LETTERE AL DIRETTORE
Gentile direttore,
Fa una certa impressione assistere al coro sempre più sicuro di chi dichiara di avere paura dell’intelligenza artificiale. Una paura espressa con tono deciso, spesso definitivo, quasi fosse il risultato di una riflessione profonda. Nella maggior parte dei casi, invece, è semplicemente il contrario: un giudizio rapido su qualcosa che non si conosce. Perché l’intelligenza artificiale, in sé, non odia, non uccide, non distrugge. Non prova invidia, non esercita crudeltà, non decide di premere un grilletto. Non scatena guerre, non alimenta violenza, non genera odio. Tutto questo, da sempre, appartiene all’essere umano.
Eppure, mentre la storia continua a mostrare con chiarezza dove risieda il vero pericolo, si preferisce spostare lo sguardo altrove. Verso uno strumento. Più facile da temere, perché non costringe a fare i conti con noi stessi. L’intelligenza artificiale è esattamente ciò che è: una creazione dell’uomo. Non un’entità autonoma dotata di volontà, ma un’estensione delle nostre capacità. E, inevitabilmente, anche dei nostri limiti. Temerla senza comprenderla non è prudenza. È rinuncia. E, forse, anche qualcosa di più scomodo da ammettere: una forma raffinata di ignoranza, espressa con sicurezza. Il punto, allora, non è avere paura dell’intelligenza artificiale. Non lo è mai stato. Il punto è riconoscere che l’unico elemento davvero imprevedibile, nella storia, resta l’essere umano. Continuare a ignorarlo, per concentrare il timore su ciò che abbiamo costruito, non è solo un errore di prospettiva. È una distrazione pericolosa.
Baganzola, 15 aprile
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