Praga. Di sera è bellissima, proprio come mi avevano detto. Non ho viaggiato molto da ragazza, e forse per questo mio marito ha deciso di portarmi qui. Siamo sposati da dieci anni ormai.
Scendo dalla macchina e inizio a dirigermi verso il ristorante. E' un edificio su più piani, bianco con grandi finestre a specchio. Non sono abituata a questo lusso. Mio marito è al mio fianco, mi ha convinto lui a venire. Indossa il suo nuovo abito di sartoria nero, semplice ed elegante. Io invece non credo di aver mai fatto così tanta fatica a trovare un vestito in vita mia. Anche il mio è nero, l’unica caratteristica che cercavo. Devo dire di non essere mai stata particolarmente portata per questo genere di cose.
Il cameriere all’ingresso ci chiede la prenotazione e ci accompagna al tavolo. Fiori sui tavoli e posate d’argento. Inizio a sfogliare il menù. Alzando lo sguardo noto il fiume illuminato dalle luci di piccole barche e dai lampioni sui ponti. La luce calda fa sembrare l’acqua un fiume d’oro che scorre lentamente. Dall’alto sembra tutto diverso, si vedono le coppie di innamorati che attaccano lucchetti sulla ringhiera del ponte, persone che passeggiano, forse una proposta di matrimonio, ma anche una coppia seduta sulla panchina in riva al fiume che litiga animatamente.
“Tutto bene?”, mi domanda sottovoce mio marito.
“Sì”. Non ho voglia di parlare, voglio solo guardare ancora un po’ fuori.
“Hai deciso cosa ordinare?”, la sua voce è gentile, come sempre.
“Sì”.
Appena mi giro verso di lui, noto un uomo alle sue spalle: sta mangiando da solo. Avrà circa trent’anni o poco più. Lo sguardo abbassato, fisso sul menù, che tiene appoggiato sul bordo del tavolo. Ispeziona attentamente ogni pagina, e quando ha finito la gira con un movimento lento.
“Avete deciso cosa prendere?” chiede la cameriera.
“Sì, come antipasto una tartare di tonno, e come secondo un filetto di sgombro al pistacchio”.
“Per me le capesante alla griglia”.
“Da bere?”.
“Chardonnay”.
La cameriera prende i menù e torna in cucina.
“E’ una bellissima serata, non trovi?”.
Non è una domanda, non vuole realmente che risponda, o almeno credo.L’uomo sta ancora sfogliando lentamente il menù, solo ora noto che porta la fede. Dove sarà la moglie? È strano mangiare da soli in un ristorante così romantico. Alla fine chiude il menu con un movimento rapido e chiama la cameriera. Indossa un abito nero e una camicia blu; sembra molto elegante, ma guardando con più attenzione, noto delle pieghe sugli orli dei pantaloni e delle macchie sulla giacca. Al posto delle scarpe eleganti indossa degli stivali neri rovinati sulle punte. I capelli sono scompigliati e sul volto si vede un accenno di barba. Nonostante ciò sembra così affascinante. Prende il telefono e si passa una mano fra i capelli tirandoli leggermente indietro.
Nel frattempo i piatti arrivano insieme al vino. Io e mio marito mangiamo in silenzio, lui guarda le persone passare sul ponte mentre io continuo a osservare quell'uomo. E' un silenzio assaporato di comune accordo, senza bisogno di spiegazioni. L'atmosfera è calma e tranquilla all'apparenza, ma la mia schiena è dritta e tesa e le gambe sotto il tavolo non stanno ferme. Fra un boccone e l'altro bevo un sorso di vino per cercare di placare la tensione. Nel frattempo anche a quell'uomo arriva il cibo, una bistecca di angus e tartufi e una bottiglia di vino: non vedo bene l’etichetta, ma credo sia Chianti.
Mangia lentamente e beve quasi tutta la bottiglia. Magari sta bevendo perché è teso come me.
All'improvviso un rumore metallico. Ho fatto cadere la forchetta. L'uomo alza lo sguardo e mi fissa, dritta negli occhi. Mio marito raccoglie la forchetta e chiama la cameriera per sostituirla. Io continuo a fissarlo. I suoi occhi sono scuri, sembra quasi che l'iride si sia fusa con la pupilla. Sono leggermente incavati, con un accenno di occhiaie. Il volto è inespressivo, ma le labbra si sono assottigliate e la mascella è serrata.
"Signora, la forchetta".
Abbasso lo sguardo sul piatto e resto così finché mio marito non mi dice che va in bagno.
All'improvviso l'uomo si alza di scatto e si dirige verso il posto lasciato da mio marito.
"È una bellissima serata", dice in perfetto italiano con una voce bassa e profonda.
"Sei sposato", gli rispondo senza pensare. Ci siamo osservati abbastanza da riconoscerci con uno sguardo.
"Sì, ma non credo che questo importi", dice continuando a guardarmi negli occhi, come se mi scavasse dentro.
"Per una sera ci siamo amati" e con queste parole si alza e si dirige verso la cassa per pagare. Esce.
Mio marito torna e lasciamo il ristorante. La macchina sta già aspettando fuori. Torniamo in hotel.
So con certezza che non rivedrò mai più quell'uomo. Sorrido tra me pensando che su una cosa ha ragione: per una sera, per una manciata di ore, ci siamo amati come non avevamo mai amato nessuno.