LETTERA AL DIRETTORE
Gentile direttore,
la votazione dei «Luoghi del cuore» promossa dal Fai per tentare di salvare gli ambienti e gli edifici italiani che amiamo, ha permesso a me, e al momento in cui scrivo altre 3000 persone, di scegliere il Casino dei Boschi di Carrega, di proprietà dell'omonima famiglia, fatto costruire dalla duchessa Maria Amalia di Borbone nella seconda metà del Settecento e progettato dall'architetto Petitot su un preesistente chalet di caccia. Nel 1819 Maria Luisa d'Austria incaricò l'architetto Bettoli di farne la sua residenza estiva. La duchessa di Parma fece aggiungere un lungo colonnato con al centro il Casinetto che ospitava il teatrino di corte, credo di non sbagliarmi se scrivo che quest'ultimo è di proprietà pubblica. Mi fermo, ma tutta la storia è davvero interessante e merita di essere scoperta (o riscoperta).
Da anni il parco, grazie a un accordo tra la famiglia Carrega e l'Ente di gestione per i parchi e la biodiversità Emilia Occidentale, è accessibile al pubblico. Si tratta di 900 ettari che ogni giorno, ma in particolare nei giorni festivi, vengono attraversati e goduti da tutti.
Tra i luoghi più suggestivi figura il lago della Svizzera, dove si può beneficiare di un silenzio raro; interrotto, si fa per dire, solo dai cinguettii, dalle immersioni delle tartarughe, da qualche pesce che boccheggia in superficie e dal vento tra le foglie degli alberi. Proprio sulla riva del laghetto è caduta da tempo una pianta che ha appoggiato il suo tronco in acqua. È stato messo un cartello di pericolo per evitare che qualcuno vi salga sopra e faccia un tuffo involontario, ma è giunto il momento di togliere quel tronco e di rendere la piccola riva finalmente fruibile (nei giorni scorsi c'era una famiglia che faceva un pic-nic e i bimbi non sapevano dove sedersi per mangiare un panino).
Per fortuna ci sono gli Amici del Parco e del Casino dei Boschi che, in maniera volontaria, svolgono un lavoro meritorio e si danno da fare come associazione per tenerli in vita e vengano rispettati.
Al di là dell'esito del concorso del Fai, mi auguro che ci possa presto essere unità d’intenti della famiglia Carrega e dell'Ente Parco e che questa condivisione possa restituire i Boschi e le sue strutture fatiscenti e pericolanti, private e pubbliche, allo splendore d'origine, perché urge un restauro, certo tanto costoso ma quantomai tempestivo, per preservare una risorsa comune dal punto di vista storico, culturale, architettonico e naturale.
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