggiungere l'obiettivo».
Che alunno era?
«Cristian è un ragazzo attento, riflessivo, pronto al confronto migliorativo e dai grandi valori umani fin da quando giocava nella Roma e all'Inter. Con la Primavera nerazzurra ha poi fatto stagioni molto importanti, vincendo anche il campionato e sentire i suoi giocatori parlare bene della persona, al di là dell'allenatore, mi fa piacere perché ho conosciuto un ragazzo con sani valori».
Cosa può portare al Parma?
«Intanto mi dispiace per Pecchia perché è stato protagonista nel Parma. Conoscendo Cristian, penso possa portare l'esperienza vissuta da calciatore che può riflettersi sui tanti giovani in rosa, in primis, nel gestire la parte emozionale e le pressioni che, inevitabilmente, ci saranno in questa posizione di classifica. Cura molto l'aspetto umano e il dialogo con i giocatori poi tecnicamente mi aspetto una squadra aggressiva, che cerca di fare la partita anche dal punto di vista fisico e atletico, corre tanto e sa attaccare bene gli spazi. Per quanto ho potuto vedere nella Primavera dell'Inter, il Parma potrebbe avere un'identità simile a una squadra che può essere definita «gasperiniana» come la Fiorentina di Palladino».
Come giudica la scelta del Parma di affidarsi a un esordiente assoluto?
«Credo che, nel momento in cui la società ha deciso di cambiare, avrà fatto dei colloqui e le sue riflessioni. La dirigenza, probabilmente, ha compiuto una valutazione dal punto di vista dell'entusiasmo che può avere un allenatore emergente, alla prima esperienza in serie A, unito alla conoscenza calcistica di esser stato un grande giocatore che ha vinto tutto. In più è stato allenato dai migliori tecnici in circolazione e, quindi, non sono rimasto sorpreso della scelta. Ora non conta tanto l'esperienza passata di un allenatore ma l'entusiasmo e quello che una persona può dare a una squadra e a un gruppo di giovani di qualità che hanno bisogno di un riferimento».
Si aspettava queste difficoltà del Parma?
«Assolutamente no, reputo il Parma una squadra qualitativa. Forse la difficoltà ulteriore è anche legata al rendimento di altre squadre che stanno facendo di più di quanto fosse lecito attendersi. Sono convinto che si tratti di un momento e che il Parma possa risollevarsi: la classifica è rimediabile ma bisogna entrare nell'idea che ogni partita diventa importante e da ciascuna di queste bisogna tirare fuori qualcosa di buono. E se non si riesce a vincere ci si deve accontentare anche di non perdere».
Sul piano dei singoli chi può trarre i maggiori benefici dalla cura Chivu?
«La capacità di Bernabé di giocare negli spazi perché, oltre a una grande tecnica, ha anche questa qualità di sapersi inserire e la finalizzazione di Bonny ma tutti devono alzare il proprio livello e in un momento così difficile credo che Cristian sia la persona giusta per poter dare, emotivamente e mentalmente, le motivazioni necessarie e tutto quello che serve per migliorare la squadra».
E di Palombo cosa dice?
«Abbiamo condiviso diverse esperienze in Nazionale e poi ci siamo ritrovati insieme al corso. Angelo è un ragazzo d'oro, dotato di carisma e personalità, che si è già messo in luce alla Samp e questo ruolo gli si addice alla perfezione».
Cosa pensa di Suzuki?
«Come tanti portieri stranieri, l'impatto con il calcio italiano ha portato degli alti e bassi però il ragazzo ha qualità, ha fatto delle ottime cose alternate ad alcuni errori. L'adattamento al campionato italiano e al modo in cui noi viviamo il calcio e lo prepariamo, ha bisogno di tempo: è un ottimo portiere e deve dare al Parma tutta la sicurezza che serve per poter lottare con gli interventi ma anche con la presenza. Ho visto che è un ragazzo che si fa sentire e dialoga molto con i compagni, mi auguro possa essere determinante e l'arrivo di Pavarini non può che aiutarlo a crescere ancora».
Marco Bernardini
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