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Via Bachelet, accoltellò il figlio: condannato a 6 anni

Via Bachelet, accoltellò il figlio: condannato a 6 anni

02 Dicembre 2020, 09:08

GEORGIA AZZALI

«Correte, ho ucciso mio figlio». Pochi istanti per confessare e riavvolgere in un lampo il dramma. Era stato lui ad affondare il coltello nella gamba del figlio. Ed è lui a chiamare i soccorsi, in quella notte tra il 24 e il 25 giugno scorso, dalla casa di via Bachelet. Un padre che si scaglia contro il figlio di 29 anni, dopo minuti interminabili di urla, insulti e accuse reciproche, con un coltellaccio di 28 centimetri che recide la vena poplitea del ragazzo, lo ferisce a un braccio e al volto. Colpi che fanno finire Giuseppe La Puma - 70 anni, origini siciliane - dietro le sbarre con l'accusa di tentato omicidio aggravato. E ieri è arrivata la condanna a 6 anni. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito di poter beneficiare dello sconto di un terzo, inoltre il giudice Alessandro Conti gli ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante.

In questi mesi il pensionato ha anche ritrovato la libertà, pur dovendo rispettare il divieto di avvicinamento nei confronti del figlio. Ma forse ci sono ancora fili da riannodare per riuscire a far finire quella sera in un angolo remoto della memoria. Il ragazzo ha dovuto affrontare un intervento d'urgenza, e subito le sue condizioni avevano creato grande preoccupazione.

Lui, il padre e la madre: i protagonisti di una serata che è diventata un dramma familiare. Altre volte in quella casa si erano alzate urla di litigi e confronti troppo accesi tra padre e figlio, poi gli animi si erano placati. E spesso toccava alla madre cercare di far abbassare i toni. Ma quella sera aveva dovuto tirare fuori tutta la fermezza e il coraggio che forse non pensava di avere: perché era stata lei a fermare il marito, a bloccare quella rabbia che era diventata violenza brutale.

I motivi della lite tra padre e figlio? Futili, si legge nei verbali. Ma spesso i futili motivi nascondono rancori e dolori che hanno storie lunghe e complicate. Quel giorno gli screzi erano già cominciati a cena, e le parole ad alta voce si erano ben presto trasformate in insulti. «Mio marito è un tipo sanguigno, ha reazioni forti», aveva detto la donna subito dopo l'arrivo della polizia. Lui che scaglia una sedia contro il figlio. E il ragazzo che poi si sarebbe messo a picchiare i pugni su una porta poi finita quasi a pezzi.

Sono gli attimi che segnano il confine tra la lite violenta e l'inizio del dramma. Perché a un certo punto il padre sfila il coltello da un cassetto e trafigge il ragazzo. È il fendente nella parte interna del ginocchio che manda ko il giovane. Un colpo pericolosissimo. Sferrato da chi subito dopo si attacca al telefono temendo di essere già sceso all'inferno.

 

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