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Arriverà a settembre il Suv premium. Listino da 49.950 euro

CX-60, filosofia Mazda

Artigianalità giapponese, design raffinato, sistema ibrido

CX-60, filosofia Mazda

di Aldo Tagliaferro

15 Aprile 2022,19:48

Che CX-60 fosse un progetto decisivo per Mazda, era apparso evidente fin dall’unveiling dell’8 marzo. Decisivo e ambizioso, perché da un foglio di carta bianco la Casa giapponese ha creato un Suv che per design e tecnologia può aspirare realmente a quel livello «premium» di cui molti parlano invano.
Segni particolari? Una piattaforma inedita con motore longitudinale che permette una silhouette dinamica e sportiva con lo sbalzo anteriore ridotto, e linee guida che attingono alla tradizione dell’artigianalità giapponese e alle filosofie del lontano oriente che tendono alla perfezione e al benessere. Così il “Jinba Ittai”, l’essere tutt’uno fra auto e guidatore, si sublima in uno sport utility che visto e toccato dal vivo (aspettando il test prima dell’arrivo sul mercato previsto a settembre) non tradisce le attese. Il gomito dei finestrini e l’allungamento di cofano e passo rendono quasi felino CX-60 nonostante i 474 cm; all’interno la parola che meglio riassume l’atmosfera leegante è sobrietà: linee pulitissime, materiali di qualità assemblati in un equilibrio miracoloso, nulla a disturbare chi è al volante, che trova tutto a portata di mano ma non siede in un luna park digitale come sempre più spesso accade. Se volete capirne di più, indagate sui concetti giapponesi di Kaichou e Musubu.


Anche mild hybrid
Progettata “da chi ama la guida” per “chi ama la guida” - come dicono in Mazda - CX-60 serba gelosamente tanta ricerca, dalla piattaforma di che nasce a trazione posteriore (ma qui è integrale) al sistema ibrido plug-in che ne fa la Mazda più potente di sempre, 327 Cv e 500 Nm di coppia. Tranquilli: per una transizione che da noi si prevede tra le più lente del pianeta, entro qualche mese avremo anche le versioni mild hybrid diesel e benzina con motori puliti ed efficienti. Il nuovo colore rhodium white non è descrivibile a parole: effetto opaco, ma gioca con la luce in modo unico, regalando sulla fiancata e nel grintoso e generoso frontale suggestioni sportive ed eleganti al tempo stesso.
Poi quale versione scegliere sta all’indole: dopo Prime Line ed Exclusive, al top chi predilige il comfort sceglierà Takumi, chi opta per la dinamicità invece Homura.
Sul fronte plug-in la ricarica è in linea con la concorrenza, dunque non ancora un fulmine, la batteria ha una capacità di 17,8 kWh e l’autonomia in elettrico è di 63 km (68 in città). Detto del cambio automatico a 8 rapporti (niente manuale) CX-60 può anche vantarsi di trainare 2.5 tonnellate con una pendenza del 12%.
Ma la novità che più ci ha impressionato è il riconoscimento automatico del guidatore (optional su Takumi): basta sedersi e CX-60 in base ai nostri occhi e altezza sistema nel modo ottimale il sedile, gli specchietti e l’head-up display. Si memorizzano fino a sei profili diversi. Forse è l’anticamera del Grande fratello in auto (ma tanto ci sono già gli smartphone…) però alza l’asticella del comfort in modo deciso. Tedeschi, siete avvertiti…


Alla cassa
A proposito di tedeschi: dove Mazda cala l’asso nel confronto con le premium per antonomasia è quando si legge il listino. L’attacco a 49.950 euro e una forbice fra allestimenti e pack (4, componibili) che si spinge a 63.800 danno a CX-60 un discreto vantaggio che resiste peraltro anche agli attacchi «dal basso» sia europei che giapponesi.
Passiamo allora alla cassa: per il pre-lancio fino al 31 agosto l’offerta sulla versione Exclusive (inclusi i pack Convenience e Sound oltre a tre anni di manutenzione) è di 399 euro al mese Iva inclusa (Advantage e Leasing) o 459 euro (Rent).

Aldo Tagliaferro

© Riproduzione riservata

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