Salute
Le microplastiche rappresentano oggi una nuova grave minaccia per la salute. Sono state rinvenute ormai in ogni organo dell’organismo umano, anche nel sangue, nel cervello e in altri organi vitali.
Queste sostanze rappresentano un nemico invisibile in grado di causare potenziali danni a cellule e Dna, sebbene gli effetti completi sull'uomo siano ancora in fase di studio. Sono presenti nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo, negli alimenti che consumiamo quotidianamente e proprio la loro invisibilità le rende così diffuse e insidiose, tanto che un recente lavoro scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista “New England Journal of Medicine” ha confermato la presenza di microplastiche perfino nel 50% delle placche carotidee, associandole ad un rischio quasi cinque volte maggiore di infarto, ictus o morte nei tre anni successivi.
Quando negli anni ’50 la plastica ha cominciato a diffondersi in modo massivo entrando nelle case, negli arredi, negli imballaggi e nei contenitori, negli utensili, negli elettrodomestici, nei vestiti e in pratica in ogni ambito della vita quotidiana, nessuno poteva immaginare la “catastrofe” ambientale che a distanza di qualche decennio avrebbe provocato che rappresenta uno dei problemi più drammatici del nostro tempo.
La plastica ha ormai invaso i fiumi, gli oceani e l’ambiente marino, ma non è solo da qui che avviene la contaminazione umana: le microplastiche sono ovunque intorno a noi e si stima che ogni anno ogni persona ingerisca una quantità di microplastiche pari al volume di una carta di credito che si liberano dai tessuti sintetici durante il lavaggio, da alcune creme e cosmetici, dalle pellicole per alimenti, dagli utensili di cucina, dalle stoviglie di plastica, dai pneumatici delle macchine.
Microplastiche vengono ingerite anche con i cibi coltivati in luoghi contaminati, bevendo acque o bibite in bottiglie di plastica o inalate quando nelle auto o nelle abitazioni vengono dispersi nell’aria piccoli frammenti di arredi vernici o moquette che, arrivando nei polmoni, causano problemi respiratori e aggravano condizioni come asma e bronchite.
Le microplastiche sono particolarmente insidiose anche per la loro capacità di accumulare sostanze tossiche come pesticidi e metalli pesanti, inquinano l’ambiente e trovano la loro strada nella catena alimentare, rappresentando una minaccia alla salute e provocando danni a tutti gli organi e apparati, causando disturbi gastrointestinali e del microbiota, problemi riproduttivi, effetti cancerogeni, problemi neurologici e cardio-vascolari.
La Società italiana di medicina interna (Simi) ha proposto dieci azioni pratiche che tutti possono adottare per proteggere sé stessi e l’ambiente dalle microplastiche, facendo guadagnare in salute chi vive oggi e le generazioni future.
La prima riguarda la riduzione della plastica monouso optando per alternative riutilizzabili come bottiglie/borracce termiche in acciaio inossidabile, contenitori di vetro e borse della spesa in tessuto.
Per quanto riguarda gli abiti, meglio scegliere fibre naturali come cotone, lana, e canapa, rispetto a materiali sintetici come poliestere, poliammide, polipropilene e nylon che rilasciano microplastiche durante la produzione e il lavaggio. Nelle lavatrici è anche possibile installare filtri in grado di catturare le microplastiche rilasciate dai tessuti durante i cicli di lavaggio, impedendo loro di entrare nel sistema idrico.
Sebbene dal 2020 siano vietati i microgranuli in poliuretano che erano presenti in esfolianti, dentifrici e creme da barba, vanno identificati ed evitati i prodotti cosmetici contenenti microplastiche, controllando le etichette per assicurarsi che non contengano PE (polietilene), PMMA (polimetil metacrilato), PET (polietilene tereftalato) e PP (polipropilene).
È anche consigliabile bere acqua solo da bottiglie in vetro e non in plastica e dotarsi di un sistema di filtrazione dell’acqua di alta qualità per rimuovere le microplastiche e altri contaminanti dall’acqua di rubinetto e ridurre al minimo l’acquisto di cibi confezionati in imballaggi e contenitori di plastica, optando per alternative in vetro, silicone o sacchetti di carta.
Anche in frigorifero, ridurre o eliminare l’uso di contenitori di plastica e pellicole. Per quanto riguarda il cibo è opportuno mangiare alimenti freschi e integrali anziché prodotti processati e confezionati che potrebbero contenere livelli più alti di contaminazione da microplastica per imballaggi e modalità di lavorazione e consumare pesce proveniente da fonti sostenibili, riducendo così la probabilità di consumare pesce e frutti di mare contaminati da microplastiche.
Un ultimo consiglio sullo smaltimento dei rifiuti: fare correttamente la differenziata e mettere la plastica nei contenitori designati evitando così che, disperdendosi nell'ambiente, contamini acqua e alimenti.

Gianfranco Beltrami
Vice Presidente Federazione medico sportiva italiana, direttore scientifico Terme di Monticelli.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata