lettera al direttore
Caro direttore,
Patrick Boucheron, lo storico a la page della Francia del furbastro Macron, consulente della sfilata lungo la Senna della cerimonia d’inaugurazione dei Giochi Olimpici aveva orgoglioso annunciato: «Un felice bordello, ecco cosa vedrà il mondo della Francia».
Infatti volevano fornire al mondo una dimostrazione di anticonformismo invece è stato tutto pacchiano, volgare, senza alcun senso della misura. Hanno messo in soffitta lo stadio olimpico come palcoscenico, dove lo spirito olimpico imponeva ai registi delle cerimonie d’apertura di rappresentare in questo spazio, carico di simbologia, la capacità di una Nazione di essere protagonista per 3 settimane e di presentarsi al mondo. Ricordiamo cerimonie indimenticabili: Atene 2004, con la rappresentazione della civiltà greca e della storia dei Giochi, Sidney 2000 e Rio 2016 davvero magistrali.
I Francesi, giusto per far capire che lo sport non fosse la loro vera preoccupazione, hanno scelto un fiume la Senna per la “sfilata”, lasciando agli atleti, veri protagonisti di una Olimpiade, un ruolo da turisti domenicali sulle barchette.
Mezzo mondo ha guardato senza capirci niente, un polpettone insipido, che lanciava presunti messaggi d’inclusività.
Ci saremmo aspettati lo sport al centro di un messaggio universale fatto di valori, rispetto, cultura, identità millenarie, nell’incontro di uomini e donne che giocano la partita più importante della loro vita agonistica, che quando vincono piangono davanti alla bandiera che si issa sul pennone mentre suona l’inno nazionale.
I francesi delle élite intellettuali di sinistra hanno invece preferito il bordello: la grottesca rappresentazione dell’ultima cena di Leonardo, dove Cristo ha istituito l’eucarestia è un’offesa al simbolo della tradizione cristiana, solo per l'irrefrenabile voglia di irridere tutto. L'avessero fatto con la religione islamica, è no, l'hanno fatto con la religione cristiana perché sanno che non vi saranno reazioni violente. E poi, la figurazione di Maria Antonietta decapitata che cammina tenendosi la testa fra le mani, plaudendo al regicidio di una donna vittima di un destino più grande di lei.
Spieghiamo alle femministe d’Oltralpe che quello di Maria Antonietta prima ancora che un regicidio fu un femminicidio di cui la Francia dovrebbe vergognarsi.
Dimentichiamo le pagliacciate dell’inaugurazione e ricordiamo invece i sacrifici di tutti i meravigliosi atleti soprattutto quelli delle discipline minori: sono loro lo spirito olimpico, sono loro la bellezza assoluta della competizione, lo sono le loro lacrime, le loro gioie, le loro delusioni.
Avrebbero potuto raccontarci questo, ma hanno preferito le banalità del brutto.
La storia li dimenticherà presto, per fortuna.
Parma, 31 luglio
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