la storia
Rientro a Parma per Fatemeh Sakhtemani, il loro bimbo di 18 mesi e il compagno Salvatore Politi. La donna, architetta iraniana che da anni vive nella nostra città era andata a far vedere il piccolo ai nonni a Teheran dove, nei giorni scorsi sono iniziati i bombardamenti israeliani. Da lì la fuga in Azerbaigian, dove li ha raggiunti il marito, ginecologo parmigiano e, in mattinata, l’arrivo all’aeroporto di Malpensa a Milano poi il ritorno a casa.
«C'è paura - ha raccontato Fatemeh Sakhtemani ai microfoni della Tgr Emilia-Romagna nello scalo milanese - molto paura. Non sono riuscita a contattare i miei genitori è tutto bloccato, purtroppo. Adesso troverò un modo di poter contattare loro, prima di tutto. Gli iraniani rimangono: siamo forti e superiamo anche questa».
Alla luce degli sviluppi del conflitto, ha detto alla Tgr, Salvatore Politi, «siamo partiti giusto in tempo. Non pensavo di trovarmi in questa situazione: sono un semplice cittadino. Non dormiamo da tanti giorni: grazie a tutti, ai politici parmigiani, emiliani, alla Farnesina, al personale delle ambasciata di Teheran e di Baku e, soprattutto, ai tanti funzionari di cui noi non conosciamo nomi e facce ma che sono stati di grande aiuto». La gioia di essere tornata ma la paura e il rumore di quei missili ancora addosso. «Sono felice ma sono anche preoccupata. Le prime notti abbiamo sentito tutto. Poi abbiamo lasciato Teheran. E fuori città, a casa, l’ultima notte è stata davvero paurosa», sono le parole, al Tg2, di Fatemeh Sakhtemani, l’architetta 36enne iraniana, che aveva portato il figlio di 18 mesi in Iran a conoscere i nonni per poi ritrovarsi bloccata, sotto le bombe israeliane, appena rientrata in Italia. Fatemeh è una dei 24 italiani fuggiti dall’Iran, attraverso l'Azerbaigian, arrivati da Baku a Malpensa oggi.
«L'ultima bomba che ho sentito? Quella all’ambasciata, mentre aspettavo il pullman»,dice Oltre quel suono che rimane in testa e nell’orecchie, per Fatemeh c'è la paura per chi è rimasto lì: «Non sono riuscita a contattare i miei genitori. È tutto bloccato purtroppo, adesso troverò un modo. Ho molto a paura», afferma riabbracciando il suo bimbo. «Il mio è stato un grido di appello di un padre disperato e impotente», ha affermato Salvatore Politi, compagno di Fatemeh, ginecologo 42enne di Parma, che da subito aveva lanciato un appello per far sì che rientrassero lei e il piccolo, arrivato ieri Baku per riabbracciarli . «Ringrazio l’ambasciata. E tutti i ragazzi in viaggio con noi. Sono grata», afferma la donna.
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