Intervista
Ci vuole un attimo per riavvolgere quel nastro bloccato alla fine della stagione 2014-'15. Quando, dopo tre stagioni e mezzo sulla panchina del Parma, Roberto Donadoni ed i suoi uomini dovettero arrendersi ad una drammatica realtà sportiva, quel fallimento che obbligò i crociati a ripartire dalla serie D. Una stagione difficile da raccontare, immaginarsi il disagio di chi l'ha vissuta in prima persona. E dieci anni dopo l'amarezza sembra essere sempre la stessa. E quella vittoria sulla Juventus poi campione d'Italia, tra l'altro siglata da un giovanissimo Mauri, fu l'ultimo sussulto dei crociati. Chiamatelo orgoglio, forse rabbia, semplicemente la voglia di uscire a testa alta. Alla fine furono lacrime, di gioia ma non solo. «Ricordo che scendemmo in campo grazie a un amico che fece da sponsor, perché non avevamo nemmeno le maglie da mettere. Marco, dalla Brianza, ci aiutò. E facemmo questa partita con grande voglia, orgoglio. Ed ero contento soprattutto per i ragazzi che non si meritavano quella brutta fine che la società, il club, ci fece fare».
La stampa nazionale parlò di “uomini veri”...
«Non poeva esserci un titolo più azzeccato, perché i ragazzi furono eccezionali nella circostanza. E lo furono per tutto quello che accadde, per come si arrivò in fondo a quel campionato, tra dichiarazioni della Lega che ci tranquillizzava, che ci avrebbe dato una mano. Poi si dimenticarono tutto. Non ci sarà più un caso Parma, dicevano. Poi sappiamo cosa è accaduto».
Si dice comunque che una gara con la Juventus non ha bisogno di preparazioni particolari.
«Direi di sì, è vero. Talmente alto il valore e la storia di un club come la Juventus che tutti non vedono l'ora di confrontarsi e di misurarsi contro queste realtà. Gli stimoli sono altissimi. Non c'è bisogno di caricare troppo una gara così. Serve l'attenzione giusta, perché a volte si corre il rischio nel problema opposto. Un eccesso fa fare brutte figure».
Parma e Juventus, pur in situazioni diverse di classica ed obbiettivo, hanno scelto di cambiare il tecnico. E per entrambe sembra che questa scelta abbia dato risultati importanti.
«Chiaro che quando si arriva a fare la scelta di cambiare il tecnico, pensare che le cose possano andare peggio, direi che è abbastanza difficile. Qualcosa di meglio effettivamente si è visto e sono felice per il Parma che sembra essere riuscito a rialzare la testa. Anche perché a Parma sono molto affezionato e legato. E mi fa piacere vedere che si lotta per riuscire a mantenere la categoria. Perché secondo me la città, i tifosi, se lo meritano».
Il Parma ha puntato su Chivu che è un esordiente in serie A...
«Tutti i club, come è giusto che sia, devono fare le scelte che ritengono siano più opportune. Spero davvero che sia una scelta azzeccata e che dia i frutti giusti».
Storicamente questa società punta soprattutto sui giovani. Tra l'altro, in Parma-Juventus, si affrontano le due squadre più giovani del campionato...
«Anche questo è bello: vedere due squadre che hanno la stessa filosofia, anche se poi gli obbiettivi sono diversi. Vediamo, dai è bello. Speriamo soprattutto che i giovani abbiano la voglia di crescere e soprattutto che safruttino al meglio la scelta dei club, ovvero di far crescere i giovani».
Un altro parallelismo: sia al vertice che nel fondo della classifica c'è un grande equilibrio. E questo aumenta le difficoltà...
«Sono belle lotte sia al vertice che per la retrocessione. C'è ancora molto da decidere e da decifrare. Sia per la salvezza che per lo scudetto che per la qualificazione Champions c'è molto equilibrio. Direi che così è bello, rende tutto più equilibrato e interessante, soprattutto per il pubblico, per gli appassionati».
Qual è l'aspetto più importante, a poche giornate dalla fine, per una squadra che deve salvarsi?
«Adesso bisogna veramente centellinae ogni cosa, ogni punto, ogni piccola sfumatura è fondamentale. Tutto diventa importante. Non bisogna programmare nulla, bisogna vivere alla giornata e tirare fuori il massimo da ogni singola gara. Se si comincia a dire “beh questa possiamo perderla ma la prossima dobbiamo vincerla” non funziona. Del resto si è visto che a volte squadre di alta classifica faticano con le più piccole. Ora non bisogna risparmiarsi. Niente tabelle con la cattiveria giusta e la giusta determinazione, così si mettono in difficoltà le squadre più forti. Bisogna mettere in campo veramente tutto quello che si ha. La salvezza si guadagna gara dopo gara».
Sandro Piovani
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata