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ECONOMIA

I prezzi del gas e la transizione climatica

I prezzi del gas  e la transizione  climatica

di Augusto Schianchi

21 Febbraio 2022, 17:07

L'obiettivo per l’Unione Europea è quello di tagliare nel 2030 le emissioni del 55% rispetto al 1990. Il PNRR prevede per l’Italia un contributo europeo complessivo (grants più prestiti a tasso zero) di 235 miliardi di euro, di questi 70 miliardi (il 30%) sono destinati alla transizione ecologica. Il compito non appare affatto semplice. Secondo il Green Recovery Tracker si stima che solo il 16% del totale ricevuto dall’Italia contribuirà a ridurre il cambiamento climatico, la percentuale più bassa rispetto agli altri grandi paesi che ricevono il contributo. Finora il contributo più significativo è andato al bonus del 110% per le spese di ristrutturazione delle abitazioni. Alla fine, si prevede costerà circa 14 miliardi (alcune stime sfiorano il doppio), un quinto di tutti i progetti green. (Con uno scombussolamento del settore delle costruzioni). Ci sta, il nostro patrimonio abitativo è costituito da abitazioni vecchie, e ha senso un contribuito per aumentarne l’efficienza energetica. Ma le emissioni delle abitazioni rappresentano solo un quinto del totale, mentre l’industria contribuisce in misura ben maggiore.

Il piano del ministro Cingolani è “elettrificare tutto ciò che può essere elettrificato”. C’è il progetto di estendere l’alta velocità, per 13.2 miliardi di euro. Ma l’Italia ha il più alto rapporto tra auto possedute e numero di abitanti (superiore a Germania e Francia). Solo una persona su 10 va al lavoro utilizzando il trasporto pubblico. Sono previsti 7 miliardi per il rinnovo del parco mezzi di trasporto, a partire dei vecchi veicoli a diesel fortemente inquinanti.

Affinché l’Italia consegua l’obiettivo fissato al 2030 sono necessari 70 gigawatts di capacità di energia rinnovabile, 8 gigawatts all’anno. Oggi siamo al 10% di quell’obiettivo. Per conseguire questo risultato è necessaria una drastica semplificazione delle procedure burocratiche (un processo già avviato dal Governo). Questo non ha mancato di sollevare l’allarme per i rischi di corruzione ed eventuali infiltrazioni mafiose. Oltre alle giuste preoccupazioni per una adeguata protezione dell’ambiente, patrimonio fondamentale del nostro Paese. Per contro il ministro Cingolani ha sottolineato che “non si può dire no a tutto”.

Date queste premesse è arrivata la più grave crisi energetica che si ricordi, ben più grave di quella del 1973. C’è una scarsità fisica di metano, che ha portato ad un’esplosione del prezzo e come correlato quello dell’energia. I prezzi del metano sulla piattaforma PSV sono aumentati dai meno di 2 dollari/mil. Btu della metà del 2020 ai 35 dollari di metà dicembre. A novembre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità hanno raggiunto il massimo storico di 400 euro al megawattora. Il prezzo della CO2 nel mercato europeo è rimbalzato in un anno dai 28 dollari agli 80 dollari, con inevitabile impatto sui prezzi al consumo. Questi aumenti di prezzo si sono riversati a cascata verticalmente e trasversalmente su tutti i settori, con un’inflazione media europea al 5%. L’aumento dei prezzi dell’energia ha trascinato tutti gli altri prezzi, a partire dal delicatissimo settore del food. L’andamento dei prezzi è in continua evoluzione, e non sono esclusi ulteriori aumenti.

Tutti i settori industriali sono stati colpiti, tra i quali -di notevole interesse per la nostra regione- quello della ceramica, per la quale i costi dell’energia sono un quarto del totale, che rischia la sospensione della produzione. La BCE ha scritto con una vena di ottimismo che, pur riconoscendo la “ripresa vigorosa” dell’economie dell’eurozona, “nel breve periodo le strozzature del lato dell’offerta e l’incremento dei prezzi dell’energia rappresentano i principali rischi per il ritmo della ripresa”. La presidente Lagarde insiste nel prevedere per il 2023 un ritorno dell’inflazione al 2%.

Per l’Italia il rallentamento della ripresa a seguito dell’aumento dei prezzi dell’elettricità rischia di essere drammatico. Una copertura degli aumenti con nuovo disavanzo pubblico è impraticabile, per ragioni di equità generazionale (ognuno si dovrebbe pagare i costi che sopporta), e per la sostenibilità futura del debito pubblico, anche in vista di un non prorogabile aumento dei tassi d’interesse. Già oggi lo spread è risalito oltre quota 150. E’ certamente auspicabile un contributo pubblico alle fasce più deboli, ma per il resto dell’economia dev’essere rapidamente accelerato il processo di efficientamento energetico. Incluso un aumento dell’estrazioni delle risorse nazionali, disponibili ma finora inutilizzate per le ragioni ben note. Il ministro Cingolani ha affermato che il costo dell’energia rischia di mangiarsi le risorse del PNRR. A conferma dell’antico avvertimento della scienza economica, che “nessun pasto è gratis”.

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