La compagna e il bimbo di un medico del Maggiore
Bloccati in Iran, con il terrore delle bombe e con i generi di prima necessità che cominciano a scarseggiare. È l'incubo che stanno vivendo Azimam (non è il suo vero nome, ma un soprannome affettuoso), 36enne iraniana compagna di un medico dell'ospedale Maggiore di Parma, e il loro bimbo di 18 mesi.
«È una storia kafkiana: manca un documento essenziale per permettere alla mia compagna di lasciare il Paese. Sono giorni che cerco una soluzione e sono davvero preoccupato», dice dal suo studio all'ospedale Maggiore lo specialista, che vuol restare anonimo per evitare che la vicenda, con l'attenzione dei media, si possa ulteriormente complicare.
Il medico e la giovane iraniana - che ha studiato architettura e design in Italia, vive nel nostro Paese da 13 anni ed è una visual merchandiser - si sono conosciuti a Milano nel 2018. Una relazione da cui è nato il piccolo, oggi 18 mesi.
Il 5 giugno scorso (in tempi che non facevano presagire l'attacco israeliano), Azimam, che non tornava in patria da tre anni, ha deciso di andare a trovare i suoi famigliari a Teheran per far conoscere loro il bambino. Sarebbe dovuta rientrare ieri in Italia.
Quando hanno cominciato a piovere le bombe lanciate da Israele - seguite dal contrattacco di Teheran - la famiglia della donna - i genitori, le sorelle e i nipoti - sono fuggiti terrorizzati in una località di campagna non lontano dalla capitale. «Ma anche lì non è sicuro, non si trovano più nè il latte nè i pannolini per il bambino» dice il medico.
La Farnesina - vista l'impossibilità di fare ponti aerei - sta organizzando l'evacuazione degli italiani con bus che li portano oltre il vicino confine dell'Azerbaigian, da cui potranno essere rimpatriati in aereo.
Il medico parmigiano è riuscito ad ottenere in tempi rapidi dalle autorità di Baku, capitale dell'Azerbaigian, il visto per il figlioletto, che è cittadino italiano. Ma per il visto della compagna (che non ha ancora la cittadinanza italiana, anche se la richiesta doveva essere inoltrata appena rientrata dall'Iran, dove la donna si era procurata tutti i documenti necessari) serve più tempo: non sarà pronto fino all'8 luglio. «È troppo tardi - incalza il medico - la situazione sta precipitando, soprattutto dopo le minacce di Trump».
Nel frattempo l'ambasciata italiana di Teheran ha promesso al medico di contattare l'ambasciata italiana di Baku, per sbrogliare la matassa e permettere a mamma e figlio di raggiungere l'Azerbaigian con un bus destinato agli italiani che, stando alle ultime notizie, dovrebbe partire da Teheran domani. «Le comunicazioni sono difficilissime, internet è bloccato, ricevo messaggi dall'Iran via Telegram - spiega il medico - Non c'è molto che possa fare».
Della questione si sta occupando anche la deputata parmigiana della Lega, Laura Cavandoli, che ieri ha sentito il medico e ha contattato il ministero degli Affari esteri. «La Farnesina è al corrente della questione e sta facendo il possibile. Speriamo che tutto vada per il meglio, nonostante la situazione complicata, e che mamma e figlio possano varcare il confine ed essere presi in carico dalle autorità italiane a Baku», dice Cavandoli.
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