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Lamborghini Countach, il mito

Un mix di classico e moderno. Con un pizzico di ibrido

Countach, il mito

di Lorenzo Centenari

01 Agosto 2022,12:02

Può un intercalare regionale entrare nei vocabolari di ogni lingua, tornare di moda dopo oltre trent’anni di disuso e, soprattutto, dare il nome a un’auto (e a quale auto)? «Countach!», come un’ossessione quell’esclamazione piemontese per esprimere stupore, come per magia è di nuovo in bocca a tutti. Per magia, ma anche per merito dell’intuizione Lamborghini, tramite l’operazione Countach LPi 800-4, di mixare classico e moderno, il 12 cilindri e l’ibrido, cultura contadina (quella della quale era orgoglioso interprete il signor Ferruccio) e artigianato sopraffino.

Un giorno (forse, un pelo dopo le automobili per tutti), anche le supercar saluteranno motori a benzina plurifrazionati e polisinfonici, per adeguarsi al nuovo corso dell’elettrificazione spinta. Già, un giorno. Se si eccettua per i brand elettrici «nativi» (vedi Tesla, Rimac), la sigla alfanumerica che eleva una sportiva al rango di sportiva ultraesclusiva è ancora oggi la sigla «V12», possibilmente accanto a una targa emiliana. D’altra parte, troppo ricco è il patrimonio di supersportive nate in Motor Valley dagli anni Cinquanta in poi, per muovere verso l’elettrico senza alcun sentimento di rimorso. E così la Countach del Terzo Millennio, a quell’orchestra di bielle pistoni che è di casa pure sotto il cofano di Aventador (il noto 6,2 litri V12 da 780 Cv), di rinunciarvi non ci pensa proprio.

 

Al massimo, alla trasmissione associa un piccolo motore elettrico (vedi Lambo Sian) che aggiunge brio (34 Cv) e riduce le emissioni, senza rubare la scena all’attore protagonista. Anche il Toro, entro il 2028, scodellerà la prima full electric e sarà un momento storico: ecco perché Countach «remake» conviene tenersela stretta.

La world premiere risale a un anno fa alla Monterey Car Week, ma le consegne sono in corso solo dalle scorse settimane. Capiterà mai di vederne una dallo specchietto retrovisore? Improbabile, di esemplari a Sant’Agata Bolognese ne costruiranno solo 112 e un diamante da 2.240.000 euro, detti anche 2,24 milioni di euro, di uscite in strada aperta se ne concederà poche. Emozioniamoci allora coi numeri: 814 Cv di potenza, 755 Nm di coppia, accelerazione 0-100 km/h in 2,8 secondi, 355 km/h di velocità massima. Per il mini-motore elettrico (che trasmette moto all’asse anteriore), nessuna batteria: al suo posto, un set di ancor più compatti supercapacitori. Tecnologia elettrica ma ancor di più meccanica: il telaio in fibra di carbonio e i cerchi in titanio permettono di contenere il peso in 1.595 kg, niente male per un «cuneo» lungo 4 metri e 87 e largo 2 metri e 10 (ma alto appena 1 metro e 14).

Il design? Un tripudio di citazioni, dai fari supersottili (non più a scomparsa, peccato) come su Countach LP 500 al tettuccio dal taglio «a periscopio» della LP 400, passando per i quattro scarichi e i gruppi ottici di coda a esagono della 5000 Quattrovalvole. Manca l’alettone posteriore, che dopotutto sulla originale era soltanto ornamentale. Sali all’interno e la narrazione torna al presente: cockpit virtuale, display touch a centro plancia, più nessuna griglia per guidare i movimenti della classica leva del cambio, che qui è automatico a 7 rapporti. Nuova Countach, un sussulto e un messaggio velato: le supercar digitali del domani non conosceranno mai tanta carica erotica.

© Riproduzione riservata

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