Il piccolo Eitan, il bambino israeliano di 6 anni unico sopravvissuto della sua famiglia alla tragedia del Mottarone a maggio, sarebbe stato «rapito» dal nonno materno e portato in Israele. Il bimbo, da mesi conteso tra la famiglia materna e la zia paterna che vive a Pavia ed ha la sua tutela dopo la morte dei genitori, «oggi non è stato riportato all’orario stabilito dopo un incontro con i famigliari della mamma», spiegano i legali della sorella del papà, Aya Biran Nirko. «Siamo sconvolti e increduli che siano arrivati a tanto», ha detto all’ANSA l’avvocato Armando Sibari che, con Cristina Pagni e Massimo Saba, assiste la signora Biran, mentre il capo della comunità ebraica di Milano, Milo Hasbani, «conferma» che il piccolo «è arrivato in Israele».
"Lo sentivo che quella famiglia avrebbe fatto qualcosa sporco"
(ANSA) - MILANO, 12 SET - «Me lo sentivo che quella famiglia avrebbe fatto qualcosa di sporco per aggirare la legge italiana». Esordisce così, in un’intervista al Corriere, Or Nirko, lo zio materno di Eitan, il bambino unico sopravvissuto alla strage del Mottarone. «Arrivare però al punto - prosegue - di organizzare un sequestro vero...che dire? Siamo disperati». «La sua vita - aggiunge -era già fin troppo difficile, non meritava altra sofferenza».
Dopo la tragedia del 23 maggio scorso, in cui persero la vita i genitori, il fratellino e i bisnonni di Eitan Biran, 6 anni (in tutto morirono 14 passeggeri della funivia precipitata) il piccolo è stato affidato dal Tribunale di Torino alla zia paterna, Aya Biran, che vive in provincia di Pavia con il marito, Or Nirko, e due figlie che frequentano le stesse scuole di Eitan. Cosa su cui non erano d’accordo i genitori di Tal Peleg, la mamma del piccolo.
«Purtroppo i Peleg avevano in custodia il passaporto israeliano di Eitaan - precisa lo zio -. Noi lo abbiamo chiesto indietro, e il giudice tutelare aveva stabilito una data per la restituzione, il 30 agosto. Ma non ce lo hanno dato e così, visto che ai nonni materni non è stato revocato il diritto di visita, come avevamo chiesto, è andata come è andata». «La loro posizione - aggiunge - è stata subito antagonistica. Dicevano che con noi sarebbe cresciuto senza legami con la sua identità. Ma meglio vivere con una famiglia come quella? In Israele il nonno ha avuto una condanna per abusi domestici».
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