Kate Bosworth, da Superman a Venezia: "E' strano essere una celebrità, io sono timida"
02 Settembre 2017, 04:18
Splendida nel ruolo di Lois Lane nel film “Superman Returns”. Provocante al fianco di Kevin Spacey e Jim Sturgess nella pellicola "21". Kate Bosworth è stata una delle stelle americane più brillanti che sono approdate alla settantaquattresima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Dopo Matt Damon, Robert Redford ed Ethan Hawke, in attesa di George Clooney, le luce del Festival hanno illuminato l'affascinante attrice americana, che è stata ospite della rassegna denominata "Miu Miu Women's Tales", realizzata in collaborazione con le Giornate degli Autori.
Da quattro anni vivi uno splendido rapporto d’amore con Michael Polish che è diventato anche tuo partner d’affari. “Mi sono innamorata di mio marito come persona e come artista. Abbiamo creato una società per avere un luogo dove poter ideare insieme: facciamo fotografie, scriviamo copioni, lavoriamo fianco a fianco facendo ciò che adoriamo”. Perché una casa di produzione? “Da attrice sono sottoposta a decisioni prese da altri. Talvolta sentivo dentro di me che non era la cosa giusta da dire o da fare sul set. Ma sono una professionista: chiudo la mia anima in un cassetto e accetto. È difficile fare un film oggi ed è ancora più difficile fare un buon film”. Qualche esempio? “Abbiamo voluto girare un lungometraggio sul traffico di donne legate al mondo del sesso. Ci sono tante piaghe in questo mondo. L'argomento di cui abbiamo voluto parlare è particolarmente forte. È stato un lavoro molto intenso, anche dal punto di vista umano. È stato un progetto interessante da realizzare”. Come sceglie un copione? “Ho sempre analizzato ogni singolo ruolo che mi veniva proposto. Ogni film per cui sono scelta, lo esamino con attenzione. Non è prioritario se si tratta di un ruolo da protagonista, coprotagonista o altro. Lavoro nel cinema da vent'anni. È stato difficile ottenere le parti che ho avuto”. Che effetto le fa essere un’attrice osannata da tantissimi fans? “Quando ero giovane ho abbandonato il college, mi sono trasferita a Los Angeles da sola, facevo 5 audizioni al giorno. Mi è sempre sembrato strano essere considerata una celebrità. Tuttora non mi sento a mio agio sul red carpet. Ero e sono timida”. Qual è la conseguenza più particolare di essere un’attrice? “Troppo spesso noi donne siamo viste come un tutt'uno con i personaggi che interpretiamo. Non solo il pubblico ma anche i produttori si comportano in questo modo. Un esempio? In Blue Crush ho dovuto potenziare il mio fisico e imparare ad andare sul surf. Da allora mi hanno iniziato a proporre ruoli di eroine sportive. Ma io sono convinta di saper interpretare ruoli diversi”. A quando il passaggio dietro la cinepresa? “Sono impaurita dalla regia anche se mi sento attirata da questa nuova prova professionale. Serve una formazione, non ci si improvvisa in quel ruolo. Come attori comunichiamo emozioni al pubblico. È l'aspetto magico di questo lavoro. Ma ci sono tanti altri elementi che aiutano a realizzare tale magia. Vedo nel mio futuro questo ruolo anche se non so ancora dire quando”.