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Maledetta primavera, per le allergie nuove terapie

Il riscaldamento globale allunga la stagione dei pollini

Maledetta primavera

di Pietro Ferrari

05 Giugno 2024, 09:46

Recenti dati elaborati dall'Organizzazione mondiale della sanità ipotizzano che entro il 2050 il 50% della popolazione mondiale sarà affetta da almeno una patologia allergica. Le allergie rappresentano oggi la quarta causa più frequente di malattia cronica.

Quali sono le novità terapeutiche?

«Per combattere questo problema, l’immunoterapia specifica e la terapia biologica si sono rivelati delle importanti armi - spiega Erminia Ridolo, responsabile dell'Ambulatorio di allergologia ed immunologia dell'ospedale Maggiore e direttrice della Scuola di specializzazione allergologia e immunologia clinica dell’ateneo cittadino - Queste pratiche si traducono in un miglioramento della qualità della vita, nonché nella razionalizzazione della spesa sanitaria necessaria alla gestione di questa tipologia di pazienti. Le allergie sono un grosso peso per i pazienti. I soggetti colpiti devono riuscire, nonostante la patologia, a non intaccare la loro resa scolastico-lavorativa. La terapia deve essere idonea, ovvero capace di non disturbare le prestazioni dei pazienti».

In cosa consiste l'immunoterapia specifica?

«Con l’immunoterapia specifica si somministrano al paziente dosi incrementali dell’allergene a cui è sensibilizzato fino alla dose di mantenimento, ripetuta ad intervalli regolari per un periodo di circa 4-5 anni. Questa terapia permette di rimodulare il sistema immunitario raggiungendo la tolleranza dell’allergene. Si raggiungono così due obiettivi fondamentali: riduzione dei sintomi e riduzione del consumo di farmaci. Questo se si parla di allergie respiratorie, ma viene utilizzata anche per l’allergia al veleno di imenotteri ed ultimamente è proposta nell’allergia alimentare per quanto riguarda i bambini».

E la terapia biologica?

«La terapia biologica utilizza anticorpi monoclonali che interferiscono con il network infiammatorio T2, ovvero ciò che sta alla base delle allergie. Sono: anticorpi anti IgE (omalizumab), anti IL 5 (mepolizumab), anti IL 4-13 (dupilumab), anti TSLP ( Tezepelumab). Ogni medicinale appena elencato ha ovviamente il proprio nome commerciale. Sono utilizzati prevalentemente in asma, ma anche in dermatite atopica, poliposi nasale e per combattere l’orticaria».

C'è un’ipotesi genica sull’incremento delle allergie?

«L’essere umano rimodula il proprio sistema immunitario, subito dopo la nascita, con l’ambiente. Oggi abbiamo sempre meno contatti con batteri e virus. Lo stile di vita occidentale ha fatto sì che il nostro sistema immunitario si predisponga verso una modalità che porta allo sviluppo dell'allergia in soggetti predisposti geneticamente».

Anche l'ambiente ha un impatto sulle allergie?

«Gli inquinanti dell’aria, la qualità dell’acqua, il fumo materno, le sostanze contenute nei detergenti per il corpo e in quelli per la casa. Tutti questi fattori sono stati chiamati in causa come portatori di una rimodulazione del nostro sistema immunitario. Poi abbiamo gli eventi climatici associati al riscaldamento globale che, assieme all’aumento della CO2, aumenta il numero di precipitazioni, con piogge intense e violente. Questo ha un impatto anche sulle regole della stagione pollinica, che viene anticipata e in tanti casi protratta. Abbiamo dunque più pollini. Con una stagione pollinica più lunga, i pollini avvertono le bolle di calore. Questo porta a variazioni anche nella vita dei pazienti. Con i temporali, ad esempio, il polline si divide in tanti piccoli frammenti che, se inalati, possono causare delle crisi d’asma improvvise».

Come stanno cambiando le allergie agroalimentari?

«Utilizziamo alimenti che prima usavamo molto poco, tipo il sesamo, per citarne uno, o le proteine contenute negli insetti, che possono essere presenti in alcune farine. Un dato che ha portato cambiamenti anche nel mondo dell’allergia alimentare, aprendo a nuovi orizzonti, da tenere in considerazione. Recentemente a Parma si è tenuto l’importante convegno “EmiliAllergy Meeting” che ha presentato i progressi diagnostico terapeutici. La giornata è stata anche l’occasione per discutere delle recenti linee guida delle principali società scientifiche».

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