CONFAGRICOLTURA
Il fronte caldo delle proteste a Bruxelles. L’impegno per la tenuta «in buona salute» del settore del Parmigiano Reggiano e poi la trattativa per il prezzo del pomodoro da industria e la valutazione delle strategie adottate, sino ad oggi, per contrastare la peste suina africana. Sguardo poi anche su cerealicoltura e viticoltura. Roberto Gelfi, presidente di Confagricoltura Parma, affronta alcuni dei principali temi dell’agricoltura locale, nazionale ed europea all’inizio del nuovo anno.
A dicembre migliaia di agricoltori sono scesi in piazza a Bruxelles. Alla luce di quelle proteste che 2026 auspica per il settore primario?
«L’auspicio è che le ragioni della protesta agricola siano comprese e appoggiate dalla Commissione europea perché un’agricoltura forte è presupposto di stabilità economica, di sicurezza e sovranità alimentare, di coesione sociale fra i territori e di protezione contro possibili minacce esterne. In questo quadro non ha alcun senso, come prevedono attualmente le strategie della Commissione Ue, ridurre gli incentivi al settore primario e frantumare la politica agricola unitaria dell’Ue in tante politiche agricole nazionali col rischio che siano inefficaci e diventino contraddittorie, se valutate su scala continentale. Il settore primario si confronta con le agricolture di Argentina, Australia, Canada, Cina, Russia, Usa: la sfida si può raccogliere e vincere solo con una forte coesione».
Come sta il comparto del parmigiano. Per mesi si è temuto un forte impatto dei dazi, quali sono gli scenari?
«La situazione attuale del comparto del parmigiano è ancora positiva, ma lo sforzo richiesto a chi deve «governare» tale comparto, in primis ai produttori, è di guardare oltre l’orizzonte dei 4-8 mesi, per intravedere i rischi che potrebbero dipendere da un aumento produttivo oltre l’1,5-2,0% su base annua; da un incremento della “forbice” tra i prezzi al dettaglio del parmigiano e dei suoi competitor sul mercato nazionale; da un andamento delle esportazioni che non sia in grado di controbilanciare la contrazione delle vendite verso la grande distribuzione organizzata nazionale; da un appesantimento delle scorte di prodotto che veda, in futuro, un aumento, nei magazzini, delle stagionature più lunghe e da un crollo attuale delle quotazioni del latte spot. In buona sostanza un presente in ottimo stato, un futuro prossimo (4-8 mesi) ancora positivo, ma con qualche preoccupazione più in là nel tempo, a meno che si adottino adeguate contromisure».
Nel 2025 già a fine gennaio fu sottoscritto il prezzo del pomodoro da industria nel Nord Italia. Com’è la situazione quest’anno? Sono già iniziate le trattative?
«Già in settimana ci saranno importanti incontri tra parte agricola ed industriale. Dopo un 2025 contraddistinto da valori molto elevati per quantitativi contrattati e superfici investite, valori poi «ammorbiditi» dall’andamento della campagna, nel 2026 sarà importante effettuare una buona programmazione che tenga conto del necessario equilibrio tra domanda di prodotto, da parte delle industrie, ed offerta, da parte delle Op. Un fattore certamente positivo per il settore è il recente adeguamento delle regole statutarie dell’Oi Nord Italia che ha ulteriormente rilanciato l’importante ruolo dell’organizzazione interprofessionale».
Peste suina africana. Come giudica i provvedimenti adottati sino ad oggi?
«Sul fronte della Psa rimaniamo piuttosto perplessi rispetto alla scarsità dei mezzi economici messi a disposizione: servirebbe un approccio che privilegiasse un depopolamento “professionale” ed un monitoraggio delle carcasse sempre più costante. Appare ancora poco efficace il coordinamento fra regioni limitrofe, mentre si percepisce un’incomprensione latente fra Stato Nazionale e Regione Emilia-Romagna, con in mezzo il commissario all’emergenza Psa. Anche il coinvolgimento delle organizzazioni professionali agricole, con opportune informative sull’andamento della epizoozia, si è rarefatto nel tempo, contribuendo ad alimentare un clima di incertezza. Tutto questo non ha impedito che la malattia arrivasse a Reggio Emilia, dopo aver investito Piacenza e Parma. Così la suinicoltura emiliana è messa in grave difficoltà e qualcuno comincia a chiedersi se ci sarà ancora un futuro».
Che anno potrà essere, il 2026, per il settore cerealicolo?
«Un anno molto delicato. La cerealicoltura, nonostante una produzione di buona qualità, ha fatto registrare margini sempre più ristretti per gli agricoltori, penalizzati dalla volatilità dei mercati globali. Questo significa che si tratta di una coltura sempre meno allettante, quasi in perdita. Servono strumenti di supporto, altrimenti il settore è a rischio. Segnali confortanti sono arrivati, proprio in chiusura d’anno, dalla conferma dell’accordo di filiera sul grano duro con il Gruppo Barilla, sottoscritto in Regione».
Il vitivinicolo parmense nel corso del 2025 ha dimostrato, anche tramite l’attività del Consorzio dei vini dei Colli, una certa vitalità. Cosa serve per far crescere ulteriormente il comparto?
«La strada intrapresa è interessante. La viticoltura, anche a Parma come a livello nazionale, ha sofferto per le contrazioni di mercato. Tuttavia il comparto nel 2025, grazie anche all’attività del Consorzio, ha dimostrato una certa vitalità. Proprio le proposte del Consorzio – in termini di aggiornamento del disciplinare e di valorizzazione commerciale - fanno ben sperare per una crescita del vino made in Parma».
Il 2025 appena concluso è stato l’anno in cui si è celebrato l’80° di fondazione di Confagricoltura Parma. Che bilancio traccia?
«È stata una “cavalcata” ricca di momenti significativi e per la quale ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo, con una conclusione, nell’assemblea annuale al teatro Regio, che ha dimostrato l’importanza del nostro settore economico e l’autorevolezza della nostra organizzazione professionale. Nell’anno dell’80° abbiamo voluto dialogare con il mondo esterno per riaffermare una volta di più la centralità dell’agricoltura non solo nel sistema economico di Parma, ma nell’insieme dei valori storici, tradizionali e sociali che caratterizzano Parma e la sua provincia, il suo passato, il suo presente ed il futuro che ancora l’attende».
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