Gioventù olimpica parmense
Erano i tempi in cui, prima di una gara, «ci si cambiava in macchina o in un pollaio». In cui il cuore correva oltre ogni ostacolo, superando la tecnica. I campioni, le vittorie, le sconfitte scorrono in bianco e nero sullo schermo predisposto nella sala consiliare del Municipio. Le immagini sono il punto di partenza per ripercorrere la storia dello sport del nostro territorio. La storia della Gioventù olimpica parmense, che ieri si è riunita in Comune in occasione del passaggio della Fiamma olimpica. «Tanti anni fa, dopo le Olimpiadi del 1972, un gruppo di insegnanti e tanti giovani - inizia a raccontare il Maestro dello sport Carlo Devoti - decise di fondare la Gioventù olimpica parmense: un gruppo che voleva vivere più intensamente lo spirito, l'educazione e i valori dello sport».
Valori che accompagnano il mondo intero, anche oggi, in quella corsa ad ostacoli che è la vita. «Amicizia, rispetto reciproco e di sé, passione, educazione, coraggio». L'elenco di Devoti sembra infinito, segno di quanto l'attività sportiva possa insegnare. Lo sa bene Mauro Checcoli, presidente dell'Accademia olimpica nazionale - alle spalle ha sei Olimpiadi, di cui due vinte - e ospite speciale in Municipio: «Quando de Coubertin inventò le Olimpiadi moderne aveva ben chiaro il loro valore - sottolinea - anche pedagogico: lo sport permette di avere una vita sana e felice, perché coinvolge corpo e mente. Mente e passione».
Testa e cuore. Un legame indissolubile. In campo, in gara, fuori. Così lo sport diventa a tutti gli effetti un gesto di altruismo, un atto politico. «La Fiamma olimpica sta portando a Parma e in tutta Italia un messaggio importante - dichiara il sindaco Michele Guerra - di sport, cultura e pace». Un passaggio del testimone: «Davanti a eventi di questo tipo si tende a parlare di indotto economico - riflette Marco Bosi, assessore allo Sport -, dietro però c'è un fortissimo messaggio che passa alle giovani generazioni». La Fiamma «è anche una questione di sostanza», come ha ricordato Michele Alinovi, presidente del Consiglio comunale. Basta guardarsi attorno per capire che «i valori della pace e della lealtà sono stati soppiantati dalla legge del più forte - prosegue -: i valori olimpici ci dicono un'altra cosa, che la competizione c'è, ma l'altro non è mai un nemico, bensì un avversario con cui confrontarsi e da cui imparare».
A riempire le sedute della sala consiliare, sportivi, ex sportivi, insegnanti di educazione fisica. E anche i sindaci della Provincia, per ricordare «l'impegno che il nostro territorio ha sempre messo nel campo sportivo - ricorda Franco Torreggiani, in rappresentanza della Provincia -. Da sempre abbiamo creduto nel valore educativo dello sport». Intanto, le immagini dietro scorrono raccontando la storia della Gioventù olimpica parmense. I gesti atletici di quei giovanissimi - semplici, con scarpe da ginnastica che oggi sembrerebbero impossibili da indossare - riportano indietro nel tempo. E il ricordo va subito a due Maestri dello sport, due punti di riferimento: Luigi Cortesi e Ruggero Borromei. Basta pronunciare i loro nomi e l'effetto sorriso è assicurato: dal Municipio parte un applauso che sembra infinito. «I valori olimpici e dello sport sono stati alla base di tutta la vita di mio padre - ricorda Isotta, la figlia di Cortesi -, come insegnante, preparatore, genitore». Serve cuore: «Ruggero portava avanti tutti, i bravi e i meno bravi - raccontano Alessandro e Lucia, figlio e moglie di Borromei - e dava a tutti la stessa importanza. Per lui ciò che contava era la passione». Ed ecco svelato il segreto: per ottenere i risultati «basta emozionarsi».
A.P.
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