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l'intervista

Barisoni: «Manovra, bene i conti, ma manca una visione ampia del Paese»

Barisoni: «Manovra, bene i conti, ma manca una visione ampia del Paese»

di Andrea Violi

30 Novembre 2025, 03:01

La geopolitica che cambia rapidamente, un panorama di incertezza che penalizza le imprese, la manovra, il risiko bancario, i mercati alle prese con l'effetto Intelligenza artificiale: sono i temi «caldi» che Sebastiano Barisoni, vicedirettore esecutivo di Radio24, affronta nella nostra intervista. Temi che emergeranno durante la presentazione di Top Imprese Parma, mercoledì 3 dicembre. Dopo l'intervento di Enrico Mentana, direttore del Tg La7, Barisoni guiderà la tavola rotonda con gli imprenditori di Parma sul tema «Scenari di business: riflessioni e nuove prospettive sulle strategie per i mercati esteri».

I dati di Top Imprese Parma sono riferiti al 2024; ora siamo verso fine 2025. Com'è l'evoluzione dell'economia e cosa devono aspettarsi le imprese?

«Lo scenario resta di profonda incertezza, che è la “bestia” peggiore per le imprese. Come dico sempre, ci si può proteggere dai rischi, mentre l'incertezza tende a bloccare tutto. Vediamo ancora un anno di difficoltà dell'industria manifatturiera complessiva, non così pesante come gli anni precedenti ma ancora col segno meno. Stiamo aspettando i dati definitivi sull'andamento dell'export: molte stime sembrano dire che un impatto negativo dei dazi ci sarà, ma non un impatto disastroso. Si sta cercando di capire: anche le stime internazionali sull'impatto dei dazi adesso sono più prudenti; mesi fa erano più negative. Il punto vero per le imprese italiane resta il tema della produttività, che - come ha recentemente ricordato il Centro Studi di Confindustria - per le grandi imprese è superiore ai nostri concorrenti europei (Francia, Germania e Spagna). Anche per le medie. Andiamo in calo sulle piccole e soprattutto le micro imprese, che però sono una quota importante del nostro panorama industriale. Questi dati dimostrano che le dimensioni contano, per aumentare la produttività: quando sei piccolo hai più difficoltà a fare investimenti in ricerca e sviluppo, ti manca la massa critica. E questo è un tema che va affrontato, non dico necessariamente con le fusioni e le acquisizioni ma va affrontato per esempio anche con le reti di impresa, con modelli di filiera. Bisogna trovare una soluzione perché altrimenti l'impresa piccola e micro, da sola, ha una produttività più bassa delle concorrenti, ma soprattutto rischia di non riuscire ad affrontare queste sfide che abbiamo di fronte. Si parlerà (durante la presentazione di Top Imprese Parma, ndr) anche di come il mondo bancario e creditizio può aiutare le imprese. Il mondo bancario sta facendo uno sforzo per aiutare le Pmi però anche in questo caso le dimensioni aiutano: laddove c'è un'impresa almeno di medie dimensioni hai una maggiore capacità di interloquire con il mondo del credito e hai anche una struttura al tuo interno che è più abituata a farlo».

In questi anni pesano anche gli eventi internazionali. Ci sono segnali positivi sull'Ucraina. In ogni caso, la geopolitica continuerà a pesare per il futuro? È ottimista o non tanto su questo versante?

«L'ottimismo non bisogna mai perderlo. Notiamo qualche evoluzione fragile nel Medio Oriente e alcune evoluzioni (che è ancora presto per commentare) nella crisi russo-ucraina, però si ripropongono tensioni nel Pacifico. Taiwan è una questione tutt'altro che chiusa. Poi c'è il ruolo della Cina, che abbiamo una difficoltà a leggere perché da un lato dice di volersi aprire ma dall'altro sta inondando l'Europa dei suoi prodotti. Ha un problema di consumi interni, che non abbiamo capito se veramente il governo cinese voglia risolvere o preferisca invece dirottare tutto sull'export. E ha un problema di una strategia di competizione su tutti i fronti, anche ad alto valore aggiunto, con gli Stati Uniti. L'ottimismo non si perde mai ma sicuramente viviamo in una situazione geoeconomica molto più complessa rispetto a dieci anni fa. Anche da questo punto di vista la gestione del rischio per le imprese diventa qualcosa di diverso rispetto al passato, quando la gestione del rischio era tutto sommato abbastanza tradizionale».

È notizia di questi giorni: il rating dell'Italia da parte di Moody's è migliorato dopo 23 anni. Ci sono sempre tanti fattori alla base di questo: la stabilità di governo ma anche quali altri?

«Sicuramente la stabilità di governo pesa. Secondo me la parte più virtuosa, anche di questa manovra, è la tenuta sotto controllo dei conti pubblici, l'uscita dalla procedura di infrazione un anno prima del previsto. Questo viene riconosciuto dalle agenzie di rating. In questo momento è la Francia a destare preoccupazione sulla tenuta del debito e più che altro sull'andamento del deficit. L'Italia non è tanto virtuosa come crescita (perché abbiamo una crescita sotto la media europea) ma è più virtuosa di tanti altri Paesi nella gestione dei conti pubblici».

Siamo sempre stati la «Cenerentola d'Europa»...

«Attenzione: sulla crescita economica siamo tornati ad essere la Cenerentola. Siamo terz'ultimi quest'anno e l'anno prossimo saremo penultimi. Siamo più virtuosi invece sul fronte dei conti pubblici. La Francia quest'anno cresce più di noi, la Spagna ci ha distaccato da tempo, la Germania cresce meno di noi ma nella media europea ahimè siamo terz'ultimi secondo le previsioni quest'anno. Non è tutto bianco e nero. L'andamento dei conti pubblici per noi è importante. Sul fronte della crescita economica, purtroppo siamo tornati allo zero virgola, nonostante il contributo che ancora c'è del Pnrr. È un problema che va di nuovo a riguardare la nostra produttività e il fatto che, più di altri Paesi, noi siamo molto legati alla Germania».

Un pro e un contro della manovra: qual è il suo giudizio?

«Un aspetto pro l'ho anticipato: migliora i conti pubblici e ci fa uscire dalla procedura di infrazione. Un “contro” è il fatto che per il recupero del potere di acquisto, per una spinta, c'è poco perché non è dall'aliquota che arriverà una spinta all'economia. Manca - come chiedeva invece Confindustria - una visione un po' più ampia del Paese, quindi i settori strategici su cui investire, una visione a tre anni. Pensiamo all'Ilva: siamo in alto mare nel capire che ne sarà dell'acciaio italiano».

La presentazione di Top Imprese Parma sarà nella sede di Crédit Agricole. Nelle cronache economiche spicca il «risiko bancario»: c'è una rivoluzione in atto?

«In generale il processo di consolidamento bancario è anche nell'ordine delle cose. Trovo un po' singolare che da un lato si chieda un'Unione bancaria ma poi ogni Paese - anche l'Italia e la Germania - sia molto attento a erigere barriere quando ci sono operazioni transfrontaliere tra banche. Dobbiamo decidere: se vogliamo dei colossi bancari che competano con quelli internazionali, vanno fatte anche le fusioni. Questo in generale, dopodiché non sfugge a nessuno che questa operazione di risiko bancario è partita perché le banche vengono da anni di utili record e quindi c'era anche fieno in cascina».

Si parla spesso di intelligenza artificiale. Sui mercati è anche «pesante»: ci sono investimenti, quotazioni alte... ma c'è il pericolo di bolla?

È quello che vorremmo sapere tutti perché si alternano i giudizi di quotazioni troppo alte rispetto ai ricavi - quindi livelli di bolla, per i livelli raggiunti soprattutto sul Nasdaq - a valutazioni secondo cui è normale che in un settore che sta nascendo ci siano all'inizio centinaia di miliardi di investimenti e poche decine di miliardi di ricavi. Noi vediamo essere un po' rapsodica anche la Borsa: ci sono giorni in cui penalizza i titoli tecnologici, che poi tornano a recuperare... La mia idea? Siamo di fronte non dico a una bolla ma sicuramente a una scommessa. Tutte le scommesse possono essere vinte o perse. Non dico che siamo sicuri che ci sia una bolla: i valori rispetto agli utili attesi non sono ancora così assurdi com'erano durante la Dotcom. Ma è sicuramente una scommessa».

Andrea Violi

© Riproduzione riservata

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