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Vanzaghello

Coppia trovata morta, omicidio suicidio nel Milanese. Giallo nel Pesarese, 67enne deceduta da giorni

Coppia trovata morta nel Milanese: lei in strada, lui in casa

11 Giugno 2022, 18:06

Ha preso la pistola, una delle tante presenti nell’abitazione, e ha prima ucciso con un colpo alla tempia Franco Deidda, il proprietario di casa, genovese di 62 anni, e poi è andata sul balcone. Lì ha rivolto l’arma contro di sè ed è precipata in strada dal secondo piano. E’ stata una vicina di casa a dare l’allarme dopo aver visto Daniela Randazzo, 57enne di Busto Arsizio (Varese), riversa per terra senza vita. E’ stato un omicidio-suicidio quello avvenuto questo pomeriggio in via Arno a Vanzaghello (Milano), comune al confine tra la Lombardia e il Piemonte.

Inizialmente gli investigatori hanno lavorato a una duplice ipotesi, quella dell’omicidio suicidio e quella del duplice suicidio ma alla fine sono arrivati alla conclusione che sia stata la donna a fare fuoco due volte, prima contro l’uomo - con cui è ancora da chiarire l’esatto rapporto - e poi contro di sè.
Erano circa le 15 quando una donna residente in via Arno 2, stesso civico delle vittime, ha telefonato al 112 per dare l'allarme. «Ho sentito degli spari, correte», poi un’altra persona ha telefonato, dicendo di aver trovato un cadavere in cortile. Secondo la sua testimonianza, stava spazzando il pavimento di cemento condominiale, tra il silenzio di un sabato pomeriggio della sua palazzina gialla nella zona residenziale di Vanzaghello, quando ha girato l’angolo e ha effettuato la prima macabra scoperta. La 57 enne Daniela Randazzo, di Busto Arsizio (Varese), priva di vita. Sul posto si sono precipitati i soccorritori del 118 con un’ambulanza e i carabinieri della Compagnia di Legnano (Milano). A terra, proprio sotto un terrazzino di una casa di corte, hanno trovato il corpo della donna, riverso in una pozza di sangue. Accanto al cadavere, un revolver. Nell’abitazione corrispondente al terrazzino, i carabinieri hanno scoperto il corpo senza vita di Franco Deidda, genovese di origine e istruttore di tiro. Sul suo corpo l’evidente e inconfondibile segno di un colpo di pistola alla tempia. A quanto emerso dai primi riscontri i due non vivevano insieme, i vicini di casa hanno riferito di non aver mai visto la donna trovata morta sul piazzale della palazzina. Cosa sia successo è ancora al vaglio degli inquirenti, il medico legale è arrivato sul posto per i primi rilievi intorno alle 18, mentre i carabinieri del Sis erano già al lavoro da qualche ora. Visto il ritrovamento della possibile arma del delitto accanto alla donna, risultata regolarmente detenuta da Deidda, è ipotizzabile che la donna, forse al termine di una discussione, abbia colpito il 62 enne e poi sia corsa verso il terrazzo per spararsi cadendo poi nel vuoto con l’arma ancora tra le mani. L'uomo, da tempo si era trasferito a Vanzaghello dopo la fine del suo matrimonio, circa un anno fa. Sempre a Vanzaghello, il 16 maggio scorso, era stato trovato cadavere un giovane, abbandonato in una piazzola di sosta della superstrada Ss 336. La vittima era stata brutalmente picchiata e aveva segni di bruciature di sigaretta sul corpo.

Giallo nel Pesarese, 67enne trovata morta insanguinata. Deceduta da giorni

E’ un giallo la morte di Giannina Fucili, 67 anni, trovata cadavere tra chiazze di sangue e liquidi biologici sul divano di casa, un’abitazione cielo-terra a Barchi, borgo in provincia di Pesaro Urbino, confluito nel Comune di Terre Roveresche. Il decesso risale a diversi giorni fa e dall’esame del corpo, in avanzato stato di decomposizione, non è stato possibile individuare le cause della morte, anche se non ci sono segni di ferite da arma da taglio o corpi contundenti. Al piano superiore c'era l’anziano compagno della donna, Antonio Pazzaglia, ultraottantenne e in stato confusionale: probabilmente non mangiava da giorni.
Tutte le ipotesi sono aperte: un malore, un’emorragia interna, ma non si esclude neppure l’omicidio. Per capire che cosa è successo, il pm di Pesaro Maria Letizia Fucci ha disposto l'autopsia che sarà effettuata lunedì prossimo dal medico legale Marco Palpacelli: dovrà accertare, tra l’altro, se ci sono altri segni di violenza e fare esami tossicologici. I carabinieri in queste ore stanno ascoltando tutti i possibili testimoni: la coppia abitava nel centro del paese, davanti ad un bar e vicino ad altre case. Molto noti a tutti, non si vedevano in giro da qualche giorno. L’ultimo contatto con il fratello di lui risale a una decina di giorni fa: ieri era passato e aveva notato dei pacchi di pasta e generi alimentari lasciati dalla Caritas davanti casa, ma, non vedendo l’automobile, ha pensato che Giannina e Antonio fossero fuori. Poi aveva provato a chiamarli, trovando il cellulare staccato. A quel punto ha avvisato il figlio della donna che ha mandato un amico a controllare: è stato lui a dare l’allarme. Sul posto i vigili del fuoco, il 118, che ha prestato i primi soccorsi all’anziano, e i carabinieri. Poi è arrivata anche il sostituto procuratore Fucci: ma da Antonio non è stato possibile avere un racconto coerente di quello che era successo, tanto che alla fine è stato ricoverato all’ospedale di Fano. Ha vari problemi di salute e non è sottoposto a misure cautelari. In casa per tutta la notte sono andati avanti gli accertamenti di polizia scientifica, ma agli investigatori spetta anche il compito di ricostruire tutti i tasselli della vita della coppia, che viveva modestamente nella casa di Barchi, di proprietà della madre di lei, con la pensione di lui, ex carrozziere, più un assegno di accompagno. Una convivenza che durava da anni, anche se con segni di tensione.
Sgomento e incredulità a Barchi, un migliaio di abitanti, dove tutti si conoscono. La zona intorno alla casa è stata transennata: tra la gente anche il figlio, in lacrime, di Giannina. Per la casa Internazionale delle Donne, anche se ci sono accertamenti in corso, si tratta dell’ennesimo femminicidio, il secondo in 24 ore. «Cinquantacinque donne dall’inizio del 2022 secondo l’Osservatorio Nazionale Femminicidi Lesbicidi Trans*cidi di Non Una di Meno» rileva in una nota. «Nel giorno del Pride di Roma e mentre alla Casa Internazionale delle Donne diamo voce ad autrici e scrittrici anche su questi temi con Feminism5, la fiera dell’editoria femminile - commenta la presinte Maura Cossutta -, facciamo appello a istituzioni e società civile per fermare questa strage. E chiediamo ai media di chiamare le cose con il loro nome: questi sono femminicidi, donne morte a causa della violenza patriarcale maschile. Il Parlamento approvi subito il ddl Zan contro discriminazioni e violenza».

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