IL RACCONTO DELLA DOMENICA
Il racconto della domenica
«Taglia, coraggio!», disse la ragazza alla sua parrucchiera. «E se ti penti?». Fu la risposta titubante di Daniela che sapeva quanto Gemma tenesse a quella chioma corvina, lucente che le ammantellava le spalle. La parrucchiera si trovava in imbarazzo tuttavia si decise ad eseguire l'ordine della sua cliente. Sotto i colpi di taglio caddero sul pavimento decine di ciocche corpose di un capello quasi asiatico. Gemma sospirò come si fosse liberata da un peso.
Lui l'aveva presa per i capelli, per non lasciarla andare e quel ricordo era per lei un percorso trafittivo. Indimenticabile. La cosa a cui teneva di più, la sua splendida capigliatura era diventata fonte di una memoria dolorosa, uno strale acuminato. Dopotutto Chamuel era stato una parentesi che doveva prendere il largo. Sparire nel nulla. Come tutti i suoi effetti personali che Gemma aveva gettato via. Un bene per lei che ricominciava a togliere il fiato alle sue ansie.
Si era agli inizi di una primavera dai toni pastello come da tempo non si vedeva e Gemma pur con l'animo ammaccato, si accingeva a raccoglierne i benefici.
Gli occhi in questa stagione rilucevano di una brillantezza che l'inverno e i litigi con il suo ex ragazzo avevano appannato e il concerto degli uccelli tornati dai paesi radiosi d'ambra era piacevole. «Andiamo al cinema domani sera?»
«Certo, risposero Daniela e Lara».
In coda alla biglietteria si scambiarono commenti sul film pensando a dove andare dopo per mangiare qualcosa di appetitoso. Le sere di primavera oltre che a portare le note erbacee dei prati appena tosati, regalano la grande gioia del risveglio e così si sentiva Gemma: appagata e libera. Dopo la bella serata, la ragazza aveva raggiunto casa desiderosa di infilarsi sotto le coperte.
L'indomani avrebbe avuto una giornata di lavoro molto piena. L'una e trenta arrivò con un messaggio: «credo di averti vista al cinema o forse era una che ti somigliava?»
«Lasciami in pace» rispose in preda ad una grande eccitazione. Chamuel continuò con i messaggi: «con il cappello nero ed i capelli corti sei bellissima. Ti si notava da lontano tanto splendevi».
Gemma smise di rispondergli, si osservò gli occhi ombreggiati di grigio e si passò il latte detergente ma sapeva che lui non avrebbe mollato. La notte trascorse in uno stato di agitazione piuttosto sgradevole. Se da un lato si sentiva lusingata per essere ancora l'oggetto del desiderio di un ragazzo tanto ambito per la sua bellezza, dall'altro avvertiva il fiato corto, il respiro della paura. Lui era imprevedibile: difettoso nella percezione della realtà! Gli schiaffi che si era presa per aver osato arrabbiarsi quando lo aveva pizzicato in un separé con una biondina, le bruciavano tuttora in pieno viso. Anche il ricordo dei suoi polsi stretti in una morsa e illividiti a lungo quando si era ribellata alla sua pretesa di mantenere un rapporto anche con la sua precedente fiamma, era piuttosto nitido. E quella sera in cui ormai si erano lasciati! Lei se ne stava tranquilla in un pub a bere una birra con una amica e lui era entrato un po' alterato ed era dato giù di matto. Riaffiorarono le vacanze rovinate, più di una volta a causa della rabbia che lui non sapeva gestire. Poi il sonno ebbe la meglio.
Gemma sentì un abbraccio caldo e dei baci al miele. «Senza di me tu non puoi stare» le sussurrava Chamuel mentre le accarezzava il viso. «Tu ami solo me. Hai amato e amerai solo me».
«Questo non si può negare», si disse. Rivisse il biondo del grano maturo dei suoi capelli al vento mentre scendevano da una pista innevata, illuminati dal sole alpino. Pennellava la pista con gli sci e lo vedeva ridere con un sorriso cinematografico mentre lei lo oltrepassava: era più veloce di lui! La scena del sogno cambiò e si ritrovò in un enorme campo di lavanda e il profumo intenso le ricordava le camicie di Chamuel perfette come solo sua madre sapeva renderle. E lui la prendeva per mano, morbido e innamorato.
Ma che era venuto in mente a sua madre di dargli un nome da angelo? Quel ragazzo era un demonio assetato di consensi e potere. Altro che l'angelo dell'amore come recita il suo nome. «Passiamo la domenica insieme? Ti porto al lago di Garda», insistette.
Si era svegliata piena di nostalgia e languore, maledetti sogni! E aveva risposto al suo ultimo messaggio. «D'accordo. A domenica». E si riaddormentò.
E' l'ultima volta che esco con lui. Lo giuro, si autoconvinse. La settimana volò e Gemma non aveva detto ad anima viva che sarebbe uscita con Chamuel. I suoi glielo avrebbero impedito. Era già abbronzata ed il prendisole bianco le donava parecchio.
«Con chi esci?» Chiese la madre.
«Vado al lago con Alice», disse accendendo la tv in salotto.
Una speaker annunciava il ritrovamento di una certa Monica accoltellata dal suo ex in barca sul lago Maggiore. Un brivido le percorse la schiena e una vertigine amara l'atterrì. Si sentì tanto stupida ma quando il campanello suonò non rispose. Si chiuse in camera si tolse il prendisole e tornò a letto.
Chissà forse quella povera ragazza aveva voluto inviarle un segnale.
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