Progetto
Quando musica fa rima con cucina. Tenute insieme dalla tecnologia più avanzata. Torna in una versione aggiornata e rinnovata il VerdiMuseum, museo digitale diffuso dedicato al Cigno di Busseto. Curato dalla parmigiana Len, Learning Educational Network e patrocinato dal Comune di Parma, nasce come rilancio del progetto omonimo del 2017. Si rimette, dunque, in moto per valorizzare, attraverso tecnologie multimediali avanzate, il patrimonio culturale e territoriale legato a Giuseppe Verdi e ai suoi luoghi inserendo nel percorso anche una cospicua parte dedicata alla cucina, al pari della musica immortale del Maestro, un brand irrinunciabile di quella che è conosciuta come Food Valley.
Il progetto del nuovo museo, appunto VerdiMuseum 2, che debutterà ufficialmente il 19 settembre nell'ambito del Settembre gastronomico e del Festival Verdi, è stato svelato ieri mattina, nella sala congressi del Fornello di via Meucci, durante l'evento, patrocinato dal Comune di Parma, «Persone intelligenti 2: persone, cultura e territorio tra digitale e intelligenza artificiale». A illustrarne i punti salienti Mario Marini, responsabile Marketing territoriale e City branding del Comune, Marco Dalcielo, amministratore di Len Service onlus e responsabile Musei digitali diffusi e Riccardo Canale, project manager Museo Digitale Diffuso VerdiMuseum2. Nel corso dell'incontro è stata, però, presentata anche un'altra interessante iniziativa, stavolta principalmente gastronomica, «Itinerari delle ricette perdute», che si prefigge di riscoprire piatti dimenticati della nostra tradizione, illustrata da Chiara Zantelli e Marcello Cavalli. Per saperne di più scaricare l'App «Le vie del gusto».
«VerdiMuseum è musica - è stato l'assist all'interlocutore di Marco Dalcielo introducendo un binomio vincente - ma è anche gastronomia. Dal 2017 i tempi sono cambiati e Parma è diventata anche Città Creativa Unesco per la Gastronomia. Ha senso, quindi, parlando di Giuseppe Verdi, inserire anche quest'ultima?».
«Sì, molto - ha risposto Mario Marini -. Il nostro territorio è veramente fortunato. Chi si occupa in qualche modo di cibo sa bene cosa significa la Food Valley. E anche Verdi, come musicista, è universalmente conosciuto. Il cibo, inoltre, è stato importante nella vita del Maestro, anche se Verdi non era un gastronomo e non ha “battezzato” piatti com'è invece capitato a Rossini. Il Risotto alla Verdi, ad esempio, gli venne dedicato quando lui era già scomparso. Semmai, l'unico risotto riconducibile a lui era quello “giallo”, allo zafferano, che mangiava nella “sua” Milano, impreziosito da una spruzzata di tartufo, suggerita allo chef dalla moglie Giuseppina Strepponi». Uomo concreto, «vedeva il cibo come componente della sua storia, in cui era stato anche agricoltore e cacciatore. Estimatore di salumi, nei momenti conviviali proponeva come vino la Fortanina».
Dopo gli aneddoti che, quando si parla di Verdi ma anche di cucina, sgorgano copiosi, è toccato al project manager Riccardo Canale raccontare le novità di questa nuova veste del museo. «Tiene conto - ha spiegato - dell'approccio con la multimedialità di oggi. I collegamenti con la versione precedente ci saranno, ma sarà arricchito con podcast e audio-guide, gamification (gioco interattivo su cui è intervenuto il content creator Simone Terenziani, ndr), sostenibilità, nuova governance con esperti negli asset di cultura e turismo e numerosi professionisti coinvolti». Tra le sorprese della nuova App, ha concluso Massimo Zilioli, fondatore e managing director di Len, «i focus sul Parco e sul Palazzo ducale e sulla Corale Verdi».
Michele Ceparano
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