Montagna
La manovra economica del Governo si trasforma in terreno di scontro anche all’interno della stessa maggioranza. A dividere gli alleati è la proposta (per ora non ancora legge) di aumentare la tassazione sugli affitti brevi, portando la cedolare secca sulle seconde case gestite online dal 21 al 26%. Una misura che, se confermata, potrebbe cambiare il mercato delle locazioni turistiche e colpire i piccoli Comuni di montagna, dove gli affitti brevi rappresentano spesso un sostegno economico e un argine allo spopolamento. Diversamente dalle grandi città e dalle località turistiche più affermate, nei borghi dell’entroterra appenninico la locazione breve è spesso l’unico modo per mantenere vive le case e offrire ospitalità diffusa.
In Valtaro, dove le seconde case sono numerose e molte già inserite sui portali turistici, la preoccupazione che si arrivi a una frenata del turismo diffuso è palpabile. Per il sindaco di Bedonia Gianpaolo Serpagli, l’aumento rischia di colpire proprio quel turismo di prossimità che in questi anni ha restituito vitalità ai borghi dell’Appennino. «Negli ultimi anni abbiamo visto un proliferare di case vacanze, legato alla ricerca di una vacanza agreste con affitti accessibili. È una riscoperta dei nostri paesi come luoghi di quiete e autenticità. Ma se aumenta la tassazione, molti rinunceranno a mettere a disposizione le proprie abitazioni e l’offerta calerà». Serpagli aggiunge poi un affondo: «Ai Comuni sono state tolte tante risorse e il credito verso lo Stato continua a crescere. Si è fatta una legge sulla montagna di cui aspettiamo ancora i decreti attuativi, ma senza un confronto con i territori. Fino a quando manderemo a legiferare parlamentari che non hanno mai visto un consiglio comunale non avremo leggi coerenti con le esigenze dei cittadini».
Critico anche Renzo Lusardi, sindaco di Tornolo, contrario alla nuova tassazione: «Già si fatica a fare manutenzione alle seconde case… se poi si viene ulteriormente penalizzati, le persone smetteranno di investire e i borghi si spopoleranno». Lusardi chiede quindi misure specifiche per le aree interne: «I Comuni montani – dichiara – dovrebbero essere esentati da certi aumenti. Anzi, lo Stato dovrebbe incentivare chi vuole recuperare le abitazioni con contributi a fondo perduto. Se aumentano le tasse, viene meno l’entusiasmo».
Sulla stessa linea il sindaco di Compiano Francesco Mariani, secondo cui «il problema non è tassare di più in assoluto, ma non distinguere i contesti. Nei nostri borghi la locazione breve non è speculazione, ma ciò che tiene vivi i servizi. Con l’aliquota al 26% per chi si affida a portali, il rischio è ridurre l’offerta legale proprio dove gli alberghi sono pochi». Il primo cittadino del borgo medievale propone anche un correttivo mirato: «Mantenere il 21% sul primo immobile destinato a locazioni brevi nei Comuni montani e il 26% solo dal secondo in poi. Così si tutela la ricettività familiare senza alimentare abusi».
Condivide le preoccupazioni dei colleghi anche il sindaco di Borgotaro Marco Moglia, secondo cui «un eventuale aumento della tassazione scoraggerebbe le locazioni, soprattutto nelle aree interne dove la seconda casa è spesso affittata per brevi periodi. L’effetto sarebbe negativo ovunque, ma qui il peso si sentirebbe di più. Se si vuole armonizzare l’economia del Paese, bisogna agevolare la permanenza delle persone nei territori di cintura. Mentre l’esenzione dell’Imu penalizzerebbe i Comuni, credo si possa agire su deduzioni e detrazioni fiscali per ridurre l’imposizione senza svuotare le casse locali».
Preoccupazione diffusa
«Non speculazione, ma un modo per tenere vive le case»
Il filo rosso che lega i sindaci della Valtaro si ripropone identico in Valceno: anche qui la proposta è già invisa. La sindaca di Bardi Valentina Pontremoli parla di miopia fiscale: «È una misura che penalizza ingiustamente territori come il nostro. A Bardi gli affitti brevi non sono speculazione, ma un modo per mantenere vive le case e sostenere l’economia locale. Trattare allo stesso modo Milano e Bardi non è equità, è miopia». Per Pontremoli «molte famiglie affittano solo per coprire le spese e tenere vive le abitazioni di famiglia. Se diventasse troppo oneroso, molti rinuncerebbero: le case tornerebbero chiuse, il turismo calerebbe e i paesi si svuoterebbero. Ogni casa abitata qui è un pezzo di comunità che resiste».
Stesso discorso per il sindaco di Varsi, che si unisce al coro sottolineando come l’aumento della cedolare secca rischi di scoraggiare la micro-ricettività locale e di colpire un’economia già fragile. «Nei piccoli centri ogni casa affittata è un presidio contro l’abbandono e una risorsa per mantenere vivi i servizi di base – commenta infatti Giovanni Ilariuzzi -. Penalizzare chi mette a disposizione la propria abitazione per pochi periodi l’anno significa indebolire una delle poche forme di sostegno al turismo diffuso e alla permanenza delle famiglie sul territorio». Insomma, il messaggio è unanime: servono regole fiscali più eque, capaci di riconoscere le differenze tra metropoli e aree interne. «La montagna non chiede privilegi, ma la possibilità di continuare a esistere come comunità, non solo come paesaggio», è il leitmotiv che unisce i sindaci.
Monica Rossi
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