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Mal'aria

Legambiente: Torino, Milano e Asti le città più inquinate del 2022. Parma non è tra le peggiori, ma deve lavorare in vista del 2030

30 Gennaio 2023, 17:23

In Italia 72 città sarebbero risultate fuorilegge nel 2022 per salute umana in relazione alla quantità di polveri sottili Pm10 avendo superato il limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come media annuale di 20 microgrammi per metro cubo di aria. Lo afferma Legambiente nel rapporto «Mal'aria di città 2023: cambio di passo cercasi» sull'inquinamento atmosferico in 95 centri.

Per il Pm10, particolato prodotto in prevalenza dal riscaldamento, sarebbero solo 23 su 95 (il 24% del totale) le città che non hanno superato la soglia di 20 g/mc.
Secondo Legambiente, alcune città devono lavorare di più per ridurre le loro concentrazioni di inquinanti e adeguarsi ai nuovi limiti stabiliti dall’Unione europea, che entreranno ufficialmente in vigore il 1 gennaio 2030 (20 g/mc da non superare per il Pm10, 10 g/mc per il Pm2.5, 20 g/mc per l'NO2). Limiti che tuttavia sono meno rigidi di quelli dell’Oms.

È Torino la città che indossa la «maglia nera» in Italia per il maggiore inquinamento di particolato (PM10) nel 2022. Il poco invidiabile primato è stato ottenuto a causa dei 98 giorni di sforamento (50 microgrammi per metro cubo) contro i 35 consentiti dalla normativa. Al secondo posto si piazza Milano dove per 84 volte è suonato l’allarme smog in almeno una centralina. Sul podio c’è Asti. Scorrendo la classifica, poi seguono Modena (75), Padova e Venezia (70). A cui seguono Reggio Emilia (65) e Ferrara (62). Parma è ben sotto, ed è a quota 46. 

Sempre per il PM10, l'analisi delle medie annuali ha mostrato come nessuna di esse abbia superato il limite previsto dalla normativa vigente, ma ciò non è sufficiente per garantire la salute dei cittadini, in considerazione delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei limiti previsti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030. Per il PM10, nessuna città capoluogo dell’Emilia-Romagna avrebbe rispettato la soglia di 20 µg/mc annuale. Lo stesso discorso vale per il PM2.5, tutte le città avrebbero superato la soglia di 10ug/m3 di media annuale che entrerà in vigore nel 2030, con Piacenza che doppia il valore soglia con una media di 22µg/m3 nel 2022.

Per quanto riguarda l’NO2, le città analizzate e di cui è stata ricavata la media annuale sono 94. Dai dati emerge che tutte le città rispettano l’attuale limite normativo (40 µg/mc) ma ben 57 città (il 61% del campione analizzato) non rientrano nel nuovo
valore di riferimento da raggiungere entro il 2030 (20 µg/mc). Se invece si tiene in considerazione il limite posto dall’OMS (10 µg/mc), 91 delle città analizzate (corrispondenti al 97% del totale) ad oggi sforerebbero tale soglia. Infatti, solo Agrigento (8 µg/mc) Siena ed Enna (4 µg/mc) ad oggi rientrano tra i parametri che tutelano la salute umana. Tra le città che hanno riportato i valori medi annui più elevati e che superano ampiamente sia il futuro limite normativo che la soglia dettata dall’OMS (e che quindi dovranno lavorare di più nei prossimi anni per la diminuzione delle concentrazioni) figurano: Milano (38 µg/
mc), Torino (37µg/mc), Palermo e Como (35 µg/mc), Catania (34 µg/mc), Roma (33µg/ mc) Monza, Trento e Bolzano (31 µg/mc), Firenze, Genova e Padova (30 µg/mc). Le città che invece più si avvicinano al limite OMS (concentrazione di NO2
minore o uguale a 10 µg/mc) sono Siracusa, Caltanissetta, Verbania, Brindisi (15 µg/mc), Rieti, Macerata e Sassari (14 µg/mc), Nuoro, Trapani, Oristano e Catanzaro (13 µg/mc), Lecce, Reggio Calabria e Vibo Valentia (12 µg/mc), Ragusa (11μg/mc). 

Secondo l’associazione, «la tendenza di decrescita dell’inquinamento è troppo lenta, esponendo le città a nuovi rischi sanitari e sanzioni». Le città più distanti dall’obiettivo previsto per il Pm10 «dovrebbero ridurre le proprie concentrazioni tra il 30% e il 43% entro i prossimi sette anni, ma stando agli attuali trend di riduzione registrati negli ultimi 10 anni (periodo 2011-2021, dati Ecosistema Urbano), potrebbero impiegare mediamente altri 17 anni per raggiungere l’obiettivo, ovvero il 2040 anzichè il 2030. Città come Modena, Treviso, Vercelli - spiega ancora Legambiente - potrebbero metterci oltre 30 anni. Anche per l’NO2 la situazione è analoga e una città come Catania potrebbe metterci più di 40 anni».

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