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Gruppo Renault

Viaggio a Dieppe, la storica fabbrica di Alpine che guarda al futuro

Dieppe, la storica fabbrica di Alpine guarda al futuro

13 Giugno 2025, 11:42

Il mondo dell'automotive oggi è diventato un business maledettamente complicato, ma la sua storia è stata costruita (anche) sulla passione e sulle sfide. Come quella di Jean Rédélé, classe 1922, piccolo imprenditore della Normandia, concessionario Renault nel dopoguerra e pilota. La vittoria al Criterium des Alpes nel 1954 gli suggerì il nome per l'azienda che fondò l'anno successivo, Alpine, destinata a diventare una leggenda nel mondo delle corse, realizzando vetture piccole e leggere.
Ai trofei non seguì però la fortuna imprenditoriale: già nei primi anni '70 Rédélé fu costretto a cedere l'attività a Renault. Lo stabilimento di Dieppe era stato aperto nel 1969 e vetture a marchio Alpine furono prodotte fino al 1995. nel 2012 Renault annunciò la rinascita del brand, nel 2017 iniziò la produzione della A110, la piccola sportiva che ha riportato in vita la Casa, nel 2022 lo stabilimento ristrutturato è stato intitolato a Rédélé (morto nel 2007) e in queste settimane a Dieppe a fianco delle due posti con motore endotermico ormai quasi a fine ciclo nelle linee di montaggio di Dieppe cominciano a uscire le A390, la sportiva fastback elettrica che segna l'ingresso di Alpine in un segmento superiore, pur se con caratteristiche spiccatamente sportive.

Oggi a Dieppe lavorano 377 persone (a cui si affiancano 120 stagionali) facendo dello stabilimento modernizzato ma dal sapore ancora antico la prima realtà industriale di Dieppe, superiore perfino a Nestlè. Al momento vengono prodotte apena 11 vetture al giorno con la cura quasi artigianale delle officine di un tempo. Dal 1969 sono uscite da questa fabbrica510mila vetture e la produzione dello scorso anno ha superato quota 4400.
Oggi l'impianto è modernizzato, ha un'impronta carbonica molto ridotta e dialoga con le altre realà di Renault nel nord della Francia, Douai e Ruitz.

Quello che colpisce all'interno, oltre alla giovane età media dei dipendenti (43 anni, e una buona percentuale femminile, il 22%) è il basso livello di automazione: questa è una fabbrica votata alla personalizzazzione nella quale il ruolo umano è importantissimo. A partire dai livelli di controllo qualità, davvero alti, che sfruttano anche l'AI. Anche se - dicono con orgoglio - «alcuni controlli le macchine non li faranno mai, serve l'uomo». L'intelligenza artificiale lavora in modo integrato: 6 telecamere effettuano oltre 50 controlli visivi per veicolo e imparano con il tempo memorizzando tutto quello che fanno. Sono invece 90 i punti di controllo effettuati a mano, e in 38 minuti - sotto luci particolari che smascherano anche il più piccolo difetto di carrozzeria - ogni Alpine viene «vivisezionata».
Ora con un modello elettrico come A390 anche a Dieppe si stanno vivendo cambiamenti importanti che implicano forti investimenti in formazione: 10mila ore lo scorso anno con rotazioni continue tra i dipendenti. E il futuro sarà sempre più elettrico: anche la nuova A110 avrà la spina e tutte le Alpine - tranne la A290 che esce dalle linee di Douai insieme alla R5 - saranno prodotte qui.

All'esterno della fabbrica, a pochi metri dal mare, c'è anche un «mini track» per il primo test dinamico dellevetture: in un futuro ormai prossimo il rombo dei cilindri sarà destinato a sparire. Resterà il garrito dei gabbiani e il ricordo di Jean Rédélé e del suo sogno nato nel 1955.
 

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