CONCERTO
C’è qualcosa di magico nel modo in cui Francesco De Gregori continua a salire sul palco. Con la stessa naturalezza di chi non ha mai avuto bisogno di dimostrare nulla. Al Teatro Regio, gremito in ogni ordine di posto, il principe della canzone d'autore italiana ha offerto un concerto dal sapore del rito collettivo: oltre due ore di musica, memoria e poesia che hanno attraversato generazioni. Un trionfo.
Il tour «Rimmel 2025» celebra i 50 anni di un disco che ha cambiato la storia della musica d’autore: «Ma non parliamo di celebrazioni. Non mi piace questa parola», afferma De Gregori che ha scelto di affrontare la serata senza orpelli né nostalgie, con la voce ancora graffiante e quella presenza sul palco sobria, ironica, autentica, da sempre sua. Con lui, una band di famiglia. La sua band: Guido Guglielminetti (basso e contrabbasso), Carlo Gaudiello (pianoforte), Primiano Di Biase (tastiere e fisarmonica), Simone Talone (percussioni), Paolo Giovenchi e Alessandro Valle (chitarre e mandolino). Infine le coriste, Francesca La Colla e Cristina Greco. Artisti affiatati, capaci di costruire attorno al cantautore una cornice elegante e vigorosa, in perfetto equilibrio tra rispetto filologico e libertà interpretativa.
L’intero album «Rimmel» è stato eseguito come un viaggio nella memoria: da «Pablo» a «Il Signor Hood», da «Pezzi di vetro» a «Buonanotte fiorellino». Sorriso sornione, timbro inconfondibile, De Gregori ha intonato il brano che dà il titolo al disco, donando ogni parola al suo pubblico con la stessa intensità di mezzo secolo fa. l concerto è proseguito con i grandi classici di una carriera monumentale:«Generale», «La donna cannone», «Nino», «Sempre e per sempre». Canzoni che hanno accompagnato la vita di intere generazioni e che ieri sera hanno trovato nel Regio una nuova, potente risonanza. Nel suo concerto è stato evidente più che mai come non serva spettacolarità quando si hanno voce e repertorio che possono unire un teatro intero. De Gregori non cerca il facile coinvolgimento del pubblico. Non invita a cantare. Ma tutti cantano. Non si agita. Ma riempie la scena come pochi altri artisti. Ogni parola, ogni pausa sembrano avere un peso preciso, un significato personale e universale allo stesso tempo. E quando arriva «Buonanotte fiorellino», il valzer che chiude il concerto, ecco l’ultima carezza di un artista verso la sua gente. Con «Rimmel 2025», Francesco De Gregori non guarda indietro: guarda dentro. E ci porta con sé, ancora una volta, «tra le pagine chiare e le pagine scure» della nostra storia.
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