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Pillole di botanica di Mauro Carboni

La mimosa, simbolo della festa delle donne

Fiore di primavera simbolo di forza e energia

 Mimosa

La mimosa ha bisogno di esposizione al sole al riparo dal vento

di katia golini

08 Marzo 2026, 10:51

Chi non l’ha mai donata o ricevuta in dono il giorno dell’8 marzo? Sì è proprio lei, in gergo botanico si chiama Acacia dealbata, ma tutti noi la conosciamo più comunemente come mimosa. In realtà questa denominazione sarebbe un’imprecisione, perché con il termine mimosa si indicano altre piante, come la Mimosa pudica, pianta che se toccata chiude timidamente le foglie. Ma noi continueremo a chiamarla mimosa.

E’ un albero dalle foglie sempreverdi originario dell’Australia e della Tasmania, arrivata in Europa solo alla fine del '700. Da allora prospera quasi spontanea nelle zone a clima mite. Vicino a noi si trova molto diffusa in Toscana e Liguria. La capitale europea della mimosa è Mandelieu-la Napoule, in Costa Azzurra dove esiste il bosco di mimose più grande d’Europa e dove ogni anno si tiene la festa della mimosa.

In Italia è diventato il fiore simbolo della Festa della donna a partire dall’immediato dopoguerra, nel 1946, proprio in occasione dell’8 Marzo, Giornata internazionale della donna, su proposta di Rita Montagnana, moglie di Palmiro Togliatti, e Teresa Mattei, iscritte all'Unione donne italiane. La scelta ricadde su questa pianta per la sua fioritura precoce, i costi contenuti e la facile reperibilità.

Oggi più che mai, regalare una mimosa non è solo un gesto simbolico o una consuetudine, ma un’occasione per riflettere sul percorso ancora in atto verso la piena parità di genere. L’8 Marzo non celebra semplicemente «le donne», ma ricorda le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute nel tempo.

Nel linguaggio dei fiori è simbolo di libertà, autonomia, sensibilità, accoglimento e delicatezza. Il colore giallo evoca energia, forza.

Nel parmense fino a pochi anni fa non era possibile coltivarla perché non tollerante alle temperature rigide, ma oggi, a causa del cambiamento climatico, è possibile piantarla in giardino purché con qualche accortezza. Richiede, infatti, un’esposizione a pieno sole e riparata dal vento: una siepe o un muro possono essere protezioni adatte. Potrebbe essere necessario coprirla in caso di inverni molto rigidi. Il terreno meglio che sia neutro o acido, mentre è assolutamente da evitare il ristagno idrico.

Per chi non può coltivarla in giardino, la può tenere in vaso. Si deve scegliere un contenitore di dimensioni adeguate con buon drenaggio sul fondo e irrigazioni regolari durante la bella stagione, lasciando asciugare il terreno tra una innaffiatura e l’altra. Non dimentichiamoci, ogni tanto di concimarla.

La sua fioritura può estendersi da gennaio a marzo dove il clima è più caldo, in condizioni più fredde tarda a fiorire, ma i capolini gialli durano diversi giorni.

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