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Rkomi, successo al Regio tra hit e monologhi sinceri

Rkomi, successo al Regio tra hit e monologhi sinceri

11 Dicembre 2025, 03:01

Una confessione collettiva, un rito che chiede ascolto più che applausi. Questa è stata l’impressione avuta durante la serata che Rkomi ha dedicato a Parma: un ingresso in punta di piedi, quasi timido, ma capace di riempire lo spazio come un’onda lenta e inevitabile.

Il tour «Mirko nei teatri» è un ripensamento profondo della sua identità artistica, un «decrescere» che non è rinuncia ma scelta. Al Regio questo spirito si è percepito chiaramente sin dai primi minuti, quando l’artista ha attraversato la platea partendo dal fondo, illuminato da una lama di luce calda, stringendo mani, scambiando sorrisi, accorciando distanze che nella musica urban sembravano ormai codificate. È il gesto simbolico che meglio racconta il suo momento: prima l’uomo, poi il personaggio. La scenografia è essenziale: pochi elementi, luci calibrate, movimenti ipnotici. Un palcoscenico pensato per far parlare le parole. E le parole parlano, nella notte emiliana.

La serata si apre con «Io in terra», dichiarazione d’intenti che vibra in sala come una richiesta di sincerità. Ma quando comincia «Vuoi una mano», l’artista offre al Teatro Regio qualcosa di più delle semplici cinque dita. Via la giacca, addominali in vista: «Ora i fan mi fanno le feste», canta. È proprio così, soprattutto le fan, in questa specifica parte dello show. «Apnea» e «Cancelli di mezzanotte» trasformano la platea in un unico nucleo pulsante. Il teatro si illumina di smartphone, un cielo stellato dentro una sala d’opera: non disturbano, anzi sembrano parte del disegno. Il pubblico parmigiano risponde con calore ma senza invadenza: sembra quasi voler proteggere la fragilità che Rkomi mette in scena, soprattutto nei monologhi che separano i vari atti. Sono frammenti di vita raccontati con una trasparenza sorprendente: la fame degli inizi, la gabbia del successo esploso con «Taxi Driver», la vulnerabilità che lo ha spinto verso «Decrescendo», disco che rappresenta la sua svolta più autentica. A metà spettacolo compare la gabbia di ferro da cui intona «Mai più»: immagine potente, metafora dichiarata delle aspettative e dei giudizi che negli ultimi anni lo hanno soffocato. Segue «Ossigeno», una liberazione scenica e personale. Non mancano i momenti di grande energia sul palco: «Dieci ragazze» diventa un inno cantato a voce piena da un teatro che non ha paura di alzarsi in piedi. La forza del live però non risiede nell’esuberanza ma nella capacità di rallentare, di trasformare un concerto in un’esperienza di ascolto. Sul finale arrivano le hit, da «Insuperabile» a «La coda del diavolo», ripensate in chiave più intima ma sempre trascinanti. Rkomi lascia il Regio con un sorriso quasi incredulo. Nessuna posa, nessuna ricerca del colpo a effetto: solo la consapevolezza di essere, finalmente, «Mirko». E forse è proprio questo il regalo più prezioso della sua tournée nei teatri: restituire alla musica la verità del suo nucleo essenziale e al pubblico la possibilità di sentirsi parte di una storia che continua a crescere proprio mentre sceglie di decrescere.

Pietro Razzini

© Riproduzione riservata

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