SCUOLA
La maturità 2026 si avvicina. “Ragazzi, è il conto alla rovescia”. Perché da oggi i 100 giorni non sono solo un rito scaramantico: sono un timer che corre verso la prima prova di giovedì 18 giugno 2026 alle 8:30 e la seconda di venerdì 19 giugno. Due date che ridisegnano le abitudini dell’estate e fissano l’orizzonte di ogni maturando.
Il “mach pi 100” — lo si trova sui muri, sulle magliette, oggi soprattutto sui social — nasce da una tradizione goliardica che rimanda all’ambiente militare ottocentesco e continua a resistere, reinventandosi ogni anno. È la scaramanzia che si fa linguaggio comune, un modo di dirsi: “Manca poco, teniamo il passo”.
L’esame di Stato 2026 non è una rivoluzione ma un assestamento importante: conferma la struttura a due scritti più colloquio, aggiorna alcuni ingranaggi, rende più esplicite alcune scelte e mette a disposizione strumenti digitali ufficiali per verificare cosa si affronterà all’orale e alla seconda prova. Soprattutto, dopo la riforma approvata nell’autunno 2025, si consolida l’idea di un esame che faccia valutazione e, insieme, orientamento.
La novità più attesa ogni anno è sempre la stessa: quali saranno le discipline caratterizzanti oggetto della seconda prova? Per il 2026 il ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha pubblicato le scelte indirizzo per indirizzo, con un motore di ricerca dedicato su Piattaforma Unica. Ecco il quadro, con gli esempi più rilevanti tra i licei:
Attenzione a un dettaglio che ha generato qualche incertezza tra gli studenti: per il Classico nel 2026 la traccia verte su Latino, non su Greco. Controllare sempre il riferimento ufficiale della propria scuola o il motore ministeriale evita fraintendimenti.
La prima prova mantiene l’impianto tradizionale, con più flessibilità nella costruzione delle tracce e un’enfasi esplicita sulla capacità argomentativa e sulla qualità della stesura. L’indicazione che arriva dal MIM e dalla documentazione di accompagnamento è di puntare su criteri di valutazione più chiari, pubblici e comparabili, così da dare trasparenza al giudizio. L’ordinanza annuale di marzo è, come sempre, il perno regolativo: definisce tempi, griglie, consegne e cornici di valutazione. Per il 2026 si attende la conferma puntuale delle griglie nazionali aggiornate; le anticipazioni convergono su indicatori più espliciti per coerenza, correttezza linguistica, uso delle fonti e originalità dell’argomentazione.
Cosa significa, concretamente, per chi scrive?
Resta una prova nazionale, comune a tutti gli studenti del medesimo indirizzo; tuttavia, l’architettura 2026 consente di tenere traccia — nel lavoro delle commissioni — di eventuali scostamenti tra le programmazioni ufficiali e il percorso realmente svolto in classe. È un tentativo di rendere la prova più “ancorata” ai curricoli effettivi, senza perdere l’uniformità nazionale. L’equilibrio non è scontato, ma è qui che la commissione gioca una parte delicata: accompagnare l’equità con la responsabilità di giudizi motivati.
Il colloquio 2026 punta a essere meno formalistico: non è più necessario partire da un “documento” esterno proposto dalla commissione; il focus si sposta sulle quattro discipline individuate per ciascun indirizzo e sulla capacità dello studente di costruire collegamenti significativi. Le indicazioni sul punteggio — massimo 20 punti — e sulla griglia nazionale restano, con un possibile affinamento degli indicatori che verrà esplicitato nell’Ordinanza. L’idea di fondo è premiare la maturazione globale, non una sequenza di mini-interrogazioni.
Suggerimento operativo: preparare una mappa dei “nodi” concettuali del proprio indirizzo (parole-chiave, autori, teorie, metodi), allenandosi a collegarli a casi, testi e problemi. Il colloquio 2026 chiede proprio questo: saper “tenere le fila” del proprio percorso.

Come ogni anno, l’Ordinanza Ministeriale che disciplina l’Esame viene pubblicata nel mese di marzo: è il testo che rende operative le regole, allega le griglie ufficiali e chiarisce gli aspetti procedurali (tempi, strumenti consentiti, modalità di correzione). Al momento in cui scriviamo, la scansione delle date è definita, le materie della seconda prova e le discipline del colloquio sono consultabili; per il resto è prudente monitorare canali ufficiali e bacheche scolastiche.
Pro tip: salvate tra i preferiti il motore di ricerca ministeriale delle materie e la pagina del vostro Ufficio scolastico regionale: sono le fonti più rapide e affidabili per gli aggiornamenti dell’ultima ora.
Non sono solo folklore. I “100 giorni” hanno una funzione psicologica precisa: trasformano l’ansia da attesa in pianificazione. Il rito — che si tratti di una gita al santuario, di una pizza di classe o della maglietta d’ordinanza — segna un patto: da oggi si lavora con metodo. La tradizione, nata lontano dai banchi e rientrata dalla porta principale nella cultura studentesca, è il “click” che autorizza a prendersi sul serio.
La percezione diffusa tra docenti e studenti è che il 2026 provi a ricucire due lembi: quello dell’uniformità nazionale delle prove e quello dell’aderenza ai percorsi reali di studio, soprattutto alla luce degli scostamenti accumulati negli anni recenti. La prima prova chiede una scrittura più matura, meno “da compito in classe”. La seconda ribadisce l’identità di ciascun indirizzo, mettendo al centro la padronanza della disciplina caratterizzante. Il colloquio tenta di ridurre la ritualità per valorizzare la maturazione complessiva. Non rivoluzioni, ma aggiustamenti che — se accompagnati da criteri di valutazione chiari e pubblici — possono restituire senso all’esame.
La maturità rimane un passaggio di responsabilità: non un rito di passaggio folkloristico, ma un esame che misura competenze, metodo, tenuta. Eppure non c’è nulla di male a tenere stretta una maglietta con scritto “mach pi 100”. È il promemoria che ogni studente si dà: mancano cento giorni per imparare qualcosa di più — su Dante, su una funzione, su un testo in francese — ma soprattutto su se stessi. Ed è proprio questo, al netto di sigle e decreti, l’esame che conta di più.
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