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L'intervista

Sandro Melli: «Pisa-Parma, ricordi nel bene e nel male: l'infortunio e quel gol in A»

Sandro Melli: «Pisa-Parma, ricordi nel bene e nel male: l'infortunio e quel gol in A»

di Matteo Poletti

07 Dicembre 2025, 03:01

L’attesa per Pisa-Parma è carica di storia per i colori crociati, soprattutto per chi l’ha vissuta in campo. Alessandro Melli, uno dei simboli del Parma, ha un legame indissolubile con questa trasferta. L’ex attaccante gialloblù riavvolge il nastro dei ricordi, tra l’emozione della rete e il trauma del suo primo grande stop a 16 anni, per poi proiettarsi sull’attualità, analizzando il Parma di Carlos Cuesta con un occhio di riguardo per il Pisa di Alberto Gilardino.

Ha segnato nell’ultimo (e finora anche unico) Pisa-Parma di Serie A. 18 novembre 1990, vittoria per 2-0, lei e Osio in gol e Taffarel che para un rigore a Piovanelli.

«Feci un gol in spaccata di destro nell’angolo basso, ma rischiammo di pareggiarla per un rigore causato da Zoratto e Cuoghi su Simeone. Taffarel lo parò, poi vincemmo 2-0 con una punizione magistrale di Osio all’incrocio dei pali».

Quattro anni prima, invece, a Pisa subì un grave infortunio al ginocchio causato da Davide Lucarelli.

«Fu traumatico: il mio primo grande infortunio a 16 anni in una delle prime partite da titolare. Ci misi sei mesi a tornare in campo: ai tempi la rottura del ginocchio non era come adesso. Ma si riprese bene: paradossalmente, è quello che sta meglio dei due. Andai a Lione per operazione e fisioterapia e ho anche dei ricordi belli di quell’esperienza».

Arrivando al presente: quali differenze vede tra il Parma di Carlos Cuesta, al secondo anno in Serie A, e quello di Nevio Scala, neopromosso nel 1990?

«Noi avevamo più qualità come squadra. Taffarel era il portiere della nazionale brasiliana, Grun era nella nazionale belga, Brolin con la Svezia aveva appena fatto un mondiale ad alto livello. Anche io, Minotti, Apolloni e Zoratto siamo arrivati in nazionale. Mi auguro che anche questi ragazzi riescano a ritagliarsi una carriera di un certo tipo e, soprattutto, a fare in modo che il Parma rimanga in A».

Come lo vede nella lotta salvezza?

«Se la giocherà fino in fondo con quelle 5-6 squadre al suo livello: Pisa, Verona, Lecce, Genoa, forse anche Cagliari e Cremonese. La Fiorentina, alla lunga, uscirà dal discorso perché ha un tasso tecnico molto più importante. Bisogna sperare che il Parma abbia la forza di tenere botta fino in fondo, ma soprattutto che a gennaio la società migliori una squadra che ha delle lacune».

Dove?

«In fase offensiva: produce poco e concretizza ancora meno. Ma credo che sia una questione di tutti i reparti. Si può salvare anche con questa rosa, ma dovrà lottare fino in fondo: se riesce a migliorarla, avrà qualche possibilità in più».

Chi vede come gli attuali Melli, Osio e Brolin? Naturalmente se ci sono....

«Pellegrino è un giocatore d’area con le qualità per poter diventare importante, ma ha bisogno che la squadra produca di più, alzando il baricentro, e non lo lasci abbandonato o lontano dall’area di rigore. Speriamo che Cutrone ritrovi un po’ di smalto e che Ondrejka, dopo l’infortunio, torni a dare un po’ di fantasia davanti, visto che scarseggia».

Cosa ne pensa del Pisa di Gilardino, altro ex crociato? A cosa dovrà fare attenzione il Parma?

«Gilardino è un allenatore che mi piace per l’atteggiamento e per come fa giocare una squadra che, come il Parma, non ha grandissime qualità, ma che è più consapevole del suo ruolo. La partita si giocherà su poche palle gol e probabilmente finirà 1-0, 0-1, 1-1. Come a Verona, bisognerà sfruttare bene gli episodi a favore».

Matteo Poletti

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