Egregio direttore, la vicenda che sto per raccontare sembra uscita dai racconti di Kafka, ma è drammaticamente reale e ha per protagonisti un parente della scrivente e l'Usl di Fidenza, nella persona di una impiegata.
Ecco i fatti. Il mio familiare, affetto da gravi patologie, ha presentato domanda di invalidità nel dicembre 2021 e la commissione medica, fatti con tempestività i dovuti accertamenti, ha stilato il verbale esprimendo parere favorevole alla pensione con decorrenza 1° gennaio 2022. Passa il tempo ma dopo più di 6 mesi la pensione non è ancora stata erogata. L'Inps, cui un altro parente aveva nel frattempo chiesto le ragioni del ritardo, ha risposto che la pratica risultava ancora aperta e, dopo un'ulteriore istanza, l'ente gli ha comunicato che mancava un documento fondamentale: il verbale della commissione medica. A quel punto, e siamo a luglio, il parente stesso si è rivolto direttamente all'Usl di Fidenza. La signora dell'ufficio ha risposto candidamente che sì tempo prima lei aveva mandato quel verbale all'Inps ma non si era accorta del mancato invio perché «il sistema informatico in uso deve essere perfezionato». Ha aggiunto che comunque tutto era stato risolto: pochi giorni prima un ispettore dell'Inps aveva sollecitato l'Usl ad inviargli quel verbale e lei aveva provveduto (sì, ma dopo più di 7 mesi!). È stato messo a conoscenza il direttore sanitario delle criticità del sistema informatico rilevate a quel tempo? Nel frattempo nemmeno in agosto, ovvero 8 mesi dopo la data di decorrenza, il mio familiare non ha potuto riscuotere la pensione che era dovuta (con i ratei arretrati e i relativi interessi) perché è venuto a mancare pochissimi giorni prima dell'erogazione. La pessima "gestione" di questa pratica si è di fatto tradotta nella violazione di un diritto del malato e questo a me sembra gravissimo.