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Intervista

Didi Bozzini, da Parma a Parigi: «L'Inferno di Dante visto con le immagini di Ballen»

Didi Bozzini, da Parma a Parigi: «L'Inferno di Dante visto con le immagini di Ballen»

di Stefano Pileri

30 Ottobre 2025, 03:01

L'Inferno di Dante «riletto» attraverso le foto visionarie di Roger Ballen. Da Botticelli a Blake, ci hanno provato in tanti, in epoche diverse, a illustrare i canti più famosi della Divina Comedia. Ora per la prima volta nella storia dell’editoria, «L’Inferno» viene pubblicato in edizione integrale con un apparato visivo interamente fotografico. Il progetto nasce da un'intuizione del parmigiano Didi Bozzini. E sarà presentato ufficialmente il prossimo 13 novembre al Grand Palais di Parigi, in occasione di Paris Photo, la più grande e importante rassegna della foto d'autore.

Come è nata l'idea di reinterpretare l'Inferno di Dante attraverso la fotografia insieme a Roger Ballen?
«In realtà, si è trattato di un’illuminazione. Roger e io eravamo a Senigallia per la sua mostra “The place of the upside down” e, in una bella mattina del mese di aprile, ho fatto un bagno in mare. L’acqua era talmente fredda che mi si è ghiacciato il cervello. Così, quando sono riuscito a scongelarmi ai raggi del sole, ho pensato che anche il fondo dell’Inferno di Dante è un lago di ghiaccio, il lago Cocito. Da lì l’idea che tanto le fiamme quanto il gelo si trovino nello stesso posto, cioè la nostra mente. E che l’Inferno sia la descrizione di un viaggio mentale, tutto interiore, nel quale il contrappasso rovescia le cose nel loro contrario, come le fiamme in ghiaccio. Esattamente allo stesso modo in cui quello di Roger è un mondo “upside down”, nel quale la fotografia riporta alla superficie dello sguardo ciò che è sepolto nel subconscio».

C'è stato un processo di scambio creativo continuo o avete diviso i ruoli?
«I nostri ruoli sono chiaramente divisi. Roger ha realizzato le foto destinate a illustrare il testo di Dante e io le ho selezionate. Inoltre ho scritto la prefazione e curato la realizzazione del volume».

Perché proprio Ballen come collaboratore per questo progetto? Già altri lavori con lui. Cosa vi unisce? Cosa trova nelle sue opere? Cosa della sua estetica vi sembrava adatta all'universo dantesco?
«Roger è uno dei più grandi fotografi del nostro tempo e io ho avuto il privilegio di curare, oltre a due mostre personali (Macro Roma e Fotografiska Stoccolma), quattro delle sue precedenti pubblicazioni (Theater of the absurd - Asylum of the birds - The House project - The place of the upside down). Al di là dell'ammirazione per la sua estetica originalissima e audace, mi unisce a lui un'amicizia fraterna che è nata e cresciuta proprio grazie alla condivisione del suo modo di concepire il ruolo dell'artista. Le sue opere non rispondono mai a esigenze decorative o formali, ma rappresentano sempre gli episodi di un lungo viaggio interiore. E questo è anche il punto di contatto con il poema di Dante che mette in scena le tappe di una profonda immersione nei meandri dell'Io».

Dove sono state scattate queste immagini? In che occasioni?
«La serie di foto che illustra l'Inferno si intitola "The Theatre of Apparitions" e ha preso origine da uno scatto realizzato in un carcere femminile abbandonato a Johannesburg. Poi, con la collaborazione di Marguerite Rossouw, Roger ha elaborato in studio molte altre immagini che sono nate da una particolare commistione di disegno, pittura e, appunto, la più tradizionale fotografia in bianco e nero».

Come avete scelto le immagini? Ci sono riferimenti precisi a passi specifici dell’Inferno?
«La scelta è stata dettata unicamente dal testo, nella misura in cui le foto di Ballen sono vere e proprie illustrazioni delle scene che si succedono nel corso della cantica. Il libro è una tradizionalissima edizione illustrata dell'Inferno di Dante, con la particolarità che, per la prima volta, non ci sono disegni o dipinti, ma fotografie».

Quali inferni contemporanei avete voluto rappresentare attraverso la lente dantesca?
«In realtà, l'inferno visto con l'obbiettivo di Roger Ballen, più che un luogo o una situazione, è uno stato d'animo. Quello del disorientamento o del turbamento. Più precisamente, quello stato d'animo che Freud definiva con l'aggettivo Unheimlich, vale a dire "perturbante". Una condizione della mente che si produce alla vista di immagini al tempo stesso familiari e inquietanti perché sono state rimosse».

Avete pensato anche a Purgatorio e Paradiso? O l’Inferno sarà un unicum?
«Questa è una domanda che andrebbe rivolta all'editore (POSTCART - Roma , ndr). Roger e io non abbiamo ancora progettato il seguito dell'impresa, ma è chiaro che i due universi, quello dantesco e quello ballenesco, hanno molti punti di contatto»

Dopo «Il terzo giorno» e «The house of the farmer», nuovi progetti su Parma?
«In cauda venenum. La mia posizione critica verso l'establishment e l'attitudine culturale della mia propria città non è un mistero grazie anche ad alcuni articoli apparsi sulle colonne del vostro giornale. Diciamo che far fiorire progetti a Parma non è per me propriamente una sinecura. In questo momento, sono allo studio un paio di iniziative, ma in fase ancora troppo embrionale per poterne parlare pubblicamente».

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