Dopo la sentenza della Figc
Bullismo nello spogliatoio: in seguito alla decisione della Figc di comminare sei mesi di inibizione per presidente e allenatori dell'Arsenal Marore, più 3.000 euro di multa per episodi di bullismo in una squadra giovanile (sarebbe stato pesantemente molestato un giovanissimo calciatore) la società, in un lungo comunicato, racconta la sua versione dei fatti.
<Avendo ricevuto segnalazione circa i suddetti fatti, la società ha avviato una indagine interna e provveduto a segnalarne la denuncia al competente ufficio nazionale Figc, il quale, anziché coadiuvare e sostenere le attività volte ad appurare il reale svolgimento dei fatti, si è limitata a “passare le carte” alla Procura federale che, esaurite le attività di indagine, ha formulato vari capi di incolpazione nei confronti della nostra società e dei Dirigenti coinvolti.
Poiché i capi di incolpazione erano molteplici, ed alcuni di essi riguardavano aspetti formali che nulla avevano a vedere con i presunti episodi di bullismo denunciati, la Società Arsenal ha vagliato la possibilità di pervenire ad un accordo con la Federazione per la applicazione di sanzioni prima del deferimento, volgarmente detto “patteggiamento”, poi effettivamente concretizzatosi nella applicazione delle sanzioni portate dal noto comunicato.
Preme sottolineare che l’avvenuto patteggiamento esclude in sé che siano avvenuti i denunciati episodi di bullismo, in quanto l’art. 126, comma 7, del Codice di Giustizia Figc impedisce il patteggiamento “per gli episodi di abusi” e “per episodi di prevaricazione”. Pertanto, con l’accettazione del patteggiamento, la Federazione ha di fatto escluso la fondatezza degli episodi di bullismo oggetto dell’originaria denuncia.
Il tutto trova corrispondenza sia nell’indagine interna, che ha escluso l’accertamento degli stessi fatti, sia, soprattutto, negli atti di indagine svolti dalla procura federale, la cui lettura consente agevolmente di escludere, allo stato, che siano avvenuti episodi di bullismo e/o prevaricazione.
Siamo costretti a rilevare che la presunta vittima è un minore affetto da problematiche certificate, il cui contenuto non teniamo ed evidenziare nel rispetto e tutela dello stesso minore.
Preme, anche sottolineare, che in occasione dei fatti, i minori erano tutti regolarmente sottoposti alla vigilanza dei dirigenti a ciò incaricati>. <In conclusione - prosegue ancora il comunicato - non vi è stata alcuna condanna né tantomeno alcun accertamento giudiziale, né in sede sportiva e né in sede ordinaria, dal momento che vi sarà verosimilmente un “processo sportivo” che ancora deve iniziare e in cui non siamo ad alcun titolo coinvolti. Teniamo nuovamente, a ribadire, che il
patteggiamento concordato dalla Società Arsenal verte su svariati capi di incolpazione e non costituisce accertamento né amissione di alcuna condotta, trattandosi di una fase pre-procedimentale priva di qualsiasi funzione e/o valore accertativo.
Ciò su cui si dovrebbero concentrare gli strali di chi oggi si “straccia le vesti” su qualcosa che non esiste, riteniamo debba essere, invece, il fatto che il Comunicato federale non si faccia scrupolo di pubblicare il nome
di un minore accusato di un episodio, con grave e definitiva compromissione a suo carico, senza che vi sia alcun accertamento in ordine allo stesso.
Ciò che ci aspetteremmo, al contrario, è la solidarietà da parte di tutti i nostri colleghi e “concorrenti”, ai quali, vista la complessa e pesante normativa recentemente approvata a carico delle società sportive dilettantistiche (leggi: “Safeguarding”) e la assenza di adeguato supporto federale, auguriamo di mai trovarsi una situazione come la nostra. Non siamo né magistrati e né poliziotti su cui poter scaricare responsabilità che non possono certo competere a coloro che, tra mille difficoltà, cercano semplicemente di fare calcio>, conclude il comunicato.
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