Il centro studi sulla Sindone: "Telo appoggiato su una scultura? Usato un software 'ricreativo' non scientifico"
04 Agosto 2025, 18:56
«Gli strumenti e i formati utilizzati nell’articolo rientrano tra quelli comunemente impiegati nella modellazione 3D. Blender, ad esempio, è un software affidabile per la produzione di contenuti multimediali e ricreativi, ma non specificamente progettato per scopi scientifici». Inizia così l’analisi puntuale Del Centro studi internazionali sulla Sindone, che ha sede a Torino, sull'articolo del brasiliano Cicero Moraes sulla rivista Archaeometry, che al sito Live Sciences ha parlato di una «Matrice a bassorilievo» per il Telo, dopo una simulazione 3D.
«Il motore fisico usato per simulare il comportamento del telo sul modello tridimensionale - spiegano gli esperti internazionali del gruppo di studio fondato proprio per la Sindone - agisce secondo modelli che imitano gravità e adattamento del tessuto a una superficie, rappresentata dal corpo 3D. Questa impostazione presuppone che il telo sia stato adagiato sul corpo, ma il modello digitale non prevede un piano di appoggio: sotto il corpo vi è vuoto, come se fosse sospeso nello spazio. Tale condizione influenza il comportamento simulato del tessuto e non corrisponde a un contesto fisico reale. L’inserimento di un piano rigido su cui il corpo fosse appoggiato avrebbe modificato in modo significativo il risultato». «Lo strumento «OrtoOnBlender», utilizzato per generare il bassorilievo, è descritto dall’autore come centrale nel processo. Esperienze precedenti (Balossino- Rabellino) con tecnologie simili hanno evidenziato risultati sensibili alle proprietà del tessuto simulato. La replicabilità di una procedura è condizione necessaria ma non sufficiente per convalidarne la correttezza: un aspetto su cui l’articolo insiste, ma che di per sé non garantisce la validità scientifica delle conclusioni. Questo tipo di simulazioni presentano difficoltà significative nell’essere considerate prova scientifica, men che mai conclusiva». «La discussione - viene precisato - s'inserisce in un tema noto e ancora aperto: la natura della proiezione dell’immagine sindonica. Il passaggio da una proiezione cilindrica (telo avvolto al corpo, con inevitabili deformazioni laterali, assenti sul telo) a una ortogonale (trasferimento verticale dei dettagli, con minime distorsioni, ma non in grado di spiegare la presenza dell’immagine nelle parti non in contatto) comporta implicazioni significative per le ipotesi di formazione. I modelli digitali possono contribuire alla riflessione, ma non sostituiscono l’analisi fisica e chimica del reperto». «Sul piano metodologico, il Ciss - conclude l’analisi -ritiene fondamentale la rigorosa distinzione tra dati accertati e ipotesi, evitando di presentare come certe affermazioni non dimostrate, e la collaborazione interdisciplinare, che integri e rispetti i risultati di tutte le discipline coinvolte, evitando interpretazioni parziali o settoriali».