Condannato
Gli bastò fare la faccia truce e mostrarsi pronto a tutto, per alleggerire l'altro di soldi e smartphone. «Dammi tutto quello che hai» sibilò l'allora 23enne di origini nordafricane e il coetaneo parmigiano in attesa dell'autobus dalle parti di viale Falcone obbedì senza reagire. Ma al rapinatore non fu sufficiente dimostrare d'essere in grado di sbloccare l'iPhone, giurando che fosse il suo: in contemporanea, a smascherarlo sotto gli occhi dei poliziotti, ricevette la telefonata della fidanzata del legittimo proprietario. Lei gli chiese chi fosse, e l'altro non seppe più a che cosa aggrapparsi.
Protagonista di questa vicenda, un giovane che già in passato è incappato in guai con la giustizia per reati analoghi. Comparso davanti al giudice Alessandro Conti per essere processato per rapina, il 25enne (sono passati dal 24 gennaio del 2023, quando si verificò questa vicenda) è stato condannato a 5 anni e al pagamento di 927 euro di multa: 73 euro in meno (ma medesima pena detentiva) di quanto richiesto dal pm Laila Papotti.
Oltre al cellulare, quel giorno il giovane si impossessò del suo codice di sblocco. Poi si allontanò verso la stazione. Attirata l'attenzione di una pattuglia della Squadra volante che passava per strada (privo del telefono, il legittimo proprietario non poteva chiamare il 113), fu la vittima a dare questa indicazione ai poliziotti, oltre alla descrizione di chi lo aveva appena rapinato. Lo straniero venne rintracciato su un marciapiedi della stazione, in attesa del primo treno per Piacenza.
Non fece nulla per nascondersi, convinto che bastasse sbloccare l'iPhone per dimostrare d'esserne il proprietario. Invece, incappò nella telefonata di cui si è detto. A quel punto, si andò a verificare i numeri nella rubrica e quindi le mail, dalle quali risultava in maniera netta e immediata che lui con quello smartphone non c'entrava nulla. Così, il cellulare tornò quasi in diretta nelle mani del 23enne parmigiano. Mentre l'altro rimediò una denuncia alla quale ora è seguita la condanna.
r.l.
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