Il primo bilancio dopo due settimane di «zona rossa»
Sabato pomeriggio 15.30 circa, parco Ducale, a due passi dal cancelletto su via Kennedy. Qualcuno si sfinisce di corsa con le cuffie sulle orecchie, due mamme chiacchierano spingendo i passeggini, un paio di turisti camminano con il naso al cielo. Tra il verde, nelle radure, ronzano una macchina dei carabinieri e una della polizia locale, rallentano davanti alle panchine, gli agenti frugano con lo sguardo all'ombra delle piante. Fino a poche settimane fa, alla vista dei lampeggianti ci sarebbe stato il solito, frenetico, fuggi fuggi, qualcuno avrebbe provato a scomparire fingendosi ombra tra i cespugli. Ieri niente: le panchine sono praticamente tutte vuote, persino la zona proverbialmente inquieta intorno al palazzetto Sanvitale appare deserta. Solo in distanza si vede un tale spaparanzato: ma basta avvicinarsi a distanza d'orecchio per capire che è solo un tifoso che non va allo stadio. Dal suo cellulare filtra la radiocronaca della partita del Parma.
Panchine deserte
La «zona rossa», il provvedimento che ha reso off limits il Giardino per pregiudicati, pusher e sfaccendati molesti è entrata in vigore da meno di due settimane e, anche se molti all'inizio scuotevano la testa, i risultati apparentemente si vedono. Almeno qui all'ombra del palazzo Ducale.
«Dal mio posto di osservazione lo posso confermare, la situazione è decisamente migliorata - , scandisce il gestore dei giochi nell'area dedicata ai bambini. - Basta guardarsi intorno per vederlo».
Ed è impossibile non riconoscere che ha ragione: a pochi metri da qui, vicino al passaggio pedonale, saltava all'occhio, da mesi, una panchina affollata di pusher in perenne attesa mentre all'ombra del palazzetto, di recente, si sbragavano i commercianti di dosi con tanto di sdraio e frigobar per tirare sera.
Silenzio assoluto
Ora, invece, c'è un silenzio quasi irreale, nessuno sghignazzo e nessun grido, neanche una bottiglia di birra che si frantuma sull'asfalto. E nonostante il pomeriggio ancora tiepido di quasi sole, le panchine appaiono tutte disabitate. A sentire una mamma che bazzica tutti i giorni il parco con un bimbo scatenato sul monopattino il merito sarebbe dell'aumento dei controlli, della maggiore presenza di divise. Alla fine anche i caparbi commessi del market dello sballo alla fine hanno deciso di allontanarsi.
Meno assembramenti
Un punto di vista condiviso anche spostandosi al chiosco del viale centrale dove, più o meno, si registra lo stesso commento: «La zona alle nostre spalle era sempre affollata di personaggi strani: ora non se ne vedono più. Anche gli assembramenti soliti sono svaniti. Insomma, si nota un cambiamento». Una piccola rivoluzione annunciata: e come dice un altro passante «se per avere una di nuovo un'area verde serviva la zona rossa ben venga».
Quaranta espulsioni
Per parte propria i carabinieri, che dall'inizio del provvedimento del prefetto che ha introdotto le nuove regole hanno svolto cinque servizi straordinari con decine di militari oltre alla ordinaria amministrazione quotidiana, avrebbero disposto almeno una quarantina di ordinanze di allontanamento. E sarebbero finora cinque le denunce per mancata osservanza del dispositivo.
Tutto a posto, quindi, l'emergenza è finita? Sarebbe bello poterlo dire. Ma questo è un parco, un'area verde recintata e, in fondo, relativamente facile da presidiare. La città, il mondo là fuori, è un'altra storia: più complicata.
Pusher trasferiti
E' sufficiente scavalcare le inferriate, sbarcare in fondo a via dei Farnese, buttare lo sguardo sulla terrazza sul torrente sotto il torrione Visconteo, per ritrovare situazioni già viste, facce ben note. Ovvero la solita storia.
I pusher, traslocati ma di certo non rassegnati, stazionano appollaiati sulla balaustra della Parma, si infrattano sulla scala che porta al greto. E basta un cellulare usato per fotografare e non per una telefonata per sentirli alzare la voce e ringhiare: «Non fare video, vai via», strepitano come per dire: «Non ci provare, questa è terra nostra».
Un segnale che ricorda che la zona rossa, di per sé, non è una panacea, la soluzione a problemi antichi. Anche se, per oggi, tornati nel parco, è bello passeggiare tra mamme, turisti e chi corre a tempo di musica. C'era una volta il Giardino dei parmigiani. In un sabato di quasi autunno è bello pensare che ci possa essere ancora.
Luca Pelagatti
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